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    R&S al palo

    Posted on lunedì 23 marzo 2009

    L’Abruzzo è  una delle poche regioni tuttora prive di una legislazione in materia di innovazione tecnologica, e non stupisce quindi che sia maglia nera,  insieme al Molise, anche per la spesa pubblica e privata in Ricerca&Sviluppo (R&S).  La giunta Del Turco aveva promesso solennemente, fin dall’insediamento, di rimediare a questa lacuna incredibile, ma poi è finita come è finita.

    Siamo dunque gli ultimi tra gli ultimi, perché anche l’Italia nel suo complesso spende in R&S molto meno dei partner europei: appena l’1% del Prodotto Interno Lordo (PIL),  contro il 2% di Francia  e Germania ed il 4,5% di Finlandia e Svezia.  L’Università abruzzese, ricca di cervelli e di facoltà di primissimo ordine, potrebbe avere un ruolo centrale nella creazione di un sistema di relazioni tra ricerca, formazione ed impresa che rappresenta uno dei fattori chiave di successo dei territori ad elevata innovazione (come ad esempio, l’Etna Valley di Catania o il distretto wireless in Piemonte). 

    Sulla base delle migliori pratiche, le priorità della legge per la Ricerca dovrebbero essere:

    1) contribuire al consolidamento di una comunità regionale della conoscenza e dell’innovazione, costituita dai soggetti pubblici e privati che, nei rispettivi ambiti, operano per trasformare la conoscenza in attività produttive per via dell’innovazione. Occorre rafforzare le dinamiche del sistema produttivo regionale verso l’attività di ricerca applicata e lo sviluppo dell’economia della conoscenza, rafforzando le spinte significative che si stanno indirizzando verso questa prospettiva (ad es., la Micron per l’area di Avezzano). Occorre promuovere le sinergie tra le tante eccellenze operanti in Abruzzo in una logica di sistema (e non di settore com’è oggi),  con un atteggiamento rivolto a promuovere i fattori di competitività delle piccole imprese oggi esposte alla  concorrenza internazionale sui costi;

    2) creare un circolo virtuoso, ad oggi del tutto carente,  tra l’offerta di capitale umano e la domanda di un sistema produttivo che ne incoraggi la formazione. Il tessuto produttivo locale deve spostarsi verso una più elevata frontiera della tecnologia e quindi verso  produzioni a maggiore valore aggiunto. Altrimenti persisterebbe la situazione attuale: alla creazione di capitale umano, curata dall’Università, continuerebbe a corrispondere la fuga dei cervelli verso realtà più appetibili per i nostri migliori laureati;

    3) attrarre Investimenti Diretti Esteri (IDE). Non è un caso se l’Abruzzo è l’ultima regione in Italia anche per capacità di attrazione di investimenti esteri. Infatti, gli IDE sono attratti dai sistemi  territoriali dove è elevata la dotazione di capitale umano ed a loro volta generano effetti positivi, sul territorio che li riceve, che vanno ben oltre la massa salariale distribuita e gli acquisti ai fornitori. Gli IDE generano importanti effetti di spillover, ossia di trasferimento geografico dell’innovazione tecnologica. La capacità di attrarre investimenti da parte di imprese multinazionali attive in settori innovativi deve essere incoraggiata dalla Regione, perché riveste un ruolo centrale per lo sviluppo del territorio;

    4) assegnare alle Università abruzzesi la responsabilità del Parco Scientifico e Tecnologico d’Abruzzo. Il Parco dovrebbe creare, in stretta sinergia con le Università,  un sistema di relazioni tra Enti di ricerca e formazione, imprese ed istituzioni che faciliti la circolazione delle idee. Dovrebbe accelerare i processi innovativi grazie alla contiguità di cervelli e laboratori e all’approccio interdisciplinare tipico della ricerca applicata. Dovrebbe puntare alla multisettorialità ed all’integrazione dei saperi, essere un polo d’attrazione di talenti anche stranieri. Il Parco oggi  non funziona, deve profondamente cambiare. La nuova legge sulla R&S è l’occasione per farlo;

    5) recuperare le risorse improduttive. La nuova legge avrà un impatto significativo sullo sviluppo regionale  se le attività di R&S specificamente finanziate dalla Regione, e co-finanziate da banche e  imprese, assorbiranno significative risorse umane e strumentali. In Abruzzo la R&S assorbe in totale un modesto 0,8% del PIL, che dovrebbe raddoppiare soltanto per essere in linea alle regioni europee che spendono meno. I soggetti privati dovranno fare la loro parte, così come appare indispensabile una partecipazione delle Fondazioni bancarie. La nuova legge costituisce anche l’occasione per una riorganizzazione degli Enti strumentali regionali, molti dei quali potevano essere utili in passato ma non lo sono più oggi (ad es.,  Consorzi per lo sviluppo industriale, Ciapi, Abruzzo Lavoro, Abruzzo Sviluppo). Gli enti inutili sono dotati di risorse umane, sovente pregevoli, e di importanti risorse finanziarie che potrebbero essere opportunamente  re-indirizzate, insieme ai fondi per la formazione professionale,  per aiutare la necessaria transizione dell’economia regionale verso un’economia avanzata della conoscenza.

    Cosa dire? Speriamo che Chiodi faccia meglio di Del Turco. Speriamo…

    MpL Comunicazione @ 11:25
    Filed under: News MpL

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