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    Spunti di programma per le Aree Interne – II puntata

    Posted on lunedì 10 dicembre 2018

    Proseguiamo nella pubblicazione degli spunti programmatici elaborati da il “Movimento per L’Aquila – Per le Aree Interne”.  Nei prossimi giorni sarà formalizzato il candidato presidente e le linee di  programma  così elaborate confluiranno nel programma della coalizione di centro-destra.

    Spunti di programma per le elezioni regionali del 10 febbraio 2019 – Movimento per L’Aquila Per le Aree Interne

    Seconda parte  –  la prima puntata è stata pubblicata il 7 dicembre 2018 al seguente link

    http://www.mpl.it/spunti-di-programma-per-le-aree-interne/

    ******

    Sintesi della Seconda puntata – Proposte e suggestioni di politica economica.  Dagli Abruzzi all’Abruzzo

    L’analisi svolta nella prima parte di questo elaborato, seppure sintetica, mostra come l’Abruzzo sia una regione in mezzo al guado. L’evoluzione dei mercati internazionali intacca nel profondo i pilastri sui quali si era costruito lo sviluppo passato ed ora mette in evidenza le aree critiche della sua economia sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo.

    Sono quattro le criticità irrisolte:

    1) la estrema parcellizzazione del tessuto produttivo delle PMI e dell’artigianato, spesso contoterzisti, senza marchio e con un modesto profilo tecnologico e commerciale;

    2) l’elevata dipendenza produttiva ed occupazionale dalla grande impresa di proprietà esterna, tale da determinare ricadute negative su tutto il territorio in caso di difficoltà di mercato e di autonome scelte aziendali (si pensi alla sostanziale liquidazione dell’industria elettronica nell’area aquilana dovuta a scelte scellerate e totalmente esogene);

    3) il modesto livello di internazionalizzazione delle imprese locali, soprattutto di piccole dimensioni;

    4) la presenza di gravissimi squilibri territoriali (tra costa e aree interne in termini di dotazione infrastrutturale, dotazione banda larga e diffusione applicazioni WEB, ecc) intesi come elemento di fragilità di tutto il sistema economico.

    Nella sostanza l’Abruzzo subisce i processi di innovazione tecnologica e la globalizzazione dei mercati, che determina il generale innalzamento della competitività fra territori. Le barriere all’entrata nei comparti industriali tradizionali divengono sempre più deboli con il rischio di un impoverimento delle manifatture regionali.

    Questa analisi è confermata dalla lettura dei dati, che danno conto del rallentamento progressivo del tasso di crescita della manifattura abruzzese, il che si riflette nella non positiva dinamica del PIL sopra commentata.

    Queste ultime considerazioni come possono essere interpretate?  L’Abruzzo si trova in una fase discendente del suo sviluppo?  Quale può essere la risposta delle imprese, della Regione e degli amministratori pubblici? La Regione, primario ente di programmazione, ha il dovere di rispondere a tali questioni. 

    L’Abruzzo è ormai una economia pienamente esposta al mercato, elemento non compreso dalla precedente Giunta regionale

    Tale situazione dimostra l’esaurimento di un modello di intervento di politica economica basato su suggestioni di tipo assistenziale, perché sono le nuove dimensioni europee e globali della competitività che lo rendono oggi improponibile. Ciò implica che bisogna sostituire alle teorie e alle politiche di sviluppo regionali di tipo “tradizionali” un “nuovo approccio”, ovvero una politica economica volta ad innalzare la qualità delle produzioni regionali in un contesto di competitività internazionale.

    Il territorio non è un soggetto passivo delle scelte localizzative delle imprese, ma deve servire ad alimentare sia il processo produttivo sia la gara competitiva, con una valenza di tipo dialettico: valorizzare la sinergia locale/globale e viceversa. Senza questo respiro e spessore la suggestione del localismo diventa asfittico e privo di respiro strategico.

    La new competition, con la quale dobbiamo ora fare i conti, è la capacità del sistema politico, economico e sociale abruzzese di essere attrattivo per gli investimenti e di valorizzare le peculiari risorse distintive.

    Il fine è rendere più attrattivo il territorio, soggetto attivo della competizione.

    Le poche risorse pubbliche devono essere impiegate per innalzare la soglia della competitività delle imprese con politiche volte al mercato. Sbagliata la strategia seguita negli ultimi anni, di difesa dalla competizione, sbagliato provare a proteggere le imprese locali mediante sussidi e trasferimenti senza pretendere un vero e proprio salto di valore aggiunto del sistema.

    Si tratta di fare i conti con la realtà. Progettare una crescita che sia compatibile con i processi economici in atto, con interventi di politica economica ispirati al raggiungimento di tali obiettivi.

