• Calendario/Archivio

  • dicembre: 2019
    L M M G V S D
    « Nov    
     1
    2345678
    9101112131415
    16171819202122
    23242526272829
    3031  
    Riflessione breve sulla manovra economica del Governo

    Posted on lunedì 15 ottobre 2018

    Trattato di Maastricht, correva l’anno 1992

     

    di Piero Carducci, economista

    Nell’incandescente dibattito in atto sulle rigide regole europee, come i famosi parametri sul deficit/PIL, c’è un punto cruciale che quasi tutti gli “analisti” della carta stampata dimenticano (o fanno finta di dimenticare). Il caposaldo del Trattato di Maastricht del 1992, poi ripetuto in tutti gli altri Trattati, era quello di garantire la piena occupazione e il potenziamento dello stato del benessere. E non a caso dico che l’obiettivo “era” la piena occupazione, perché questo obiettivo primario è miseramente fallito. L’austerità finanziaria – mi sembra evidente –  non ha portato né piena occupazione né potenziamento dello stato del benessere. Un solo Paese ha beneficiato pienamente dei trattati: la Germania, peraltro graziata nel 1990 dall’obbligo del rispetto dei parametri con una enorme cancellazione del debito.

    Questo è il vero scontro in atto in Europa: l’assunto dei Trattati, a partire da quello famigerato di Maastricht, è che la stabilità monetaria e finanziaria sia l’essenziale presupposto della crescita del reddito e quindi dell’occupazione. La teoria economica non lo esclude, la teoria monetarista invoca la stabilità come presupposto dello sviluppo, ma l’esperienza pratica dal 1992 ad oggi ha del tutto rinnegato la validità di questa ipotesi.

    Dopo 26 anni di austerità, siamo più poveri, più disoccupati, più disorientati ed anche più cattivi, rispetto al 1992. Il sogno europeo si è infranto sul Patto di Stupidità, come è stato ribattezzato l’accordo di Maastricht, ed i “populismi” altro non sono che la reazione della gente al fragoroso infrangersi del sogno europeo.

    Dopo il fallimento evidente dell’assioma “la stabilità monetaria porta prosperità” sarebbe il caso di sperimentare una formula diversa di politica economica, almeno per qualche anno. Il Ministro Savona è stato chiaro a proposito: occorre fare, a distanza di cento anni, ciò che fece Roosevelt col  “new deal”, quando fu messa insieme la parte industrializzata del nord degli Stati Uniti con la parte agricola in un progetto corale di riforme e sviluppo.

    Occorre quindi un “new deal” per l’Italia e per l’Europa. Le politiche economiche centrate sulla stabilità finanziaria hanno generato disoccupazione, disagio sociale e diffusa povertà. Tanto più che l’Italia ha spazio per una politica economica espansiva, con un eccesso di risparmio di 50 miliardi (dati DEF). Possiamo permetterci una politica economica che miri ad assorbire questo spazio. Nel DEF è chiaramente espresso un concetto: se non facciamo niente il risparmio in eccesso sarà di 160 miliardi nel prossimo triennio. Questo significa che il rispetto del “Patto di Stupidità” ci porterebbe a vivere ben al di sotto delle nostre possibilità. Non siamo un Paese di scialacquatori, ed anzi di risparmiatori, e non sarà un deficit/PIL al 2,4% a portare carestie, guerre e disastri, come scrivono da un mese alcuni “analisti”, amplificati dalla grande stampa, evidentemente funzionali ad interessi costituiti.

    Il tentativo del Governo, che potremmo definire di matrice keynesiana, è quello di riaprire i rubinetti della spesa pubblica per investimenti, spesa sociale e consumi, un ambizioso programma che si scontra con i rigidi parametri di Bruxelles.

    Non possiamo, per rispettare fantasiosi parametri privi di qualsiasi base scientifica, non rispondere al vertiginoso aumento della povertà in Italia, soprattutto fra i giovani e le famiglie numerose e nelle regioni meridionali del Paese.

    Non possiamo, per rispettare fantasiosi parametri privi di qualsiasi base scientifica, mandare i cittadini in pensione a 80 anni, dopo una vita di lavoro e sacrifici, impedendo di fatto ai giovani l’accesso al mercato del lavoro.

    Non possiamo, per rispettare fantasiosi parametri privi di qualsiasi base scientifica, mandare in malora strade, autostrade e reti internet, per l’assoluta impossibilità di finanziare grandi e strategici progetti di infrastrutture materiali ed immateriali, essenziali per la futura crescita del reddito e dell’occupazione.

    Il rapporto deficit/PIL scenderà, è questa la scommessa, soprattutto perché nel prossimo triennio crescerà il PIL grazie ad una politica moderatamente espansiva.  Abbiamo bisogno di maggiori investimenti, questo mi sembra un punto sul quale non si può che essere d’accordo, ed il programma di Governo è sin troppo prudente!!!

    La scommessa di fondo del DEF è di incrementare il reddito reale, senza problemi di stabilità monetaria, perché le previsioni dicono che l’inflazione è sotto controllo. Anche lo spread, secondo i calcoli, si terrà stabilmente sotto la soglia di allarme. Le preoccupazioni sono più legate al comportamento dei mercati finanziari internazionali, anche qui per gravi colpe dell’Europa, che non ha creato uno scudo protettivo per il debito pubblico e per l’assenza di una banca centrale europea che a un certo punto abbia pieni poteri di intervenire come “lender of last resort”, ovvero investitore di ultima istanza.

    Lo schema del DEF, quindi, per me economista keynesiano è uno schema coerente, e non posso che concordare con il ministro Savona. Almeno proviamoci! O vogliamo continuare a generare povertà e disoccupati per rispettare dei parametri stupidi che hanno fallito nei presupposti e negli esiti?

    Piero Carducci, economista

     

    MpL Comunicazione @ 13:27
    Filed under: News MpL

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *