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    Rilanciare le 150 ore

    Posted on lunedì 3 luglio 2006

    per garantire la formazione continua
     
    Si possono garantire uguali opportunità per tutti solo attraverso un accesso al sapere e alla conoscenza non limitato alla fase scolare, ma assicurato per l’intero percorso di vita. E’ una considerazione largamente condivisa: in gioco,  come qualcuno ha detto, ci sono la libertà delle persone e il rispetto del principio di uguaglianza, ma anche la capacità del Paese di essere realmente competitivo. Il diritto all’apprendimento permanente deve essere però concretamente esercitabile. E’ ancora troppo bassa la quota di italiani in età da lavoro (25-64 anni) che è riuscito a conseguire (almeno) il diploma di scuola secondaria superiore: appena il 44 per cento, ventuno punti in meno del dato medio dei Paesi Ocse. Così, quote consistenti della popolazione possiedono la sola licenza media; rendendo così più che mai necessario progettare interventi formativi per allievi impegnati ad affrontare con un titolo di studio basso un mercato del lavoro sempre più competitivo e specialistico. Peraltro, l’Isfol ci dice che oltre un milione di giovani fra i 18 e i 24 anni si trova in una condizione di bassa qualificazione scolastica cui non ha fatto seguito una forma strutturata di formazione professionalizzante. In altre parole, quanti abbandonano prematuramente la scuola hanno minor propensione verso attività corsuali di formazione professionale. Al contrario di coloro che riescono a concludere il proprio percorso di studi; con il risultato che dalle opportunità formative restano esclusi proprio i soggetti con maggiori carenze culturali o professionali. Così come molto bassa è la quota di adulti che partecipano ad attività formative: il 4,2% (meno della metà della media Ue).
    In passato le cosiddette "150 ore" furono una conquista sindacale, che consentì a molti lavoratori di poter studiare, continuando ad essere remunerati. Qualche tempo fa le Acli hanno proposto di rilanciarle, al fine di consentire l’accesso ad opportunità individuali di formazione o ai servizi di orientamento, bilancio di competenze e ricollocazione. Può essere una strada non solo percorribile, anche ipotizzando la facoltà per il lavoratore di utilizzare, con un congruo vantaggio fiscale, parte del proprio Tfr; ma anche molto utile, nell’ottica della prevenzione delle situazioni di crisi aziendale.
    MpL Comunicazione @ 08:00
    Filed under: News MpL

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