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    Slow Food: no ENI

    Posted on domenica 4 maggio 2008

    Il presidente regionale di Slow Food, portavoce delle istanze di circa novanta aziende vitivinicole abruzzesi, scrive al leader del PD in Abruzzo,  Franco Marini.  Una lettera sottoscritta dalle novanta tra le maggiori aziende vitivinicole abruzzesi per chiedere di "rappresentare nelle opportune sedi istituzionali la voce di decine di produttori d’Abruzzo" che ribadiscono il loro no alla realizzazione della raffineria dell’Eni ad Ortona, un progetto fortemente voluto dal presidente Del Turco.

    Il presidente di Slow Food Raffaele Cavallo torna ad occuparsi del Centro Oli facendosi portavoce di una cordata di lavoratori ed imprenditori del settore vitivinicolo che parlano di "un vero e proprio attacco al cuore della vitivinicoltura abruzzese, che si pone in netto contrasto con le politiche di sviluppo ecosostenibile che sia il mondo produttivo sia quello istituzionale hanno posto a base della loro azione". "Dopo la sospensione del progetto di realizzazione del Centro Oli dell’Eni ad Ortona (fino al 31 dicembre 2008) decisa in Consiglio regionale, sembra calato il sipario su una vicenda che desta ancora molta preoccupazione tra gli abruzzesi – si legge nella lettera a Marini – . Il Centro OLi mette a rischio, in modo irreversibile, l’intera filiera della viticoltura abruzzese, dal momento che l’insediamento dell’Eni insiste in un’area che da sola fornisce l’80% della produzione vitivinicola dell’intera regione e che dà lavoro a migliaia di aziende per lo più a conduzione familiare".  Cavallo ricorda nella lettera che il settore del vino in Abruzzo "rappresenta un comparto con un fatturato annuo di 300milioni di euro" e buona parte della produzione è concentrata nell’area interessata alla raffineria. "Mi auguro che con il coinvolgimento di uomini del calibro di Marini"  ha concluso il presidente di Slow Food Abruzzo  "si possa aggiungere un significativo tassello a quella variegata cordata che ha tenuto insieme, negli ultimi mesi, associazioni, forze politiche, cittadini, scienziati, medici e sindacati nella comune protesta contro la realizzazione dell’insediamento in Contrada Feudo di Ortona, nella convinzione che oggi c’è bisogno di una nuova economia basata sulla rilocalizzazione di produzioni e consumi, sull’accorciamento delle filiere, sulla valorizzazione delle economie locali e di piccola scala".

    MpL Comunicazione @ 09:47
    Filed under: News MpL

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