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    Un anno perso

    Posted on venerdì 28 gennaio 2011

    In corso di pubblicazione su "Abruzzo Impresa. Il mensile del Manager"

    Sensazione diffusa tra noi aquilani è che il 2010 sia stato un anno perso per la ricostruzione vera, quella del centro storico e delle abitazioni gravemente danneggiate. Il modello di “governance multilivello” non sta funzionando: le istituzioni non dialogano, e quando dialogano non si capiscono. Ordinanze barocche e confuse confliggono spesso con le leggi ordinarie che stabiliscono gli ambiti di competenza locali. Politici irresponsabili cavalcano lo scontento ed hanno gettato il terremoto in politica, in vista di  ormai prossimi appuntamenti elettorali. Il Comune non ha dimostrato di essere in grado di gestire le mille complessità connesse al processo della ricostruzione. Le polemiche inutili ed i conflitti paralizzanti sono all’ordine del giorno e, come se non bastasse, siamo caduti nelle paludi micidiali di una burocrazia ottusa ed arrogante.

    Le cose non vanno e dopo quasi due anni dal terremoto la ricostruzione pesante non è neppure iniziata. Tra i giri di walzer di ordinanze, Fintecna, ReLuis, Cineas, commissari e Comune, è stato complicato e rallentato tutto fino al grottesco ed all’esasperazione di cittadini che non sanno neppure se i loro quartieri saranno riedificati o no (come l’ampia zona intorno a Piazzale Paoli o intere zone del centro). Ognuno procede per la propria strada, senza un coordinamento, e si rincorrono iniziative estemporanee ed illusorie come quella del Consiglio comunale sulla "ricostruzione a croce".

    La situazione è francamente inaccettabile. Per snellire le procedure, abbattere le rendite di posizione, eliminare circuiti burocratici clientelari ed inutili, non bastano le quotidiane conferenze stampa. Occorre recuperare la stella polare dell’interesse collettivo. Occorre leadership, determinazione, forza di carattere, capacità di contrastare gli interessi di bottega delle mille corporazioni italiane. Questo andazzo di lungaggini e burocrazia non può continuare. Si prefigurano tempi che L’Aquila non può permettersi, pena l’irrecuperabile e definitiva decadenza. Le cause della paralisi sono note. Le conseguenti ricette sono condivise, ed occorre operare subito un quotidiano coordinamento dei troppi “decisori” ed una drastica semplificazione delle procedure e dell’architettura napoleonica di ordinanze e direttive.

    Ed invece tutto procede confusamente nella ricostruzione aquilana. Ma forse, più propriamente si dovrebbe dire che il sisma aquilano sta mettendo in luce tutti i mali della burocrazia e la confusione normativa che c’è in Italia.  A nostro parere occorre una legge speciale per la ricostruzione, un corpus giuridico snello da usare specificatamente per il sisma aquilano, e dotare questo strumento di risorse certe.  Su tale specifico punto l’opposizione dei commissari e del Governo centrale è  incomprensibile.

    Certamente occorre maggior chiarezza dei ruoli e consapevolezza delle responsabilità che si assumono, e questo deve valere anche per la corporazione dei tecnici.

    Molti aquilani sono sfiduciati, stanchi, depressi, fatalisti. Si auspicano soluzioni nuove, per quanto ingenue e confuse, personalità carismatiche che abbiano la forza di penetrare il muro di gomma della burocrazia. Il tempo s’è fatto breve, e la ricostruzione vera deve partire subito, se non vogliamo essere Belice invece che Friuli. Occorrono cooperazione, fatti, azioni, evidenze. Quando li avremo, riavremo pure la forza sufficiente per prestare di nuovo fiducia.

    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 18:13
    Filed under: News MpL

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