    Abbiamo visto come il tessuto produttivo abruzzese sia ancora in forti difficoltà, nonostante il boom dell’export (+8,0% nel I sem 2018).  L’Abruzzo resta un territorio poco competitivo e quindi scarsamente attrattivo per gli investimenti.

    Gli obiettivi della programmazione regionale degli ultimi cinque anni sono per buona parte falliti.  Ne è prova il tasso di crescita delle imprese rilevato dalle Camere di commercio abruzzesi che continua ad avere un segno negativo, superiore anche alla media italiana. In Abruzzo abbiamo un sistema economico produttivo a macchia di leopardo con poche grandi imprese e una miriade di piccole e piccolissime imprese e di artigiani. Solo le grandi aziende puntano all’innovazione e alle ricerca, mentre le altre non fanno ricerca, sono sottocapitalizzate e sottodimensionate e rappresentano comunque oltre l’85% del nostro sistema produttivo. Sono queste le imprese sulle quali dovrebbero concentrarsi le politiche economiche.

    La lieve crescita economica registrata è imputabile solo agli sforzi dell’apparato produttivo delle grandi imprese ed agli investimenti da queste operati.

    Gli investimenti pubblici, a partire dal Masterplan, sono ancora solo sulla carta, in larga parte ancora non operativi e non cantierati.

    L’Abruzzo non può reggersi solo sulla grande impresa manifatturiera, che pure, ha bisogno di infrastrutture (ferrovie, porti e banda larga), di sistema creditizio efficiente e di abbattimento dei costi dell’energia.

    Ciò che deve essere assolutamente rafforzato è il sistema delle PMI.

    Occorre in definitiva un grande cambiamento culturale negli amministratori pubblici che veda un nuovo approccio di politica economica volto a rafforzare i fattori di successo ed a superare i punti di debolezza del tessuto produttivo.

    Il new deal dell’Abruzzo deve lavorare su due esigenze prioritarie:

    a) il rafforzamento della piccola impresa locale nei nostri settori di punta (agroalimentare, legno e mobili, artigianato, plastica, ecc);

    b) la crescita qualitativa del territorio in tutte le sue componenti e la diffusione della conoscenza.

    Sul primo punto siamo tutti d’accordo – e disponiamo di una letteratura ampia –  sulla situazione di fragilità del sistema delle PMI (anche per la debolezza dell’offerta di servizi adeguati alle imprese). Le PMI devono crescere o fare sistema al fine di raggiungere un’adeguata massa critica. E’ l’unica strada per fare i conti con il mercato globale, aumentare gli investimenti in innovazione, incrementare il potere contrattuale verso il sistema finanziario e superare la strutturale sottocapitalizzazione.

    E poi la nota dolente, la diffusione della conoscenza.

    La conoscenza è l’elemento che consente al sistema produttivo di conseguire contemporaneamente diversi obiettivi:

    a) collocarsi nella fascia alta della filiera produttiva,  diminuendo i rischi connessi al ciclo congiunturale ed allo spiazzamento prodotto dai paesi emergenti. La qualità non conosce crisi;

    b) essere competitivi nei momenti di congiuntura avversa e saper gestire il cambiamento;

    c) poter valorizzare il proprio modello di specializzazione nei mercati internazionali. Si pensi ai prodotti agroalimentari di qualità;

    d) innalzare la soglia dell’equilibrio tra domanda ed offerta di innovazione. La conoscenza stimola l’innovazione che a sua volta richiede conoscenza;

    e) creare occupazione stabile e non precaria, come è quella creata negli ultimi anni;

    f) favorire l’export, attenuando la competitività basata sul fattore prezzo;

    g) produrre reti e connessioni globale/locale. Pensare globale ed agire locale è quantomai attuale.  

    Stanno sorgendo nuovi vincoli nello scenario economico regionale che vanno approfonditi ed interpretati, ma che comunque coinvolgono l’esigenza di rigenerare lo sviluppo, alla luce dei mutamenti verificatisi nel corso di questi ultimi anni.

    Occorre ora lanciare una straordinaria campagna di infrastrutturazione ed alfabetizzazione WEB (banda ultralarga) ed occorre diffondere le applicazioni WEB come elemento di fertilizzazione della società civile e del sistema imprenditoriale.

    La diffusione della banda larga costituisce elemento critico anche per l’insediamento delle imprese esogene e per la creazione di legami tra grande e piccola impresa locale, purché queste ultime capaci di soddisfare la domanda di qualità imposta dal processo di competizione internazionale.

    Una politica regionale che favorisca il rapporto tra grande e piccola dimensione in una logica di filiera, di scambio e cooperazione consente da un lato di dar luogo ad un sistema integrato di imprese e dall’altro di coniugare i vantaggi delle economie di scala con quelli della flessibilità.

