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    Sicurezza&Prevenzione. Pochi fatti, molti convegni

    Posted on lunedì 11 marzo 2019

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    Sicurezza&prevenzione. Argomenti di mille convegni e dibattiti, quasi quanto la “resilienza”. Ma cosa si fa davvero per sicurezza e prevenzione? Ancora poco, molto poco.  Troppi gli incidenti sul lavoro ed  urgente la riforma della Protezione civile, anche di livello regionale.  Dare un concreto impulso anzitutto alla ricostruzione ed alla cultura ed alle attività di  prevenzione, questo sarebbe un modo concreto di ricordare tra poche settimane il devastante sisma del 6 aprile.     

    La sicurezza è un tema quantomai attuale. In primo luogo la sicurezza sul lavoro. Si tratta di argomento socialmente molto sentito soprattutto negli ultimi 20 anni, da quando l’osservazione delle statistiche ha iniziato a stimolare un diffuso dibattito ed a sollevare la questione degli infortuni sul lavoro in Italia (INAIL).  Contrariamente a quanto si ritiene comunemente,  il numero di infortuni sul lavoro non è diminuito fisiologicamente con il passare del tempo, grazie al miglioramento oggettivo nei sistemi formativi ed educativi ed al  miglioramento complessivo delle condizioni di vita della società italiana.

    Anzi, nel frattempo sono stati individuati altri fattori di rischio per la salute dei lavoratori, dalle malattie professionali all’inquinamento elettromagnetico, per continuare con i rischi trasversali che causano stress lavorativo, burnout e mobbing.

    I governi italiani sono intervenuti più volte nel corso dell’ultimo trentennio,  con l’emanazione di leggi per garantire la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro, in particolar modo proprio negli anni Novanta quando il problema divenne un’emergenza nazionale  con una media di circa 1.500.000 incidenti annui sul lavoro e un numero di morti superiore ai 1.500/anno.

    Solo all’inizio degli anni ‘90 si pose attenzione alla materia con un testo organico, ovvero il  fondamentale Decreto Legislativo n. 626/1994.

    Da allora il numero di incidenti e di morti è nettamente diminuito, ma a tutt’oggi registriamo ancora numeri inaccettabili: oltre 600.000  incidenti sul lavoro denunziati all’INAIL con 645 morti nel solo 2018.

    Numeri inaccettabili in un Paese civile.

    Oggi la salute e la sicurezza sul lavoro in Italia sono regolamentate dal Decreto Legislativo n. 81/2008 (noto come Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro o TUSL), assieme alle disposizioni correttive contenute nel Decreto Legislativo n. 106/2009

    Si richiede uno sforzo ulteriore, soprattutto su tre filoni: informazione, formazione e controlli. La normativa italiana sulla sicurezza sul lavoro è avanzatissima. Si tratta ora di migliorarne l’applicazione e di potenziare il sistema dei controlli.  Gli incidenti vanno prevenuti. La vera sfida del futuro si chiama prevenzione sui luoghi di lavoro.

    Il tema della sicurezza richiama  quello della prevenzione in generale. Prevenzione sui luoghi di lavoro, prevenzione antisismica, prevenzione dai dissesti idro-geologici e dagli eventi naturali avversi.

    Su questo terreno siamo ancora indietro in Italia, e molto molto indietro siamo in Abruzzo.  Una priorità attiene alla riorganizzazione del Sistema della Protezione civile regionale alla luce del Decreto Legislativo 2 gennaio 2018 n. 1 “Codice della protezione civile” mediante l’aggiornamento dell’apparato normativo vigente.   La cultura della prevenzione deve acquisire un ruolo primario rispetto a quella della repressione e diventare cultura diffusa e metodo di lavoro delle istituzioni.

    Occorre una riforma epocale del sistema della prevenzione regionale.  L’unica arma di cui si può disporre per anticipare e mitigare gli effetti di eventi avversi, che si tratti di incidenti sul lavoro o di eventi naturali come i terremoti, è quella della prevenzione.  Dobbiamo sensibilizzare nei confronti di tali tematiche chi il territorio lo amministra.  Se non c’è interesse da parte degli amministratori, la prevenzione fallisce ancora prima di iniziare.

    Il secondo fattore critico sono i  cittadini, ai quali, se manca la collaborazione degli amministratori,  non può arrivare un’informazione corretta dal punto di vista scientifico. E nell’educazione dei cittadini ad una corretta informazione scientifica, la Scuola come Istituzione riveste un ruolo fondamentale.

    Al fine di realizzare una tale sinergia, la cultura della prevenzione va diffusa da amministratori sensibili a sviluppare politiche di prevenzione, da esperti di comprovata competenza (troppi ciarlatani in giro)  in grado di interpretare i dati provenienti dal territorio, nonché da cittadini consapevoli disposti ad attuare, nella quotidianità, tutti quegli accorgimenti necessari – a casa, negli ambienti urbani e sul lavoro – a rendere concreti quegli interventi che, altrimenti, resterebbero esclusivamente teorici.

    Nel programma del presidente Marsilio si prevede, e si considera cosa urgente, che i Sindaci e la regione mettano mano, da subito, alla riorganizzazione e al concreto potenziamento del Servizio di Protezione civile regionale, sia nelle sue strutture operative che nelle sue strutture di pianificazione e prevenzione.

    Occorre poi potenziare le  attività aggregative, di ricerca, studio e sviluppo delle problematiche di prevenzione degli incidenti e di protezione civile con INAIL, con le scuole, con le Università, alcune delle quali, come L’Aquila, già dedicano alcuni percorsi di specializzazione alla prevenzione ed alla protezione.

    Ciò al fine di creare un Sistema, imperniato sui Comuni,  in grado di diffondere una reale cultura della prevenzione, e di fronteggiare ogni tipologia di rischio per la salute e l’incolumità delle persone.

    Dare un concreto impulso anzitutto alla ricostruzione ed alla cultura ed alle attività di  prevenzione, questo sarebbe un modo concreto di ricordare tra poche settimane il devastante sisma del 6 aprile.   Il resto è chiacchiere.

    MpL Comunicazione @ 11:25
    Filed under: News MpL

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