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    Spunti di programma, regionali 2019 – III puntata

    Posted on venerdì 14 dicembre 2018

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    Dopo cinque anni di totale abbandono, il Patto per la rinascita delle Aree Interne sarà un elemento nuovo e qualificante del programma del centro-destra per le imminenti elezioni regionali

    Un Patto per le Aree Interne.  Proseguiamo nella pubblicazione degli spunti programmatici elaborati dal gruppo di lavoro del “Movimento per L’Aquila – Per le Aree Interne”.  Nei prossimi giorni sarà formalizzato il candidato presidente e le linee di programma così elaborate confluiranno nel programma della coalizione di centro-destra.

    ***

    Terza puntata/Spunti di programma per le elezioni regionali del 10 febbraio 2019 – Movimento per L’Aquila Per le Aree Interne

    La I puntata è stata pubblicata il 7 dicembre

    http://www.mpl.it/spunti-di-programma-per-le-aree-interne/

    La II puntata è stata pubblicata il 10 dicembre

    http://www.mpl.it/spunti-di-programma-per-le-aree-interne-ii-parte/

    Seguiranno ulteriori schede su argomenti specifici (infrastrutture, sanità, formazione, turismo, ecc.)

    ***

    3.Un Patto per le Aree interne

    Una parte importante del territorio abruzzese – e l’intera provincia aquilana – è caratterizzata da un’organizzazione spaziale fondata su “centri minori” e poche località centrali, che in molti casi sono in grado di garantire ai residenti soltanto una limitata accessibilità ai servizi essenziali.

    Le particolari specificità di questo territorio sono riassunte da economisti, sociologi e geografi utilizzando l’espressione “Aree interne”.

    I comuni delle Aree interne costituiscono una questione specifica che va affrontata con strumenti specifici di politica economica, in quanto si caratterizzano per alcune peculiarità:

    1.sono distanti dai principali centri di offerta di servizi essenziali (istruzione, salute e mobilità) o comunque soffrono di un livello di dotazione dei servizi inferiore agli indici regionali (calcolati con metodo analitico);

    2.dispongono di importanti e spesso intatte risorse ambientali (risorse idriche, sistemi agricoli, foreste, paesaggi naturali e umani) e risorse culturali (beni archeologici, insediamenti storici, abbazie, piccoli musei, centri di mestiere). Risorse non valorizzate, ed anzi congelate da politiche ambientali di taglio esclusivamente conservativo che hanno completamente “ingessato” lo sviluppo;

    3.costituiscono un territorio profondamente diversificato, esito di dinamiche dei vari e differenziati sistemi naturali e dei peculiari e secolari processi di antropizzazione;

    4.hanno subito a partire dal dopoguerra importanti processi di depauperazione demografica, con conseguente invecchiamento della popolazione, spopolamento e marginalizzazione economica.   

    La realtà non smentibile dei numeri conferma che i cinque anni di governo regionale a guida D’Alfonso e Partito Democratico hanno ulteriormente divaricato l’Abruzzo e penalizzato le aree interne, in termini di minore sviluppo, perdita di occupazione soprattutto giovanile, caduta del prodotto interno lordo  e drastica riduzione degli investimenti pubblici. Le aree interne sono state penalizzate su tutto, sia sulla spesa corrente che sulla spesa per investimenti. La Regione Abruzzo ha mostrato nelle sue politiche un sostanziale disinteresse nei confronti di questi vasti territori che soffrono di una progressiva emarginazione dai processi dello sviluppo. Parimenti disattenti i governi nazionali che, al di là dei proclami, poco hanno fatto, al di là della definizione di “strategie locali” non dotate però delle necessarie risorse che, già scarse, sono state notevolmente ridotte a partire dalla Legge di stabilità 2016.

    La questione di una nuova centralità politica delle aree interne e del loro sviluppo sarà prioritaria nella agenda del prossimo governo regionale di centrodestra.

