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    Snam vince primo round

    Posted on mercoledì 10 luglio 2013

    Se un metanodotto è fatto bene, può passare anche in territori sismici ed in ogni caso, prima di dire no, il Governo deve essere consultato. Del resto, anche una casa ben fatta può essere edificata in area sismica. Sulla questione terremoto, l’emotività gioca brutti scherzi. E così la Regione Abruzzo ha preso un grosso abbaglio quando, sulla spinta dell’opinione pubblica, ha vietato il passaggio del metanodotto Snam in zona sismica con una sua norma perché questa scelta legislativa, e la Regione dovrebbe saperlo, doveva essere concordata con lo Stato. Parola di Corte Costituzionale.

    Con una sentenza durissima la Corte Costituzionale dà ragione a Snam e si riapre la vicenda del metanodotto Sulmona-Foligno, 167,7 chilometri di linea con centrale di compressione a Sulmona (L’Aquila) che la società Snam Rete Gas ha decisamente intenzione di realizzare. L’opera è strategica e  fondamentale per l’approvigionamento energetico del Paese.  I giudici costituzionali hanno stabilito l’illegittimità di una norma della Regione, l’articolo 3 della legge numero 28 del 19 giugno 2012, cosiddetta “legge anti-metanodotto”, che modificava unilateralmente la disciplina precedente in fatto di competenze regionali sulla localizzazione e realizzazione di oleodotti e gasdotti nelle zone sismiche.  Quando si legifera su produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia, ha sentenziato la Corte, la potestà legislativa è concorrente ossia condivisa con lo Stato, che norma i princìpi fondamentali.

    “La disposizione impugnata – scrive la Consulta nella sentenza 182, depositata oggi – stabilendo l’incompatibilità a priori tra le zone sismiche del territorio regionale classificate di prima categoria e la localizzazione e realizzazione dei gasdotti di maggiori dimensioni, sottrae la scelta al confronto – viceversa necessario – tra Stato e Regione”.

    “Le norme interposte richiamate – scrive ancora la Corte riferendosi alla normativa in materia – hanno ridefinito, in modo unitario e a livello nazionale, i procedimenti di localizzazione e realizzazione della rete di oleodotti e gasdotti, in base all’evidente presupposto della necessità di riconoscere un ruolo fondamentale agli organi statali nell’esercizio delle corrispondenti funzioni amministrative, a fronte di esigenze di carattere unitario, tanto più valevoli di fronte al rischio sismico”.

    Dando ragione al governo, la Consulta boccia il fronte del no al metanodotto, che ha riunito cittadini, associazioni ed enti, con riunioni, sit-in, mobilitazioni e ricorsi.  Una protesta che dura da  4 anni, anche perché l’istanza presentata dalla Snam Rete Gas per il rilascio della dichiarazione di pubblica utilità del metanodotto fu depositata l’8 aprile 2009, appena due giorni dopo il terremoto.  Il progetto interessa molti comuni della provincia dell’Aquila: a parte la stessa Sulmona e altri centri della Valle Peligna, toccherebbe i territori dell’Aquila, Pizzoli, Barete, Cagnano, Montereale, Barisciano, San Demetrio, San Pio delle Camere, Prata D’Ansidonia, Poggio Picenze e Fagnano.

    Il presidente della Regione, Gianni Chiodi,  aveva detto in tempi non sospetti che non si poteva fare niente: “È un’opera strategica a livello nazionale che scavalca le competenze degli enti locali che possono solo esprimere il loro parere”, disse in un convegno, attirandosi accidenti a non finire.

    E adesso?

    MpL Comunicazione @ 13:45
    Filed under: News MpL

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