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    Sport morto

    Posted on venerdì 12 giugno 2009

    Se il terremoto ha distrutto la città dell’Aquila ed il suo comprensorio, sicuramente anche Massimo Cialente ha fatto la sua parte, anzi, come si dice nel gioco della briscola, ci ha messo un carico da undici. E non ci si venga a dire che la colpa potrebbe essere di "quelli" della Protezione civile, l’ubicazione delle tendopoli, ad esempio, in un Comune degno di tale nome, avrebbe dovuto essere parte integrante di un piano di prevenzione, imposto dalla legge, e che Cialente avrebbe dovuto predisporre con una mappa dettagliata, in cui avrebbero dovuto essere riportate le vie di evacuazione, e la localizzazione dei servizi e dei mezzi di soccorso con le tendopoli, appunto.
    Cialente, avrebbe dovuto "pensare", a seguito delle scosse che si sono verificate prima della fatidica notte, ad allertare la cittadinanza, evacuando le zone più a rischio. Avrebbe solo corso il rischio che…poi, non sarebbe successo niente. E chissenefregava! Meglio chiedere scusa ai cittadini per un procurato allarme finito…senza conseguenze (seppur con la dovuta preoccupazione), che le 300 e passa persone che ci hanno lasciato la pelle. Addirittura "il nostro", non avrebbe voluto chiudere nemmeno le scuole, dopo la scossa del 31 marzo (?), lo fece solo in conseguenza della caduta di un cornicione dalla Scuola elementare De Amicis.
    Ma Cialente, in tutt’altre faccende ed interessi personali affaccendato, non ha avuto il tempo di pensare a queste "inezie", mettendo così i in pericolo tutti i cittadini aquilani.
    Bene! Anzi male…malissimo. Perché poi, appena dopo il sisma delle 3,32 del 6 aprile, la Protezione Civile, nel caos generale ed in mancanza di un Piano di emergenza, senza minimamente "pensare", ha fatto la cosa più semplice (ma anche più superficiale) che poteva essere fatta: ha piazzato le tende nei campi sportivi, perché (se non altro) il terreno era già…"spianato".
    Ed è qui che…casca l’asino!
    Perché solo ad un asino, sarebbe venuto in mente in un sol colpo, di azzerare tutte le attività sportive cittadine, a parte il rugby (amore di Cialente) che continua a tenere uno spazio (tutto suo), in cui allenarsi.
    Con l’occupazione forzata degli impianti sportivi di Centi Colella, il Cus, è stato praticamente cancellato, non sapendo ancora ad oggi, dove svolgere gli allenamenti. Stessa fine per tutte le strutture dilettantistiche (che pure, svolgono una missione sociale). Ha distrutto, Cialente, la storia di un sodalizio sportivo che ha sulle spalle cinquant’anni di attività, arrivando a permettere la cassa integrazione per sei dipendenti.
    Con tutto il rispetto per il rugby…esistono anche altri sport, in particolar modo quelli che svolgono anche un’azione sociale.
    Le palestre per il fitness e dell’arrampicata (frequentate dagli studenti universitari), sono state occupate dagli uffici e dalla Croce Rossa militarizzata, e vi sono stati portati i pazienti con patologie psichiche ed anziani della RSA. Ma anche fosse l’emergenza, tornando al quotidiano sempre più impalpabile, chi rimetterà a posto gli impianti di Centi Colella? E quanto tempo ci vorrà (ancora) per renderli operativi?
    Sono stati procurati infatti danni immensi alla struttura, e non si sa quando saranno ripristinati, e chi ne sopporterà la spesa.
    Ma c’è di più; distruggendo il Cus e gli impianti sportivi di Centi Colella, Cialente ha distrutto anche la facoltà di Scienze Motorie che svolgeva, proprio in quelle attrezzature sportive, le lezioni pratiche.
    Né il rettore dell’Universita dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, ha mosso paglia per cercare di evitare questa bruttura, ma ancor più, per mettere riparo al disastro apportato dalla necessità dell’emergenza, priva di qualsiasi primitivo schema di gestione e controllo. Della serie: continuiamo così… facciamoci del male!
    Peppe Vespa (L’Editoriale)

    MpL Comunicazione @ 16:13
    Filed under: News MpL

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