    La responsabilità della progressiva emarginazione dei territori interni e montani è anche di una parte della classe dirigente e politica di questi territori, che hanno subito penalizzanti politiche regionali, o le hanno agevolate, se non altro con il loro silenzio colpevole.

    L’Abruzzo è tornato ad essere gli Abruzzi. E’ ora di invertire questa deriva e dire basta!

    Cittadini ed amministratori vivono con crescente disagio l’emarginazione politica dei territori interni e montani. L’Abruzzo è sempre più duale: una costa forte, attrattore di buona parte degli investimenti pubblici europei, statali e regionali, ed il resto del territorio sempre più emarginato, spopolato, abbandonato.

    E’ giunto il tempo di dare la stessa dignità a tutti gli abruzzesi, rivendicare le responsabilità della politica nel promuovere una crescita armonica di tutta la regione. Le aree interne devono anzitutto evitare di cadere nella trappola del becero campanilismo: la guerra tra i poveri danneggia tutti.

    L’area aquilana, la Marsica, la Valle Peligna, le aree interne del teramano e del chietino devono coalizzarsi e portare avanti un unico progetto di sviluppo, rivendicando una pari dignità con le aree costiere. L’Abruzzo è uno ed uno solo e deve crescere nel quadro di un progetto coerente e in ottica di valorizzazione delle suscettività del complesso e variegato articolato delle comunità locali che lo compongono.

    Nel loro complesso, le aree interne rappresentano un grande potenziale per il rilancio dell’economia e per la crescita della Regione, sicché il perseguimento dell’obiettivo di un rinnovato sviluppo e crescita occupazionale richiede azioni mirate a ridurre l’intollerabile divario tra lo sviluppo tra le diverse Aree. Non affrontare con strumenti concreti ed incisivi la questione delle aree interne è anzitutto interesse delle aree forti, perché non affrontarla significa minare la stessa unità della Regione.

    Un processo di rilancio economico, produttivo e occupazionale del territorio richiede strumenti adeguati che impegnino anche e soprattutto i rappresentanti eletti nelle Istituzioni centrali ed europee, affinché questi, di concerto con i rappresentanti degli enti territoriali (Regione, Provincia e Comuni),  possano individuare programmi  condivisi. Occorre colmare il ritardo in termini di capitale fisso territoriale, per la riqualificazione e promozione di nuove iniziative produttive, garantendo inoltre il massimo impegno per il mantenimento quantomeno dei servizi in essere (come gli Ospedali ed i Tribunali di Avezzano e Sulmona).

    Un “Patto per il rilancio delle aree interne” non può che partire da una visione globale della questione e da azioni locali centrate sui problemi specifici.

    A L’Aquila, questione specifica è la ricostruzione. Occorre accelerare la ricostruzione post-sismica. Il modello attuale va migliorato, soprattutto per la ricostruzione pubblica, perché è troppo burocratico ed ingessato. Occorre semplificare le procedure, immettere skill adeguati di risorse umane e garantire un flusso costante di risorse. C’è bisogno inoltre di una legislazione organica su prevenzione e sicurezza anti-sismica ed educazione alla gestione del rischio. L’economia aquilana, almeno nell’arco del prossimo decennio, verrà sostenuta dal doping delle ingenti spese per la ricostruzione, è altrettanto evidente come tali spese hanno carattere  temporaneo e saranno destinate a esaurirsi una volta che sarà completata.

    Bisogna saper coniugare la ricostruzione fisica con la ricostruzione sociale e lo sviluppo; passare da un approccio pianificatorio e di governance frammentato e conflittuale,  a un  approccio condiviso e socialmente integrato.  Significa lavorare in una prospettiva locale pensando globale: Università, scienze spaziali, elettronica, farmaceutica, sviluppo del Gran Sasso, GSSI, sono tutti asset ancora da giocare fino in fondo e da costruire come sinergie.

