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    Ventuno economisti

    Posted on giovedì 10 aprile 2008

    Ventuno economisti brillanti, raccolti nella redazione del blog www.lavoce.info, invitano ad andare a votare. Il voto è l’unica arma, per quanto spuntata dalle vergognose liste bloccate, di cui dispongono i cittadini. E quindi esercitiamolo. Secondo i ventuno economisti, la legge elettorale è incivile. Ma ci sono almeno tre motivi per votare comunque. Le liste bloccate danno molte informazioni sulle vere priorità dei partiti e su come interpretano il rinnovamento della classe politica: dalle quote rosa eluse al ringiovanimento spesso solo di facciata, mentre nella nuova Camera ci saranno almeno dodici deputati già condannati. Secondo motivo: non è vero che i programmi dei due maggiori schieramenti sono uguali. L’unica cosa che hanno in comune è il fatto di essere libri dei sogni. Terzo motivo: sulla legge elettorale, non tutti i partiti vogliono davvero cambiarla.

     

    Il 13 e 14 aprile andremo a votare con una legge elettorale da paese incivile. Sembra fatta apposta per incoraggiare l’astensione al voto. Ci ha fatto assistere, prima, all’avvilente spettacolo di segretari di partito che contrattano con potenziali alleati e correnti interne sui nomi, oltre che sul numero, dei singoli deputati e senatori sicuri. Grazie a questa legge ignobile abbiamo poi potuto leggere sui giornali nomi e cognomi dei “nostri” eletti nelle varie circoscrizioni un mese prima del voto. Naturale chiedersi: ma perché andare a votare se tanto hanno già scelto loro?
    Eppure ci sono tre motivi per cui andremo a votare e invitiamo tutti voi a fare altrettanto.

    1. POSSIAMO SCEGLIERE LE PERSONE SCEGLIENDO I PARTITI

    Il primo motivo è che le liste fatte a tavolino sono, in realtà, molto informative circa le vere priorità dei partiti, cosa vogliono fare in Parlamento, e come interpretano il rinnovamento della classe politica. In queste settimane le abbiamo studiate a fondo. Ci siamo concentrati sulla Camera, dove è molto più facile prevedere i nomi degli eletti. Vi ricordiamo i fatti più rilevanti che abbiamo scoperto. Trovate molte altre informazioni nelle schede qui a fianco.
    Le quote rosa sono state eluse relegando le donne per lo più a posizioni in lista da cui non verranno sicuramente elette. Gli esempi peggiori sono quelli dell’Udc (solo due donne su trentaquattro probabili deputati), della Lega e dell’Italia dei Valori (una donna ogni sei deputati in entrambi i casi). Il Partito democratico è l’unico che farà aumentare in modo sensibile la quota di donne in Parlamento: perché è, assieme al Pdl, il partito che avrà una quota più alta di seggi e perché ha quasi un terzo di donne tra i probabili deputati contro meno del 20 per cento nel caso del Popolo delle Libertà .
    Il ringiovanimento è più di facciata che effettivo: anche i giovani sono per lo più relegati nelle posizioni di coda delle liste, in cui sono sicuri di non essere eletti (l’età media scende da 50 a 45 anni passando dai sicuri eletti ai sicuri non eletti). Solo quarantaquattro i probabili deputati con meno di 35 anni, di cui quasi la metà ex-parlamentari o funzionari di partito. La Sinistra Arcobaleno è il raggruppamento che contribuisce di meno al rinnovamento della classe politica: ben l’83 per cento dei suoi probabili eletti era già stato parlamentare nella XV Legislatura. Anche l’Udc rinnova poco: solo poco più del 30 per cento dei suoi probabili eletti non sedeva già nel Parlamento uscente. 
    Un livello più alto di istruzione è in genere associato a un minor tasso di assenteismo e a una maggiore produttività nell’attività parlamentare. I partiti che porteranno in parlamento meno laureati sono la Sinistra Arcobaleno e la Lega: solo sei su dieci contro circa tre su quattro in media per gli altri gruppi. I partiti sono molto specializzati nelle professioni. Quasi il 40 per cento dei deputati della Lega sono liberi professionisti. Nel Popolo delle Libertà e nell’Italia dei Valori un deputato su cinque è avvocato, la categoria, assieme ai medici, col tasso più alto di assenteismo. Nel Partito democratico e nella Sinistra Arcobaleno ci sono più docenti universitari o insegnanti (circa uno su cinque) e funzionari di partito (addirittura uno su quattro nella Sinistra Arcobaleno). L’Udc ha la più alta percentuale di dipendenti pubblici: il 13 per cento.
    Nella nuova Camera ci saranno con ogni probabilità dai dodici ai quattordici deputati che sono stati condannati, perlomeno in primo grado (senza che i gradi di giudizio successivi dei processi in corso li abbiano scagionati), per reati diversi: i più frequenti sono quelli contro il patrimonio, corruzione, favoreggiamento o associazione mafiosa. La concentrazione più alta di persone con precedenti penali è nell’Udc (quasi il 9 per cento degli eletti), seguita dalla Lega (7 per cento), dal Popolo delle Libertà (che porterà in Parlamento 3 deputati con condanne definitive e 1 deputato che ha scelto il patteggiamento), Sinistra Arcobaleno (quasi 2 per cento, come il Pdl) e Partito Democratico (0,6 per cento). L’unico partito ad aver rispettato l’impegno con gli elettori di non portare in parlamento persone con precedenti penali è l’Italia dei Valori.

