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    Trattativa privata

    Posted on mercoledì 27 maggio 2009

    Un milione e 500mila metri cubi di rifiuti, derivanti dai crolli e dalle demolizioni connesse all’evento sismico del 6 aprile scorso, al costo di almeno 100euro al mc., fanno una somma esorbitante che arriva ad un totale, cent…più, cent…meno, di 150milioni di euro che il Comune, facendo da passacarte alla Protezione Civile, dovrà pagare. Così tanti, direte voi. Sarà strano, cari lettori, ma l’affaire post terremoto consiste non tanto e non solo nel ricostruire, ma inizia dalle demolizioni, con il conseguente conferimento in discarica di questo "materiale di risulta".
    Ora, escludendo i primi interventi d’emergenza e di somma urgenza adottati nelle primissime ore del terremoto, un’amministrazione intelligente, ma soprattutto onesta, avrebbe dovuto dire: "Bene, passata la prima fase, ora bisogna bandire una gara d’appalto (a livello europeo?), per togliere questa immensa montagna di "detriti" dalla città, scegliendo società serie ed affidabili che, nei tempi e nei modi stabiliti dalla legge, con un rigido capitolato d’appalto, siano in grado di fare il lavoro, chiavi in mano".
    Troppo semplice, direte voi. Facendo una regolare gara d’appalto, l’affare non lo fa nessuno, se non l’imprenditore che, avendo vinto una "regolare" gara d’appalto, appunto, non dovrà essere riconoscente ad alcuno.
    Vogliamo, solo per un momento, pensare al coinvolgimento di più imprenditori,in modo che "il lavoro" sia distribuito equamente? Senz’altro. A condizioni che il prezzo delle varie fette di torta, alla fine, sia uguale a quello della torta intera.
    L’Amministrazione comunale dell’Aquila e, per essa, il sindaco Massimo Cialente (coadiuvato "dall’attento" assessore all’Ambiente, Alfredo Moroni, ma anche da tutti gli altri assessori presenti alla riunione di Giunta), non ha inteso agire nel modo corretto che la legge impone e che la trasparenza vorrebbe, ma ha voluto aggirare gli ostacoli, inventandosi, con la scusa della somma urgenza, un iter tortuoso, per di più, compiendo qualche "sveltina" di troppo: ha voluto predisporre una delibera (la 144 del 19 maggio 2009), con cui ha individuato un sito da adibire a deposito "temporaneo" nel quale fare, contestualmente, la selezione dei vari materiali, contenuti nei rifiuti da demolizione.
    Saltando le premesse di rito e tutta una serie di baggianate occorrenti a portare acqua al proprio mulino, è stato deciso di allestire come deposito "temporaneo" l’ex Cava Teges in località Pontiglione, per ivi scaricare il materiale di risulta. Cosa significa: "allestire?" e cosa significa: temporaneamente?
    Cialente lo deve dire chiaramente ai cittadini. Perché, come soleva dire mio nonno in situazioni analoghe: "in Italia nessuna cosa è più definitiva di quelle temporanee". O no?
    E poi, cosa intende fare Cialente? Intende scaricare nel buco, tutti insieme, i vari materiali? Vuole Cialente, mescolare ferro, amianto, detriti pietrosi, legno, plastica, vecchie bombole del gas, ecc. ecc., senza prima selezionarli? Ed eventualmente, dopo la selezione, ove intenderebbe mettere i vari materiali?
    Cialente, furbastramente, nella premessa della "sua" delibera, ama far riferimento ai vari decreti post terremoto. Evidentemente (ha dimenticato?) di leggere il decreto del 26 aprile 2009, nella parte in cui stabilisce che detto materiale indifferenziato, è individuato con il codice 200399, deve essere "lavorato", trattandosi di un codice molto particolare, da ditta provvista di tale autorizzazione, dovendo effettuare, possibilmente "prima di demolire", le dovute selezioni.
    Cialente non può andare "a naso" e non deve fare il furbo. Le varie "operazioni" devono essere fatte alla luce del giorno, in modo trasparente e con regole che vanno stabilite, "prima", dell’affidamento dei lavori.
    Cialente deve rendere noto: 1) il costo del sito individuato, 2) se il materiale sarà selezionato e catalogato, 3) se il materiale sarà, successivamente, triturato e riusato in fase di ricostruzione (con la dovuta analisi di convenienza dei costi), 4) quali saranno le ditte che eseguiranno le demolizioni (indicando i relativi costi), 5) chi conferirà il materiale in discarica, con mezzi regolarmente autorizzati all’uopo (e a quale prezzo/mc.), 6) e se il sito (ex Teges) sarà, "prima", impermeabilizzato e trattato come una regolare discarica.
    Cialente nella delibera di cui sopra, non ha ritenuto minimamente di codificare questi nostri elementari interrogativi, che in genere dovrebbero determinare la trasparenza dell’azione pubblica. Ma c’è di più. Con una successiva ordinanza, prot. n.338 del 21 maggio 2009, Cialente ha ordinato di allestire un sito provvisorio di proprietà dei F.lli Centi, in Civita di Bagno, per la durata di 30 giorni, da utilizzare esclusivamente per le macerie derivanti dalla messa in sicurezza dei luoghi, alla quale provvederà il personale dei Vigili del Fuoco (ma sono muniti della certificazione di cui sopra?) "o da questi, espressamente incaricati", detto materiale sarà successivamente portato nel sito (sempre provvisorio?), dell’ex Teges. Cosa significa? Nel caso, sarà fatto un regolare bando di gara? Due discariche provvisorie, al prezzo di una? Two is megl’ che uan! Sembra di assistere all’arte dei pazzi, e all’inutile lavoro che veniva fatto fare ai militari di leva, che consisteva nello scavare una buca, per poi riempirla con la stessa terra scavata. Troppi se, troppi ma, troppe situazioni poco chiare, perché poi come diceva e dice, il grande Giulio Andreotti: "Pensare male è peccato…ma ci si azzecca quasi sempre!"

    Peppe Vespa (L’Editoriale)

    MpL Comunicazione @ 09:34
    Filed under: News MpL

    One thought on “Trattativa privata”

    1. Antonio Federici ha detto:

      Tra le macerie da rimuovere ci sono sicuramente moltissimi pezzi architettonici di interesse storico-artistico e materiali, come le tegole dei vecchi tetti, che sono molto richiesti dal mercato delle ristrutturazioni di lusso. In una delle trasmissioni di Bruno Vespa il responsabile nazionale dei Vigili del Fuoco parl di severi accordi con la Sovraintendenza per la cernita, catalogazione e recupero di tali materiali sul luogo dei crolli, prima di portare via il resto delle macerie. Anche per non dare spazio ad infiltrazioni di soggetti interessati ad un commercio clandestino di quanto sopra, che fine ha fatto questo discorso?
      Antonio Federici

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