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    Rimpasto all’andazzo

    Posted on venerdì 9 gennaio 2009

    La verifica politica annunciata da Cialente dopo le dimissioni (o fuga?) dell’assessore Di Cocco ed i malumori del Consiglio si risolverà probabilmente in un rimpastino gattopardesco, data la confusione che regna all’interno della malandata maggioranza che governa (governa?) il Comune.  L’Italia dei Valori guarda giustamente con diffidenza al potenziamento della sua presenza in Giunta, che porterebbe molti danni e pochi benefici al partito, mentre la sinistra della maggioranza è ad una passo dalla rottura. Il documento ridicolo varato ieri dai capigruppo della maggioranza va letto solo come una mossa tattica: le decisioni si prenderanno altrove, nei soli segreti caminetti della politica politicante dove Cialente proverà a far quadrare il cerchio.  Ma ciò che sorprende, dalle parole di Cialente e del PD, è che l’orchestra che governa (governa?) la città non voglia cambiare musica. Alla fine il programmino fasullo  partorito dai capigruppo,  pomposamente scritto, è un frullato di cose piccole, di cose sbagliate e di cose semplicemente irrealizzabili….


    In verità,  si continuerà nell’andazzo di sempre. Ed anzi, per soddisfare gli appetiti dei partitini, non basterà far fuori la Giangiuliani, la Celi,  la Tarquini e forse Sconci. Sarà necessario moltiplicare posti e prebende nelle già disastrate società del Comune e negli staff degli assessori, che dovevano essere 8 (secondo le promesse di Cialente) ed invece saranno come minimo 10 se non 12. 


    Il criterio del merito e delle competenze resta ancora completamente nell’ombra. Il quadro delle nomine sinora effettuate da Cialente, e di quelle che si prospettano,  è sconfortante. Le eccezioni sono poche. L’operatività delle troppe strutture del Comune non è minimamente migliorata, dopo quasi due anni, e questo suscita più di una perplessità sui criteri di selezione adottati.


    Si rileva soprattutto la massima commistione tra "indirizzo politico" e "regole del gioco". 


    Le "regole del gioco" sono quelle che i partiti politici devono rispettare, indipendentemente dal vantaggio di parte o personale che potrebbero ricavarne. L’"indirizzo politico"  attiene invece alle scelte di governo: sono quelle scelte di carattere generale che ciascuna parte politica adotta nell’agone democratico per trarre il massimo vantaggio per la  parte o corrente di appartenenza.  Nelle democrazie liberali le "regole del gioco" sono  scritte nella Costituzione, nelle leggi e sono anche quelle, non scritte,  che suggeriscono a chi ha vinto di operare secondo buon senso e di non confondere "indirizzo politico" con le "regole del gioco" stesse.  A giudicare dai quasi due anni di governo Cialente  la sensazione è che il confine   fra "regole del gioco" e "indirizzo politico" sia stato ampiamente travalicato    Non è stato operare secondo buon senso il fatto che il centro-sinistra, dopo aver predicato per anni, e giustamente, il  pluralismo ed aver accusato, non senza ragione, il centro-destra di essersi appropriato di tutte le leve del potere e di avere occupato sistematicamente tutte le postazioni, si sia comportato esattamente allo stesso modo.


    Qui non si discute del diritto di chi governa di nominare persone di propria fiducia e quindi operare un ricambio di uomini e di indirizzi ai vertici degli organismi,  che è cosa normale in una democrazia fondata sull’alternanza fra schieramenti portatori di orientamenti ideologici e politici diversi.  Ma se gli orientamenti culturali e politici hanno un’influenza legittima, sui comportamenti degli uomini, è anche un fatto che una partita nella quale non ci siano più orientamenti diversi a  confronto non sia più una partita, ma un pericoloso monologo.  Non vi è più posto, nelle democrazie,   per il vecchio Principe cui Machiavelli aveva affidato il  compito di liberare l’Italia dal "barbaro dominio". Non vi è più posto per una gestione satrapica del potere, per l’arroganza dei pochi del PD della maggioranza governante, per le elargizioni di posti e prebende da dirigente apicale a pochi  amici  non per meritocrazia ma per utilità o simpatia.


    Ci chiediamo se  sia tanto difficile, per  chiunque vada al governo in questa disgraziata città,  malata di lobbies dedite al più spietato "familismo amorale",  individuare uomini e donne di grande capacità ed esperienza, non necessariamente "amici",  da nominare a capo di almeno una piccola parte delle strutture pubbliche.   La percezione che i cittadini  hanno della politica è importante per il loro giudizio sui politici e per il loro senso di appartenenza nei confronti delle istituzioni. E la percezione degli aquilani dell’era Cialente è che nulla, ma proprio nulla,  sia cambiato, e quel poco che è cambiato è sovente cambiato in peggio. Una percezione davvero poco esaltante, alla quale il Sindaco non può porre rimedio. E’ entrato nelle sabbie mobili, ed il gorgo lo tira giù, giù, giù…


    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 12:45
    Filed under: News MpL

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