    Un ulteriore aspetto è quello della attrattività del territorio, ed è strettamente legato alla circostanza precedente. La localizzazione di imprese multinazionali con processi produttivi altamente innovativi non si basa, come avveniva in passato, su fattori di costo, ma sulla presenza nel territorio di adeguati skill, ovvero su un’adeguata dotazione di reti della conoscenza e competenze di risorse di capitale umano. Tale considerazione vale soprattutto per l’Abruzzo che da alcuni anni ha esaurito questa spinta localizzativa ma che, al contrario di altre regioni meridionali, possiede, per il grado di maturità produttiva raggiunto, i requisiti essenziali per migliorare sotto il profilo qualitativo l’intero tessuto produttivo. In tal senso, i migliori agenti dello sviluppo sono i sindaci e gli amministratori locali, il cui ruolo va esaltato negli strumenti regionali. 

    Non c’è più tempo!

    Occorre affrontare questioni prioritarie che investono la “qualità” del modello abruzzese, vale a dire sviluppare quei fattori che definiscono l’identità del territorio nel confronto con le altre realtà economiche, nella prospettiva di cogliere le opportunità offerte dalla globalizzazione e per rispondere alle sue minacce. Rilanciare lo sviluppo e rigenerarlo negli aspetti di qualità attraverso comportamenti ispirati alla cooperazione tra i vari agenti del territorio, sembra essere la condizione necessaria per il raggiungimento dell’obiettivo.

    Il raccordo tra classe imprenditoriale, Sindaci ed  istituzioni locali, Università e talune strutture private di ricerca può contribuire a stimolare la competitività delle imprese ed a migliorare l’atmosfera delle opportunità. Sarà perciò l’intero contesto ambientale o l’intera “comunità” ad usufruire dei vantaggi della cooperazione e non la singola impresa.

    Sappiamo dalla letteratura economica e dalle best practice che questo modello di interazione produce effetti di grande impatto,  perché innalza il grado di  fiducia dell’intero sistema, stimola la conoscenza e l’innovazione, abbassa i costi di transazione e di aggiustamento e soprattutto spinge il Sistema Università ad aprirsi al confronto con i bisogni del territorio circostante, riducendo quella autoreferenzialità che a tutt’oggi la circonda.

    Da ciò l’esigenza di una politica industriale che attivi l’uso strategico delle nuove tecnologie e stimoli interdipendenza e cooperazione tra attori economici ed istituzionali. Sotto questo profilo la regolazione politica locale potrebbe svolgere ancora un ruolo non trascurabile.

    È arrivato il momento di prendere coscienza sul fatto che si sta delineando un nuovo modello in cui l’innovazione diventa un asset, un valore strategico. Sta cambiando anche la qualità della domanda verso la politica. Affiora cioè una domanda che non è composta solo di incentivi e di risorse finanziarie, ma soprattutto di progettualità, di capitale fisso sociale, di condizioni favorevoli di contesto, di capacità di attrarre impresa.

    Ciò significa che occorre ri-fondare una immagine della Regione, avere un progetto, un’idea portante.

    In questo contesto appare necessario tornare alla politica con la “P” maiuscola, dare fiducia alle famiglie, alle imprese, partendo dal presupposto che la crescita non è solo un fatto economico ma anche politico. Si ha invece la sensazione, negli ultimi anni, di una forte asimmetria tra la politica e l’economia dello sviluppo. La politica regionale ha avuto un orizzonte temporale di brevissimo periodo, più o meno coincidente con le varie scadenze elettorali,  ed il suo comportamento si piega alle esigenze del consenso istantaneo.  L’economia ha invece bisogno di tempi più lunghi, di comportamenti lungimiranti, di investimenti, vale a dire di strategie che non  coincidono con “i valori” della cattiva politica.

    La Regione Abruzzo deve uscire dal provincialismo politico ed assumere le caratteristiche proprie di regione nazionale ed europea ed è appunto per questo che ha bisogno di un pensiero generale e qualitativamente elevato.

    3.Schede di approfondimento

    Oltre a quanto sinora pubblicato  sono in corso di elaborazione alcune schede programmatiche di approfondimento sui seguenti argomenti:

    3.1.Politiche europee

    3.2.Dualismo territoriale ed aree interne

    3.3.Sanità e welfare

    3.4.Politiche per le infrastrutture

    3.5.Formazione e capitale umano

    3.6.Turismo e promozione

    3.7.Burocrazia regionale e servizi

    Le schede saranno pubblicate nelle prossime settimane.

    MpL Comunicazione @ 13:55
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