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    Tancrediade

    Posted on lunedì 22 giugno 2009

    E’ apparsa evidente l’assurdità della nomina del sig. Pierluigi Tancredi a consigliere comunale delegato per il “supporto e raccordo nell’ambito delle azioni tese al recupero e alla salvaguardia dei beni costituenti il patrimonio artistico della città dell’Aquila” perché costui risulta essere persona più volte inquisita, già condannata penalmente oltre che distintasi per l’acclarata mala gestio della festa della Perdonanza  e della S.p.a. Aquilana Società Multiservizi.


    Pur dopo la sua rinuncia al mandato, molti continuano ora a chiedersi come mai si sia inteso conferire l’incarico in questione proprio al sullodato signore.


    In proposito, è sentire comune che, pur nell’ipotesi in cui il consigliere Tancredi avesse dimostrato di possedere qualità e competenze atte alla delicatissima bisogna (cosa obiettivamente improbabile, visto il suo curriculum vitae e quanto in concreto fatto quando è stato investito di una qualche responsabilità amministrativa), in ogni caso il palmares giudiziario del personaggio avrebbe dovuto indurre chiunque dotato di ordinario buon senso a non considerare nemmeno quell’eventualità che si è poi invece incredibilmente materializzata.


    Orbene, si legge sugli organi di stampa che il primo cittadino dell’Aquila si sarebbe giustificato come segue: “Sapevo che era invischiato in queste vicende, ma io devo gestire l’emergenza, siamo pochi e ho chiesto una mano a tutti” (Corriere della Sera del 21 giugno), “Ringrazio Tancredi per quello che ha fatto in questi 10 giorni. Ho sbagliato io i tempi e i modi, ma non scherziamo, lui non era il commissario per la ricostruzione. Pensavo ci fosse un clima diverso e non ho compreso appieno le conseguenze…” (Il Centro del 21 giugno).


    Queste sono dichiarazioni davvero disarmanti.


    Balza subito agli occhi che, nella sostanza, non è infatti offerta alcuna spiegazione relativa al merito della scelta mentre è fin troppo agevole contestare a Massimo Cialente che proprio una situazione di assoluta emergenza, quale quella che vivono L’Aquila e i suoi abitanti, dovrebbe comunque imporre l’adozione di determinazioni che siano sempre ben ponderate oltre che plausibili.


    Per converso, il rilievo di essere“in pochi” sembra nulla più che una frase di stile, fermo restando che tra quei pochi qualcuno più adatto del Tancredi all’incarico de quo avrebbe pur dovuto esserci. Si potrebbe altresì obiettare che un pubblico amministratore, anche nell’attuale torno di tempo, non debba chiedere “una mano a tutti” ma solo a chi possa davvero essere d’aiuto nella specifica contingenza.


    “Ho sbagliato i tempi e i modi”: l’affermazione è grave, al di là di quel che possa apparire prima facie, non soltanto perché anche qui e consuetamente il Sindaco glissa sul merito della contestata decisione, ma ancor più perché a ben vedere non la rinnega affatto nella sostanza (anzi…), mentre è proprio la scelta di quella persona per quell’incarico il primo punto dolente della vicenda.


    Purtroppo la frase testé riportata si presta a un’ulteriore e parimenti sconfortante chiave di lettura: infatti, il Sindaco non si riferisce certo ai tempi dell’emergenza e ai modi con cui affrontarla (anche in relazione al detto incarico), bensì a tempi e modi della politica, così come di norma dai suoi attori è intesa, vissuta e praticata nel nostro Paese. Riprova di ciò è offerta dal successivo riferimento al “clima diverso”e alla non piena comprensione delle “conseguenze” della decisione. Chiaro, l’accenno è sempre al microclima politico aquilano e, alla stessa stregua, agli effetti, sempre “politici”, di una scelta dissennata. D’altro canto, con qualche lodevole eccezione, le reazioni degli altri esponenti del panorama politico locale si sono mosse dialetticamente su questa medesima e trita falsariga. Infatti, c’è chi ha precisato di non volere entrare nel merito delle scelte del Sindaco (per carità…) ma di desiderare un tavolo di concertazione e chi ha badato solo a rimarcare come la nomina di Pierluigi Tancredi non fosse il frutto di un accordo tra Sindaco e forze d’opposizione… 


    Uno scenario desolante, foriero di nulla di buono, nel quale i protagonisti continuano a muoversi, agire ed esternare come sempre e nonostante il 6 aprile 2009. Se questo è il quadro, è davvero ovvio che la semplice, diretta e, se vogliamo, anche ingenua domanda del quisque de populo “perché Tancredi?” sia  rimasta senza risposta.


    Non sfugge che righe come queste offrano il fianco a una strumentale censura oggi di gran moda, ossia di indulgere a un improduttivo “catastrofismo”. Non si è animati da nulla di ciò; al contrario, è sentita l’esigenza di offrire un contributo, ancorché modesto, alla discussione e all’impegno perché una ricostruzione morale accompagni quella di quei luoghi ed edifici a noi tutti tanto cari.


    Avv. Vincenzo D’Alfonso

    MpL Comunicazione @ 01:48
    Filed under: News MpL

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