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    Terremoto. Nove anni dopo

    Posted on venerdì 6 aprile 2018

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    6 aprile 2018. Nove anni dopo. Nell’anniversario del terribile terremoto, L’Aquila è più sola. Finito ormai il tempo delle visite delle alte cariche dello Stato che non hanno trovato due ore per la città diruta, e questo la dice lunga sulla caduta di tensione della politica nazionale sulla ricostruzione. In cinque anni L’Aquila sarà ricostruita, era stato detto in tutte le occasioni, ma dopo nove anni c’è ancora molto da fare (sulla ricostruzione privata), c’è ancora troppo da fare (sulla ricostruzione pubblica) e c’è ancora tutto da fare (sulle frazioni). 

    Ma istituzioni latitanti a parte, il nostro terremoto è ormai solo nostro, non fa più notizia, dopo nove anni, altri eventi tragici sono occorsi, come Amatrice e Rigopiano, la gente dimentica, la classe dirigente e politica per lo più inadeguata e senza bussola è in tutte altre faccende affaccendata, la crisi economica morde ancora,  fuochi di guerra si accendono a noi vicini.

    Qualche servizio sui Tg non è mancato, qualche passerella, il solito messaggio da Roma (tipo “lo Stato non dimenticherà mai L’Aquila”, no comment), qualche proclama locale ma  tutto sostanzialmente  in tono minore. 

    Nulla a che fare con l’iperbuliminia mediatica dei primi anni; allora il terremoto fu l’attore principale dei mass media, anche a livello internazionale, e fu anche giusto sollecitarne l’attenzione per non dimenticare troppo in fretta.  Anche quest’anno  qualche politico, sempre di meno in verità,  ha utilizzato il terremoto per protagonismi e palcoscenici, ma i veri attori della tragica ricorrenza siamo noi, gente normale, aquilani che vogliono ricordare l’immane tragedia che ci ha azzoppati e non dimenticheremo mai. Aquilani che vogliono ostinatamente ricostruire il centro storico, il vero cuore pulsante della città, a nove anni da quella tragica notte.

    Bisogna fare presto, perché i giovani senza prospettive continuano ad andare via e senza giovani nessun futuro sarà possibile.

    Ma per noi la giornata odierna è stata  soprattutto il giorno del silenzio e del dolore. Un giorno del rispetto per i 309 morti, per le migliaia di feriti e di invalidi, per i moltissimi rimasti senza niente e per quelli morti dentro che faticano ancora a ritrovare la speranza nel futuro.

    Dopo i primi tre anni di infinite polemiche Cialente/Chiodi, dopo un ulteriore anno sprecato rincorrendo le promesse del “plenipotenziario” Barca, dopo il nulla del Governo regionale, dopo nove anni di infinite chiacchiere ed inutili convegni sul 2030, dopo nessuna giustizia e tutti assolti, dopo che nessuno è stato responsabile per le case fatte senza cemento e senza ferro, moltissimi aquilani sono comprensibilmente sfiduciati e stanchi, alle volte depressi, spesso fatalisti ed anche arrabbiati.

    E’ pure mancato lo scatto di orgoglio: l’occasione erano le amministrative comunali, ma nel 2012 si preferì confermare Cialente…..  Ed ora si combatte con l’anatra zoppa, evocata dalla somma irresponsabilità di chi non si rassegna a perdere.

    Il tempo s’è fatto davvero breve, e la ricostruzione vera deve partire subito, se non vogliamo essere Belice invece che Friuli. C’è ancora troppo da fare. Meno polemiche e conferenze stampa,  più apertura, cooperazione, coesione, fatti, credibilità, velocità decisionale e realizzativa.

    Ma oggi non si deve parlare di ricostruzione, non oggi. Oggi viviamo solo dolore, e vogliamo rispetto e silenzio.

    MpL

    MpL Comunicazione @ 21:32
    Filed under: News MpL

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