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    Si dimette? Speriamo di s

    Posted on martedì 8 marzo 2011

    Si dimette? Questa volta parrebbe di sì, anche se Cialente ha gridato più volte "al lupo al lupo" ma il lupo non s’è visto. Vedremo nei prossimi giorni in quali squallidi ricatti si avviterà la piccola politica aquilana, quale sarà pure il prezzo  politico che Cialente chiederà ai consiglieri per ritirare le sue dimissioni (la legge gli dà un tempo enorme per la politica,  ben venti giorni, per ripensarci).    Che la situazione sia irrimediabilmente compromessa lo si vede dalla Torre di Babele della maggioranza. Linguaggi troppo diversi, obiettivi troppo difformi, individualismi troppo sfrenati, e troppi pesci in barile, per stare ancora insieme un lunghissimo anno.  Il centrosinistra all’Aquila è una figura retorica, un’espressione formale, nulla di più. Semplicemente, non esiste.  Ma il sindaco doveva saperlo. Troppa zavorra imbarcò per vincere, troppa zavorra accettò successivamente per sopravvivere ed ora la zattera affonda.  Sinistra  democratica parla un altro linguaggio, Rifondazione un altro ancora, il PD non è mai nato,  tutti i consiglieri sono battitori liberi.  L’Italia dei Valori critica in Consiglio ma appoggia in Giunta. Il pescebarilismo dilagante porta i suoi frutti elettorali, evidentemente.   E poi ci sono  i centrodestristi aperturisti, i dimessi ed i socialisti,  l’Udeur ed  i centristi,  l’Udc  conclavista ed i cespugli, i futuristi e gli individualisti….

    Un pasticcio indigesto anche per uno stomaco molto peloso come quello del sindaco.   Troppi i pezzi da recuperare, e chi la vuole cotta e chi la vuole cruda. Troppi i posti che sarebbero necessari per soddisfare i famelici appetiti dei coccodrilli che affollano la palude del sottobosco politico.  Troppi i mostri che si aggirano nei meandri fetidi e puzzolenti del Palazzo.

    Ma la colpa è del sindaco. Cialente è divenuto schiavo dei mostri da egli stesso evocati.  Ha commesso una lunga serie di errori, ha imbarcato  una improbabile  ciurma che ora si rivolta,  ha sopravvalutato le proprie capacità di capitano, non ha cambiato le immobili lobbies che dominano il Comune, ha predicato il merito e soddisfatto invece altre esigenze.    I temi nazionali si incrociano al Comune con la palude  amministrativa di sempre, e Cialente  quella palude  non l’ha minimamente bonificata.  Anzi, i dirigenti guadagnano sempre di più e, almeno  a guardare i risultati,  producono sempre di meno.  I salvifici assessori esterni sono stati  un disastro…il city manager….lasciamo perdere…i supertecnici….no comment…

    La gestione del post-terremoto e della ricostruzione richiede ben altra ciurma e ben altro capitano.  Sono tanti gli aquilani, di tutti gli orientamenti politici, che ci scrivono e pretendono un radicale cambiamento.  L’inerzia insopportabile nel processo di ricostruzione, l’inettitudine delle scelte amministrative, la totale disorganizzazione del Comune (vedi Tarsu, che vergogna),  gli strafalcioni quotidiani, la nullità politica dell’azione della Giunta comunale, la sudditanza  alle scelte del governo sul Progetto CASE, il movimentismo protestatario finalizzato solo alla personale visibilità del sindaco, le scelte verticistiche ed autocratiche, lo sfascio delle partecipate, la disgregazione della maggioranza  sono, purtroppo, sotto gli occhi di tutti. Sono segnali del fatto che Cialente non  è in grado di gestire l’ordinario, figuriamoci le complessità dei prossimi anni. 

    Stasera  è ripartita la stanca liturgia teleguidata  e ripetuta dagli giornalisti "amici" , che suona più o meno così:  "in questo momento tragico le dimissioni di Cialente sarebbero una iattura per L’Aquila".  E perché mai lo sarebbero? Cosa può capitare di peggio al Capoluogo  del vuoto pneumatico dell’amministrazione Cialente?

    Cosa ha fatto il sindaco in  quattro anni, oltre a tre o quattro rimpasti senza esito, un mare di assessori (l’ultima la Lady, novella aspirante sindaco), tante chiacchiere ed una montagna di promesse?  Ma davvero si può accettare la semplificazione schematica secondo la quale il sindaco "buono"   sarebbe vittima solo e soltanto dei consiglieri comunali  "cattivi"?  E sul terremoto, come giudicare la gestione del sindaco se non pasticciata, ritardata, approssimata, inefficiente, poco trasparente?

    Cialente si lamenta e piagnucola  ogni giorno. Predica bene e razzola male. Non sappiamo che dire.  Il terremoto ha scoperto la totale incapacità ad amministrare della macchina comunale.  E di chi è la colpa se non del sindaco?  Cialente è disarmante. E mentre Cialente pasticcia e litiga con la sua ex maggioranza, L’Aquila  affonda.  Un Sindaco che non riesce a governare non può ricostruire la città distrutta. L’Aquila è una città in serie ambasce, a due anni dal terremoto l’amministrazione comunale è nel caos.  Manca il piano regolatore, mancano i piani di ricostruzione,  manca la capacità di relazionarsi con il Governo ed i Commissari.

    Quale enorme delusione per gli aquilani!  Quante speranze svanite, quante attese smentite, quante promesse violate. Cialente è chiaramente in difficoltà, e questo lo vediamo tutti. Fare il Sindaco non è proprio il suo mestiere, e anche questo è evidente a tutti.   E le dimissioni del sindaco sarebbero una iattura? Ma per piacere!  Dovremmo fare il comitato per la conferma delle dimissioni del sindaco, altro che iattura!

    Meglio un ottimo medico, quale Cialente è, che un pessimo sindaco.  Cialente deve prendere atto di un irreversibile fallimento.  Il rischio vero è di continuare in questo andazzo per un altro anno ancora.

    Cialente, conferma le dimissioni. Per il bene dell’Aquila.  Sfasciati pure, ex maggioranza traditrice,  ma smetti almeno di sfasciare L’Aquila.  Andiamo a votare, subito, dopo la necessaria pausa commissariale.    Basta con le stampelle a Cialente.  Al voto.  Candidati giusti ci sono e si trovano, e  L’Aquila ha bisogno oggi come non mai di un sindaco, di un sindaco con gli attributi.
    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 00:02
    Filed under: News MpL

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