    2. I PROGRAMMI NON SONO TUTTI UGUALI

    Non è vero che i programmi dei due maggiori schieramenti sono uguali. L’unica cosa che hanno in comune è il fatto di essere libri dei sogni.
    Quello del Pdl, ad esempio, propone di portare la pressione fiscale sotto il 40 per cento riducendo contemporaneamente il debito, senza tagliare la spesa pubblica, ma solo con interventi straordinari, una tantum, come la vendita del patrimonio pubblico. Quello del Pd ha anch’esso obiettivi ambiziosi di riduzione della pressione fiscale (un punto di aliquote Irpef in meno all’anno) e del debito pubblico (portato sotto il 90 per cento) e, per lo meno, ammette che dovranno essere necessariamente finanziati da riduzioni della spesa corrente. In entrambi i casi, il saldo non torna: le promesse costano molto di più dei finanziamenti indicati.
    Anche nei dettagli le differenze sono tutt’altro che secondarie. Ad esempio, se entrambi i programmi si propongono di ridurre il prelievo fiscale sul lavoro, quello del Pdl agisce di più nel senso di spingere chi lavora già a lavorare di più (con provvedimenti come la detassazione degli straordinari e il quoziente famigliare), mentre quello del Pd va più nella direzione di incoraggiare a lavorare chi oggi non lo fa .
    Più che i programmi contano comunque i risultati ottenuti durante le precedenti esperienze di Governo. Qui sotto riassumiamo i principali risultati in termini di gestione dei conti pubblici, crescita, investimenti, occupazione e distribuzione del reddito. A voi giudicare chi ha fatto meglio (o meno peggio).

     

     

     

     

    1997-2000

    2002-2005

    2007

    Tasso di crescita Pil reale (media annuale)

    2.2

    0.6

    1.5

    Investimenti fissi lordi (% Pil, variazione)

    1.3

    0.3

    -0.1

    Disuguaglianza nei redditi

    (Coefficiente di Gini, variazione)

    -1.3

    -0.2

    -0.8

    Tasso di povertà relativa (variazione)

    0.3

    -0.9

    0.0

    Tassi d’occupazione (variazione)

    1.3

    1.1

    0.3

    Tassi di disoccupazione (variazione)

    -1.1

    -1.4

    -0.7

    Debito pubblico (% Pil, variazione)

    -13.4

    -2.5

    -2.8

    Deficit pubblico (% Pil, variazione)

    -6.2

    1.1

    -1.5

    Avanzo primario (% Pil, variazione)

    0.1

    -2.7

    1.8

    Pressione fiscale (% Pil, variazione)

    0.0

    -0.7

    1.2

    Incassi da condono

    377 milioni

    (0.035% Pil)

    10.2 miliardi

    (0.76% Pil)

    0

    Spesa corrente primaria

    (% Pil, variazione)

    -0.8

    2.3

    -0.1

    Partite correnti (variazione)

    52.8 miliardi

    -16.9 miliardi

    11.0 miliardi

    Investimenti diretti esteri (variazione)

    64.2 miliardi

    39.5 miliardi

    55.8 miliardi (1)


    Note:
    I dati su disuguaglianza e povertà si riferiscono ai periodi 1998-2000, 2002-2004 e 2004-2006.
    Le variazioni sono 2000 su 1996, 2005 su 2001 e 2007 su 2006.
    (1)Stimato sulla Variazione I sem. 2007 -I sem. 2006.
    Fonte: ISTAT, BdI e Eurostat (elaboraizone dati Davide Baldi e Pietro Biroli)

    3. PENSIAMO AL REFERENDUM

    Sul dopo voto incombe comunque il referendum sulla legge elettorale. E per fortuna che c’è. Vuol dire che, scegliendo bene questa volta, possiamo sperare di non andare mai più a votare con questa ignobile legge elettorale. Alcuni partiti hanno indubbiamente più responsabilità di altri nell’averci consegnato le liste bloccate. E non tutti vogliono davvero cambiare la legge elettorale. Possiamo ricordarci anche di questo nel segreto dell’urna. A proposito, bene che sia un segreto davvero. Aspettiamo ancora che, in risposta al nostro appello, i candidati Casini e Santanchè dicano chiaramente che non vogliono i voti delle mafie e che non accetteranno il voto di scambio.

    Tito Boeri, Andrea Boitani, Massimo Bordignon, Agar Brugiavini, Daniele Checchi, Francesco Daveri, Daniela Del Boca, Marzio Galeotti, Pietro Garibaldi, Francesco Giavazzi, Maria Cecilia Guerra, Luigi Guiso, Tullio Jappelli, Marco Onado, Marco Pagano, Fausto Panunzi, Roberto Perotti, Giuseppe Pisauro, Michele Polo, Carlo Scarpa, Francesco Vella

    MpL Comunicazione @ 00:42
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