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    Tasse

    Posted on mercoledì 10 settembre 2008

    C’è un passo molto significativo dell’appello al Governo inviato dalle parti sociali, sindacati ed imprese, perche non vengano imposte nuove tasse “a copertura del deficit sanitario eccedente il piano di risanamento” …

    ed è quello che dice che “le parti sociali ritengono che i conti pubblici regionali, a partire dalla spesa sanitaria, debbano essere riportati in pareggio, riqualificando e razionalizzando i servizi e gli enti strumentali della Regione”. Vale l’indicazione di un programma obbligato per il futuro presidente e la futura giunta che verranno eletti il prossimo 30 novembre e 1 dicembre. E qui torna in ballo un discorso che noi stiamo proponendo da giorni, come i nostri lettori ben sanno, ma che viene totalmente ignorato dalle forze politiche in campo, relativo proprio alla necessità di buttare a mare tutto il superfluo che appesantisce la nave dell’Abruzzo, fino a farle rischiare il naufragio, per riportarla in linea di galleggiamento. Sulla sanità c’è poco da discutere: è chiarissimo a tutti che una regione di poco più di un milione e ducecentomila abitanti non può reggere una miriade di ospedali e di strutture private, meno che meno può permettersi il lusso di avere ben sei Asl. Ci vogliono tagli seri, certamente mirati a razionalizzare e magari a rendere persino migliore il livello di assistenza, concentrando risorse e professionalità, che non tengano conto di clientelismi, nepotismi e soprattutto di spinte campanilistiche. Uguali tagli energici vanno fatti ai tanti altri carrozzoni che vanno il nome di enti strumentali, che sono poi strumento utile solo a chi ha trovato una poltrona ben remunerata che gli consente di fare politica come se fosse una lucrosa professione. E qui sorge il vero problema che nessun partito sta affrontando, nel momento in cui si parla tanto di discontinuità con il passato e della necessità di cambiare. Alle situazioni attuali, vale a dire alle presidenze dei vari consigli di amministrazione, alla composizione degli stessi, agli incarichi di consulenza e a tutto il magma che esiste nella pubblica amministrazione per offrire possibilità di profitti ai soliti noti, amici degli amici o appartenenti alle varie consorterie, sono strettamente legati gli accordi di potere. Sono, per essere ancora più chiari, il “collante” che tiene insieme le alleanze che spesso, per non dire sempre, si sono giocate sulla spartizione dei posti. Per dimostrarlo basta ricordare il “Quartelli”, invece del famoso manuale Cencelli di democristiana memoria, come venne chiamato per via di Lamberto Quarta che ne fu l’ideatore e che aprì la strada dell’accordo per formare il governo regionale di Ottaviano Del Turco con la distribuzione di poltrone ed incarichi vari. Accontentati tutti si potè proseguire. Ora non potrà più essere così, perché non ci sono più le risorse per farlo, e il federalismo fiscale in arrivo significa che dovrebbero essere i cittadini a mettere mano nelle loro tasche per consentire che la giostra possa continuare. Impensabile una simile prospettiva. Crediamo che su questo siano tutti d’accordo. Ed allora, quando si parla di discontinuità e di cambiamento, non bisogna fermarsi ai nomi, perché non basta, come anche matematica insegna, cambiare l’ordine dei fattori, per modificare il risultato finale, ma bisogna dire su quale basi verranno costruite le future intese, visto che non funzionano più i vecchi discorsi. Non ci sono più le bandiere degli ideali, non ci sono più poltrone, non è più possibile mercificare situazioni, perché scarseggia proprio la merce a disposizione, allora che cosa? Ce lo dicano, con chiarezza, i signori dei partiti. E’ essenziale perché guadagni credibilità ogni discorso di cambiamento.

    GdT

    MpL Comunicazione @ 10:53
    Filed under: News MpL

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