    L’Aquila gode di importanti esternalità positive: la localizzazione geografica la fa cerniera tra il Nord ed il Sud, tra l’Est e l’Ovest, la vicinanza con Roma, la presenza di una importante Università, l’ottima disponibilità di capitale umano giovane e professionalizzato, un ambiente incontaminato e di incredibile bellezza,  alcune realtà industriali all’avanguardia, il Laboratorio di fisica del Gran Sasso, importanti suscettività nei settori del turismo e del terziario avanzato, la forte tradizione locale di specialità alimentari e culinarie. Per cogliere tali opportunità e fare dell’Aquila città leader del comprensorio occorre definire un nuovo progetto di sviluppo post-terremoto e migliorare, a partire dal Comune,  le reti di sinergia istituzionale.

    Il lavoro e l’impresa sono un tema cruciale che riguarda tutte le aree interne. La Regione nell’ultimo quinquennio ha drammaticamente ridotto le risorse da destinare a capitale fisso nelle aree marginali. Servono norme e procedure che attraggano investimenti congrui, in modo da colmare il deficit di competitività. Il programma Restart, che destina alla ripresa socio-economica del cratere aquilano 2009 il 4% di tutte le risorse stanziate per la ricostruzione, potrebbe essere preso come modello per un piano strategico di sostegno all’imprenditoria, all’occupazione, alla creatività dei talenti del territorio. Nella Marsica occorre invece puntare all’agroalimentare e nella Valle Peligna su cultura, turismo e produzioni di nicchia.

    Per le aree interne dobbiamo pensare ad un modello di programmazione globale/locale  che  dovrà integrare i tradizionali assi verticali di sviluppo (infrastrutture e conoscenza) con le esigenze del territorio nelle sue diverse articolazioni (località centrali, comuni limitrofi, piccoli comuni)  aumentando l’efficacia delle politiche locali per la riconversione delle aziende in crisi industriale o per le aree in ritardo di sviluppo.

    Uno dei temi centrali di politica economica, comune a tutte le aree interne, come già detto nella prima parte del programma, è il divario digitale. È necessario un grande piano di diffusione della banda ultra veloce in tutto il territorio disagiato per recuperare opportunità di lavoro. L’espansione alle aree interne delle nuove tecnologie, come ad esempio il 5G in sperimentazione in cinque città italiane tra cui L’Aquila, consentirebbe di godere di servizi strategici per le imprese e per il sociale, quali l’assistenza socio-sanitaria a distanza.

    Altro punto dolente comune a tutti i territori marginali: i servizi sanitari. Occorre elaborare un modello di servizio sanitario per le aree interne che tenga conto delle peculiarità morfologiche di questo territorio: da un lato vanno dunque concentrati gli investimenti su strutture grandi e polifunzionali, dall’altro va assicurata una rete più diffusa e capillare di pronto soccorso, di medicina del territorio e di assistenza domiciliare che contribuisca a contenere la necessità dei ricoveri e consideri le difficoltà di spostamento nelle zone montuose.

    Punti nodali sono anche le infrastrutture e la mobilità. La Regione targata D’Alfonso nulla ha fatto su questa materia. C’è bisogno di recuperare il rapporto con il Governo e mettere in atto un piano straordinario per la mobilità in ottica intermodale. Lo scellerato svuotamento delle Province voluto dal Governo Renzi ha contribuito al veloce degrado della rete viaria e rischia di determinare la chiusura di intere tratte stradali come già avvenuto. Dall’altro, non è più rinviabile la messa in sicurezza delle grandi infrastrutture autostradali ed il miglioramento della rete ferroviaria.

    Notevoli le suscettività non valorizzate su turismo e ambiente, cultura e università. Finora la politica ambientale è stata vincolistica e la caratteristica di ‘regione verde d’Europa’ è stata una penalizzazione invece che una opportunità. A tal fine è necessario da un lato ripensare la politica dei Parchi e la gestione della montagna, con le infinite risorse anche boschive non messe a valore, e dall’altro collegare in pacchetti turistici mirati le bellezze naturali, dei borghi, delle culture e delle gastronomie locali.

