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    UE a rischio se non cambia

    Posted on sabato 1 luglio 2006

    L’economia europea continua a ristagnare rispetto ad Usa ed Asia, il tasso di disoccupazione nella zona dell’Euro non migliora. L’Europa politica non decolla e l’Unione è sempre più nelle mani di burocrazie anonime ed irresponsabili. Dopo la primavera dei progetti e delle speranze,  l’Europa dell’Euro – ma non per colpa dell’Euro – ha deluso quanti si attendevano stabilità,  ma soprattutto lavoro, riforme e prosperità. L’Europa è vecchia, l’immagine sfarzosa degli inconcludenti "vertici" di  Bruxelles è troppo lontana dai problemi della gente, le sue istituzioni sono ingessate ed hanno perso slancio riformistico. L’Europa è ripiegata su sé stessa, quasi rassegnata e stanca, stagnante e pessimista, prigioniera delle folli politiche della  Banca centrale (Bce) alla quale i governi troppo spazio hanno ceduto. L’ambizione annunciata a  Lisbona, appena quattro anni orsono,  di fare diventare l’Europa l’economia mondiale più efficiente, più flessibile, ad alta intensità di lavoro e fondata sulla conoscenza entro il 2010, è ormai un sogno.  

    L’Europa ha deluso, e così non va.   Deve scegliere, deve decidere,  e continuare a stare fermi significa inevitabilmente scivolare indietro lungo le chine  pericolose del nazionalismo,  del protezionismo, del rifiuto della stessa idea comunitaria.

    Gli Stati Uniti d’America continuano ad essere il motore dell’economia mondiale e rappresentano l’unica speranza di crescita anche per l’Europa. Gli Stati Uniti non sono prigionieri dei fantasmi dell’inflazione come le istituzioni di Bruxelles, ed hanno prontamente reagito agli shock dovuti alla crisi delle borse, ai fatti tragici dell’11 settembre, alla guerra contro l’Iraq, attraverso una forte  diminuzione del costo del danaro – prima – ed un regolato rialzo – dopo –  che ha portato alla ripresa dei consumi delle famiglie, a nuovi investimenti  immobiliari, alla ripresa di Wall Street,  e finalmente  alla crescita economica generalizzata. Per motivi diversi e complementari anche l’Asia torna a crescere a ritmi vertiginosi, e la ripresa economica mondiale si è colorata finalmente di rosa intenso,  e getta le basi per un buon finale di 2006.

    La consistente ripresa mondiale potrebbe essere di beneficio pure per il Vecchio Continente, sia per via dell’incremento dei consumi americani e cinesi,  sia perché il livello delle scorte delle industrie Usa è molto basso (nei prossimi mesi dovranno essere quindi ricostituite con forti importazioni dal resto del mondo).  E qui nascono i problemi, dovuti alla scellerata politica dell’Euro forte, fortemente voluta dagli euroburocrati della Bce che per il timore dell’inflazione, che non c’è, stanno ammazzando la timida crescita economica europea.  Nelle condizioni attuali, di cambio Euro/Dollaro artificialmente elevato, le importazioni Usa diventano esportazioni per cinesi e messicani, e non riescono a divenire esportazioni dell’Unione europea.  L’Euro si è troppo apprezzato. Un’economia fondata sulle esportazioni, come la nostra, non può resistere a lungo sotto la duplice scure del cambio troppo elevato e della concorrenza sui prezzi dei paesi emergenti. In queste condizioni l’Europa, quindi l’Abruzzo, non riusciranno ad agganciare in maniera soddisfacente la ripresa in atto. La Banca Centrale Europea deve essere convinta dai Governi, con le buone o con le cattive, a tagliare i tassi. Occorre ridurre il valore dell’Euro, per dare rinnovato impulso alla crescita economica e dell’occupazione, e per poter beneficiare della ripresa in atto. Basti pensare che la  riduzione dell’1% del tasso di sconto europeo, da più parti auspicata, porterebbe all’Italia 1.500.000 posti di lavoro nel corso del 2006/07 (all’Abruzzo ben 15.000 posti di lavoro in più).

    Per l’Europa è il tempo delle scelte. E’ il tempo della politica, di quella vera, che deve essere fatta nel concerto comunitario dei governi nazionali e non dagli euroburocrati della Bce e della Commissione, non eletti democraticamente, quindi irresponsabili nei confronti della volontà dei cittadini europei.  L’Europa non deve essere schiava del dogma monetarista ed inseguire sogni di “grandeur”, ma deve lavorare d’intesa con gli Stati Uniti, naturali alleati del Vecchio Continente, per mantenere la stabilità monetaria internazionale in un quadro di crescita armonica e duratura per tutti.

     Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 15:06
    Filed under: News MpL

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