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    Una regione in ritardo

    Posted on giovedì 10 aprile 2008

    Una Regione in ritardo. Continuano le prese di posizione per la legge regionale sulla ricerca. Solo l’Abruzzo non promuove organicamente le Università e l’innovazione.

    Continuano gli appelli di Confindustria e delle Università, finanche dei consigli comunali delle città capoluogo di provincia. In tanti hanno  sollecitato l’approvazione, in tempi brevi, della attesa legge regionale sulla ricerca e sul trasferimento tecnologico.  Sarebbe a questo punto auspicabile che la Regione onorasse finalmente gli impegni assunti da lungo tempo nei confronti del sistema universitario regionale, mediante la promulgazione di una legge specifica che assicuri adeguato sostegno alla più importante risorsa della nostra regione: le Università ed i talenti.  In effetti, la Regione destina, ad oggi, alle università abruzzesi somme del tutto irrisorie. L’Abruzzo è  una delle poche regioni prive di una legislazione in materia, e non stupisce quindi che sia maglia nera,  insieme al Molise, anche per la spesa pubblica e privata in Ricerca&Sviluppo (R&S). Siamo dunque gli ultimi tra gli ultimi, perché anche l’Italia nel suo complesso spende in R&S molto meno dei partner europei: appena l’1,1% del Prodotto Interno Lordo (PIL),  contro il 2,2% di Francia e Germania ed il 4,7% di Finlandia e Svezia.

    L’Università abruzzese, ricca di cervelli e di facoltà di primissimo ordine, potrebbe invece avere un ruolo centrale nella creazione di un sistema di relazioni tra ricerca, formazione ed impresa che rappresenta uno dei fattori chiave di sviluppo locale (come ad es., l’Etna Valley di Catania). Le priorità della legge per la ricerca dovrebbero essere quelle di contribuire al consolidamento di una comunità regionale della conoscenza e dell’innovazione, costituita dai soggetti pubblici e privati che operano per trasformare la conoscenza in attività produttive per via dell’innovazione. In tal modo verrebbe a crearsi un circolo virtuoso, ad oggi  carente,  tra l’offerta di capitale umano e la domanda di un sistema produttivo che ne incoraggi la formazione. Il tessuto produttivo locale deve spostarsi verso una più elevata frontiera della tecnologia e produzioni a maggiore valore aggiunto. Altrimenti persisterebbe la situazione attuale: alla creazione di capitale umano, curata dall’Università, continuerebbe a corrispondere la fuga dei cervelli verso realtà più appetibili.  Finalità della legge dovrebbe pure essere quella di attrarre Investimenti Diretti Esteri (IDE). Non è un caso se l’Abruzzo è l’ultima regione in Italia anche per capacità di attrazione di IDE. Infatti, gli IDE vanno dove è elevata la dotazione di capitale umano ed a loro volta generano effetti positivi, sul territorio che li riceve, che vanno ben oltre la massa salariale e gli acquisti ai fornitori.

    Si tratta ora di passare dalle parole ai fatti: la nuova legge costituisce l’occasione immancabile per sostenere una delle più importanti risorse dell’Abruzzo, il sistema universitario, ma pure per aiutare la necessaria transizione della regione verso un’economia avanzata della conoscenza. Un appuntamento da non perdere soprattutto per lo sviluppo delle aree interne, dove occorre puntare su  produzioni di elevata qualità e sull’economia della conoscenza. L’esperienza di altri territori insegna che l’innovazione è l’elemento centrale di discontinuità rispetto al passato, capace di generare nuovo vantaggio competitivo e di conseguenza maggiore produttività e ricchezza.  E soprattutto occorre allargare l’area di accesso all’innovazione per tutti, per evitare nuovi divari tra chi sa e padroneggia i nuovi strumenti, e chi non sa e viene respinto verso le drammatiche povertà generate dall’analfabetismo tecnologico. Nella società dell’informazione non è giusto restare "esclusi", solo perché si abita a Tornimparte o Roccascalegna piuttosto che a L’Aquila o Pescara.

    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 12:00
    Filed under: News MpL

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