    L’Università costituisce un notevole punto di forza delle aree interne, nelle sedi centrali (L’Aquila e Teramo) e distaccate (Avezzano) con significative potenzialità di crescita. La politica regionale deve assecondare il processo di sviluppo dell’Università, sostenendola soprattutto nello sviluppo delle sinergie con il mondo delle imprese. I rapporti tra Università e territorio, poi, vanno concretizzati mediante una convenzione quadro con l’Università, per studi e ricerche che abbiano come scenario di sviluppo i comprensori Aquilano/Marsicano/Peligno con un’azione tesa ad assecondare e contribuire allo sviluppo del rapporto tra Università e stakeholder locali. Solo potenti iniezioni di conoscenza potranno permettere alle economie locali di proiettarsi su migliori livelli di valore aggiunto (si pensi, esempio importante, alle enormi potenzialità dell’agroalimentare).

    Ulteriore tema rilevante è quello della governance. I Sindaci delle aree interne, pur con diverse sensibilità politiche, hanno più volte convenuto sulla necessità di mettere in campo incisive azioni comuni volte a supportare un modello di sviluppo locale centrato sulle peculiarità dei singoli territori, con la finalità di promuovere l’attrattività dei diversi comprensori. Ricordiamo che in tal senso sono stati redatti dai Sindaci importanti atti di programmazione (ne ricordiamo uno soltanto, ambizioso e rilevante: il Progetto Marsica del 2014) rimasti lettera morta.

    Il nuovo esecutivo regionale di centrodestra avvierà subito una positiva concertazione con i Sindaci delle aree interne, individuando le priorità di intervento e relativi ambiti.

    Le linee prioritarie di intervento comuni alle aree interne sono:

    Infrastrutture. Gli interventi che rientrano in questo ambito strategico hanno l’obiettivo di migliorare la mobilità extraurbana ed intermodale. Ulteriore obiettivo è sviluppare le reti ed i servizi della società della comunicazione digitale. Colmare il deficit infrastrutturale ed abbattere il divario digitale costituisce impegno assolutamente prioritario per territori già fortemente penalizzati dal punto di vista della mobilità anche per via della particolare orografia. Alcune aree dell’aquilano, la Marsica, la Valle Peligna, alcune aree del chietino e del teramano soffrono di un grave deficit infrastrutturale materiale ed immateriale, soprattutto per quanto riguarda la ferrovia, le reti idriche ed i servizi digitali. In molti comuni sono carenti servizi essenziali, come la banda larga, senza i quali è impossibile fare impresa e usufruire di un valore aggiunto sulla domanda dei servizi. Particolarmente grave la situazione della ferrovia da/e per Roma, sulla quale sono state fatte solo promesse e propaganda.

    Ambiente e Territorio. In questo asse strategico sono compresi gli interventi che risolvono le  annose problematiche relative alla captazione delle acque, alla depurazione delle acque reflue, alla bonifica delle acque di falda, alla valorizzazione dei reflui per la produzione di biogas e compost agricolo. Ulteriore asset riguarderà la valorizzazione delle risorse ambientali/naturalistiche/culturali del territorio (come, ad esempio, il Gran Sasso, i borghi storici e rurali, la riserva del Salviano, Alba Fucens, il Morrone, ecc.). In tale asse vanno ricompresi gli interventi per la sicurezza sismica, nonché la riqualificazione con adeguamento sismico degli edifici pubblici e scolastici.

    Sviluppo economico. Ogni comprensorio dovrà valorizzare le proprie suscettività. Non esiste una ricetta univoca dello sviluppo. All’Aquila, Università ed industria hi-tech, nella Marsica la filiera agroalimentare e microelettronica, a Sulmona turismo e produzioni di nicchia. Risultano assolutamente carenti le funzioni di ricerca (si veda lo stato in cui versa il Crua), innovazione, commercializzazione, trasformazione dei prodotti agricoli, diversamente da ciò che avviene in altre aree privilegiate dalle politiche regionali. Lo sviluppo di una filiera agricola di qualità, integrata con l’industria e la farmaceutica (nutraceutica), resta tra le principali priorità delle aree interne.

