• Calendario/Archivio

  • agosto: 2020
    L M M G V S D
    « Lug    
     12
    3456789
    10111213141516
    17181920212223
    24252627282930
    31  
    Tassa e spendi

    Posted on venerdì 16 novembre 2007

    La finanziaria passa in Senato. Berlusconi incassa una cocente sconfitta politica. Ma se Atene piange, Sparta non ride. Prodi supera lo scoglio ma perde i Liberaldemocratici. Nel merito, una pessima finanziaria “tassa e spendi”


    “Wait and see", aveva detto profetico Berlusconi. Aspettate e vedete, il Governo cadrà.  Abbiamo aspettato, solo che non si è visto quello che lui prevedeva: il cadavere del Governo non è passato sotto il ponte, ed il Cavaliere ha incassato una cocente sconfitta politica.  Prodi mangerà il panettone, ma ha perso la fiducia dei Liberaldemocratici di Dini che  hanno votato la manovra economica soltanto per “etica della responsabilità” e per evitare l’esercizio provvisorio di bilancio. Eh già, perché sullo sfondo della cruenta battaglia politica è restato irrisolto il problema vero: la Finanziaria appena approvata dal Senato  è un pessimo provvedimento.  Lo hanno detto le principali organizzazioni internazionali, dal Fondo monetario all’Unione europea, lo hanno detto Bankitalia e Confindustria, lo hanno detto ieri diversi senatori moderati, e non solo Dini.
    Una finanziaria “tassa e spendi”. Dopo il forte miglioramento conseguito nel 2006, infatti,  i progressi nella riduzione del debito pubblico sono modestissimi.   Sono troppe le cose che non vanno nella politica economica del Governo: le forti entrate inattese (l’astronomica cifra di 18MLD di Euro) sono state utilizzate per finanziare aumenti di spesa improduttiva invece che per abbattere il debito; la spesa corrente in rapporto al Pil ha raggiunto il massimo degli ultimi decenni; la pressione fiscale è aumentata di due punti in due anni ed è altissima nel confronto internazionale (siamo al 43,1% del Pil); il risanamento della finanza pubblica procede a rilento; le previsioni di crescita sono modeste e l’Italia si è avviata sulla strada del declino.
    La finanziaria è una vera e propria lezione di "tax push": quando le entrate tributarie aumentano, insegna l’economia, i governi deboli finiscono sempre per trovare un modo di spendere queste risorse aggiuntive, anziché utilizzarle per tagliare il debito. La questione vera  si chiama "spesa pubblica". E’ troppa la spesa, il Governo non vuole o non riesce a metterla sotto controllo ed è l’entità della spesa a  determinare l’insopportabile livello di pressione fiscale conseguente.  E’ il contesto politico  italiano, sfilacciato e trasversale, opaco e collusivo,  che impedisce di affrontare con strumenti efficaci il trasversale ed agguerrito "partito della spesa".  Né Prodi può permettersi di ridurre la spesa: ormai è costretto ogni giorno alla strategia della sopravvivenza.  La Linea del Piave del premier è “resistere, resistere, resistere”. Il Professore non può fare altro, non ha altra prospettiva all’infuori di questa. I machiavelli politici  di alleati sempre più rissosi e la mancanza di idee chiare dell’opposizione, consentono al governo di sopravvivere, ma non di governare.
    Sul piano squisitamente politico, quindi, la  Finanziaria 2008 mostra tutti  i limiti che non permettono di portare avanti una politica economica adeguata ai problemi dell’Italia. Il Governo ha rinunciato a percorrere la strada delle riforme: i tagli agli enormi sprechi non possono essere portati avanti, manca la forza politica per farli. E non è possibile tagliare le imposte perché non è possibile affrontare di petto il problema della spesa improduttiva.
    Eppure la situazione della finanza pubblica italiana, ancora troppo compromessa, avrebbe imposto la destinazione dell’extragettito alla riduzione del debito.  In un Paese serio, acquisiti i dati del problema, si passerebbe a discutere su quali grandi capitoli di spesa si voglia intervenire. Gli italiani stanno maturando la convinzione che sarebbe meglio vedersi ridurre il peso del fisco, e poi pagarsi direttamente taluni servizi, piuttosto che continuare a pagare per sprechi diffusi e servizi scadenti. E lo stesso discorso vale per le imposte locali: il federalismo all’italiana è fonte di moltiplicazione di spesa e di paralizzante contenzioso tra centro e periferia (basti pensare al sostanziale blocco delle grandi opere). Dal 1995 al 2007 le tasse nazionali sono aumentate del 13%, quelle locali del 113%. In definitiva, il recupero dei costi richiesto dai Liberaldemocratici, ma non solo, è tecnicamente possibile, ma politicamente impraticabile per il Governo. Ma almeno risparmiateci la presa in giro della "finanziaria di svolta".

    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 11:49
    Filed under: News MpL

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

    Questo sito web utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione, gestire l'autenticazione e altre funzioni. Privacy policy

    WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com