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    Termovalorizzatori, s o no?

    Posted on sabato 12 gennaio 2008

    Leggo dalle agenzie che il consigliere regionale del Pd Camillo D’Alessandoro ha lanciato una sorta di appello alla “classe dirigente abruzzese” perché, per evitare di subire la stessa sorte di Napoli e dintorni, vale a dire finire sommersi nei rifiuti, apra al più presto “una riflessione sulle opportunità di installare in Abruzzo uno o più termovalorizzatori”.
    D’Alessandro ne chiede addirittura (troppa grazia, dopo tanti incomprensibili e aprioristici no giunti da una certa parte della classe politica) “almeno uno per ogni provincia”. Così si “risolverebbe strutturalmente il problema e non ci troveremmo più di fronte a possibili emergenze”.
    Eviteremmo inoltre che ci capiti, per evitare di essere invasi dal pattume, di essere costretti “a trasferire i nostri rifiuti fuori regione con costi allucinanti, assolutamente non sopportabili”. D’Alessandro si espone anche nel sostenere che “è assolutamente provata la qualità dei termovalorizzatori di ultima generazione, che non producono inquinamento ma anzi producono ricchezza con l’energia elettrica realizzata”. Basta recarsi a visitare il Termovalizzatore di Brescia, ha detto ancora D’Alessandro. Significa forse che ci sarà l’impegno del consigliere di far rivedere il piano dei rifiuti che invece non prevede alcun termovalorizzatore, sulla spinta di posizioni ambientaliste estremiste che rischiano di fare molto male all’Abruzzo? Sarebbe una svolta da salutare con molto interesse, perché finalmente i nostri politici mostrerebbero di essere usciti fuori da visioni parziali e forvianti della questione ambientalista, che non si affronta dicendo no ad ogni tentativo di gestire la situazione facendo ricorso a moderne tecnologie. Se c’erano infatti in passato fondati motivi per dire no agli inceneritori, perché rappresentavano concreti pericoli per la salute pubblica, non ce ne sono oggi con i termovalorizzatori. O comunque ce ne sono assai meno rispetto a quando il pattume si scarica in discariche più o meno controllate, quando non del tutto abusive. Quello che è certo è che una soluzione va trovata. Realizzare impianti come quelli di bioesiccazione in contrada Casone a Chieti, senza poter poi avere la possibilità di bruciare il cdr ottenuto, rischia di diventare un investimento antieconomico che non crediamo si possano permettere la Regione i privati interessati. Vinca la ragionevolezza, allora, sui divieti assoluti che vengono dai soliti komeinisti dell’ambiente. D’Alessandro ha aperto la strada. Speriamo che trovi presto compagni. Nell’interesse di tutti.
    Francesco Giannini
    MpL Comunicazione @ 14:32
    Filed under: News MpL

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