    Difesa del Tribunale e Rafforzamento della Pubblica Amministrazione. La difesa deiTribunali di Avezzano e di Sulmona, fondamentali presidi di legalità per l’intero territorio, rappresentano una priorità per la nuova giunta regionale, che avvierà il percorso di sperimentazione previsto dalla legge. Si tratta di questione da affrontare immediatamente perché, come è noto, i Tribunali sono soppressi a far data 2020. I Sindaci hanno già proposto alla Regione ed al Governo un articolato schema di Convenzione che consente, nel quadro della normativa sulla sperimentazione, una concreta soluzione della problematica, rendendosi disponibili a sostenere il relativo onere economico in concorso con la Regione che, anche su questo aspetto, si è limitata sinora a produrre comunicati stampa e gruppi di lavoro, senza esito alcuno.

    In questo ambito della Pubblica Amministrazione, sono considerate strategiche le azioni finalizzate al miglioramento della capacità amministrativa e di servizio dei territori marginali, funzionali a garantire una efficace governance centro-periferia per la realizzazione degli interventi e per un efficace monitoraggio degli stessi. Un territorio non può essere attrattivo e competitivo senza qualità della vita, e tra gli ingredienti essenziali della qualità della vita sono la democrazia partecipata ed una buona governance del territorio, mission che non può prescindere da una efficace Pubblica Amministrazione, sia per quanto concerne l’erogazione di servizi essenziali alle imprese (semplificazione, aree industriali attrezzate, reti energetiche e nodi logistici, ecc.) ed ai cittadini (sanità, sicurezza, formazione, ecc.).

    ***

    In questo documento si sono elencati in sintesi soltanto i titoli degli interventi. Il Presidente della Regione assumerà l’impegno di redigere, entro 90gg dall’insediamento, un “Patto per le Aree Interne” che trasformi in un cronoprogramma di azioni le sintetiche linee di programma qui accennate.

    L’obiettivo è quello di fornire una risposta flessibile, dinamica ed integrata alle principali esigenze delle aree marginali, promuovendo un efficace coordinamento tra i diversi strumenti di programmazione e di pianificazione e tra le diverse fonti finanziarie disponibili, nonché tra i diversi soggetti istituzionali interessati, a partire dalla Regione Abruzzo, finora distratta per non dire assente.

    Con il Patto, la Regione si impegna ad avviare e sostenere un percorso unitario ed inclusivo di intervento, finalizzato alla mobilitazione di tutte le energie del territorio nella finalità del deciso rilancio dello sviluppo economico, produttivo ed occupazionale delle aree interne, nonché alla sostenibilità ambientale ed alla sicurezza, tenuto conto delle linee di sviluppo e delle aree di intervento già condivise e sinteticamente sopraelencate.

    Con il Patto, la Regione si impegna ad individuare di concerto con il Governo centrale le modalità di intervento e le fonti finanziarie da attivare, per la cui attuazione è ritenuta necessaria un’azione coordinata, con il coinvolgimento dei sindaci e di tutti i soggetti interessati.

    Con il Patto, la Regione si impegna a valorizzare al meglio le risorse disponibili ordinarie ed aggiuntive, nonché ricorrendo ad altri strumenti finanziari quali fondi europei, fondi rotativi, project financing, coinvolgimento di player nazionali ed internazionali nello sviluppo delle filiere di innovazione (space economy, nutraceutica, agroalimentare di qualità, ecc.).

    I prossimi cinque anni devono essere gli anni in cui gli Abruzzi di D’Alfonso possano iniziare a definirsi l’Abruzzo della coesione, della solidarietà e della valorizzazione di tutte le articolazioni territoriali. Ma tutte, nessuna esclusa. 

    MpL Comunicazione @ 14:17
    Filed under: News MpL

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