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    Vivacchiare con Monti, male minore?

    Posted on domenica 30 settembre 2012

    Qualche giorno orsono Mario Monti ci ha informati che sarà disponibile a rimanere a Palazzo Chigi anche dopo le elezioni politi­che del 2013. Ed ha posto alcune condizioni: non mi candido, ma sono disponibile a fare il premier solo se dalle urne non dovesse uscire un risultato chiaro e non fosse possibile costi­tuire una maggioranza solida, in grado di so­stenere un governo duraturo. Fin qui la notizia.

    PD e PDL non hanno accolto bene la cosa, perché sia Bersani che Berlusconi – il primo più del secondo – sono  convinti di poter nuovamente tornare in auge, nonostante l’incapacità dimostrata e gli scandali dirompenti. Ma i leader senza casa (come Fini), quelli migranti (come Rutelli), quelli con molte case (come Casini), hanno visto nella disponibilità di Monti un’ancora di salvezza, l’unica possibilità per restare in gioco alla grande e non sparire al prossimo giro elettorale. Pure a Montezemolo ormai in fuorigioco non è parso vero, e vai tutti a lanciarsi in sperticati (esagerati) elogi al Professor Monti. «Serve una grande lista civica nazionale, una grande lista per l’Italia che chiami a raccolta le energie sane del paese senza personalismi» – così rilancia la proposta avanzata da Luca Cordero di Montezemolo sul Corriere della Sera il leader di Fli Gianfranco Fini alla convention «Mille per L’Italia». In platea, oltre ai mille esponenti della società civile, il plaudente leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini.

    “La disponibilità di Monti è un’ottima notizia” – aveva detto Montezemolo al Corriere della Sera. “La stagione delle riforme è appena iniziata. Mario Monti è riuscito a dare agli italiani l’idea che si possa voltare pagina, affrontando un momento drammatico della nostra storia. Adesso è necessario un passaggio elettorale per consolidare il lavoro svolto e andare oltre. Dobbiamo legittimare con il voto di milioni di italiani l’apertura di una stagione di ricostruzione nazionale, che sarà lunga e difficile”. Ed ancora: “Il progetto a cui è sempre stata interessata Italia Futura è contribuire al rinnovamento della politica nelle persone, nelle idee e nelle proposte. Per questo è necessario costruire una grande forza popolare, riformatrice e autenticamente liberale, che nasca dall’incontro tra società civile e politica responsabile e si ponga l’obiettivo di dare consenso elettorale al percorso avviato da Monti. Personalmente intendo impegnarmi perché questo progetto abbia successo, senza rivendicare alcun ruolo o leadership. La mia speranza e quella di molti cittadini è che il premier voglia continuare a guidare la fase che si aprirà dopo le elezioni, insieme a tanti altri italiani che dovranno abbandonare le tribune, impegnandosi in prima persona, senza nulla chiedere in cambio in termini di ruoli o ricompense”.

    Montezemolo, Casini e Fini sono quindi d’accordo: vogliamo il Monti bis, a prescindere.  La risposta di Pd e Pdl è piuttosto seccata. Alfano avverte che «se si vota la prossima primavera e se Monti non è candidato è difficile ipotizzare un Monti bis. Tecnicamente sarebbe inspiegabile». Bersani è ancor più diretto: «Basta scorciatoie e ricette italiche. La politica deve tornare ad essere credibile. Non significa che io voglio che Monti torni alla Bocconi ma in quella situazione ognuno darà il suo contributo». Sull’ipotesi Monti-bis interviene anche Squinzi: «Non credo che un presidente non candidato possa gestire la prossima legislatura, perché quella che abbiamo visto in questi mesi è un’esperienza di governo che onestamente ha palesato molte difficoltà», afferma in una intervista al Messaggero. Il presidente di Confindustria auspica che il prossimo sia un governo politico e che si faccia «subito» la riforma del titolo V della Costituzione dopo gli ultimi fatti che «dimostrano che è generalizzato un sistema che usa il denaro pubblico senza ritegno».

    Ma Confindustria a parte, è evidente che il fuoco di sbarramento di Pd e Pdl è debole. La situazione è confusa per entrambi gli schieramenti e non si scor­gono segnali di novità.  Pd e Pdl appaiono in disfacimento, Grillo incalza, le ali estreme degli schieramenti raccolgono consensi crescenti, la gente è incazzata con tutta la politica. Ecco perché la disponibilità del premier a re­stare dov’è è una mossa calcolata.  Monti prevede l’esito elettorale ed avverte i parti­ti. Sembra dire: assodato che siete degli incapaci e non vi sapete organizzare, che o siete corrotti o non sapete espellere i ladri, che non sapete rinnovarvi né tessere alleanze, la conseguenza è che non avrete voti a sufficienza per guida­re il Paese. Ed eccomi qua, sembra dire Monti: sarete condan­nati a dare vita a una grande coalizio­ne, l’Europa e le Banche lo chiedono, ed io sono qui.  I poteri forti mi vogliono, la Merkel pure, Obama mi ama ed io sono pronto a servirli ancora.

    Monti vince perché i partiti hanno perso. Ha più fiuto lui dei professionisti della poltrona alla Bersani e Casini. D’altronde, ragiona una parte del Pdl, meglio un boc­coniano amico della grande finanza che un ex comunista a capo di una coalizione ingovernabile che manderebbe lo spread a mille.

    Monti ovvero il male minore.

     

    MpL Comunicazione @ 17:55
    Filed under: News MpL

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