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    Ricostruzione, polemica Frattale vs. Rainaldi

    Posted on sabato 5 ottobre 2013

    Polemica  tra associazioni di categoria aquilane sul tema caldo delle grandi aziende  che acquisiscono numerose commesse per la ricostruzione post-sisma, poi fanno le scatole cinesi o finiscono in difficoltà mettendo a repentaglio subappaltatori e fornitori del territorio, oltre che gli stessi lavoratori. Le opposte opinioni sono di Ezio Rainaldi, delegato in materia da Confindustria e Gianni Frattale, presidente provinciale Ance.

     

    RAINALDI: ”TETTO MASSIMO DI COMMESSE ALLE AZIENDE” –  Il concordato preventivo di Consta segue i casi Stade e Mazzi: è l’ennesima riprova che dobbiamo intervenire d’urgenza e con regole precise, che sottraggano il territorio alla disperazione di gente più disperata di noi: lo abbiamo detto da sempre ma siamo stati additati come campanilisti. Adesso lo esigiamo.

    Su quali potrebbero essere le regole non dobbiamo ragionare tanto, sarebbe sufficiente stabilire un tetto di commesse oltre il quale ciascuna azienda non può andare, a prescindere dal fatturato.

    L’errore è stato proprio assegnare lavori a chi esibiva grandi fatturati: forse sfugge a qualcuno che il fatturato non è sinonimo di solidità e di liquidità, e men che meno di serietà professionale?

    Ebbene in forza di questa logica perversa è accaduto che le grandi imprese che sono venute all’Aquila hanno preso per il naso anche le banche, e poi, a cascata, fornitori, piccole imprese in subappalto, condomini, la Città intera. Altro che camorra, le prime da tenere sott’occhio sono proprio la logica comune e le regole classiche.

    Ecco, dunque non di campanilismo trattasi ma di protezione del territorio, che significa non sole evitare danni allo stesso ma addirittura gettare le premesse per una crescita da parte di chi ha garantito serietà e solidità negli anni: le PMI, dunque dalle piccolissime alle medie, hanno l’occasione di fare un salto epocale consorziandosi, generando dunque impresa di nuova generazione e catena del valore..

    Le aziende che si sono “squagliate” dopo aver acquisito i cantieri o dopo averli portati a termine consegnando case più rovinose di quelle terremotate (che adesso i cittadini si trovano a dover ristrutturare di tasca propria: tanto valeva averlo fatto 4 anni fa e non essere stati sfollati fino a oggi) sono venute qui già in sofferenza e pensavano di risanarsi con i cantieri del sisma: è legittimo, ma perché non decidere di ridurre il rischio lavorando con le imprese del territorio?

    Tra noi ci conosciamo tutti, le banche stesse ci conoscono e certo non le incantiamo con uno scatolone di fatture: ecco, questo è il valore che esprime il territorio. E non si chiama campanilismo, si chiama conoscenza, padronanza, appartenenza.

    Ma v’è di più, perché non solo abbiamo tolto lavoro alle imprese aquilane ma abbiamo pure impedito a quelle in crisi di puntare sul sisma preferendo dare questa opportunità ad emeriti sconosciuti che poi non abbiamo più riacciuffato, con tutti i danni che conseguono. Questo si che si chiama fare affari.

    Ora, senza demonizzare le grandi imprese che vengono da fuori regione, dobbiamo tenere ferma una graduatoria nella quale la provincia è al primo posto, e l’Abruzzo al secondo.

    La situazione di oggi rievoca un po’ il vecchio Obiettivo 1: soldi pubblici, tanti, finiti i quali le grandi aziende piovute qui se ne sono tornate da dove erano venute e niente è rimasto sul territorio.

    Vogliamo fare il bis o vogliamo credere che vent’anni sono serviti per una crescita della società civile e di quella imprenditoriale?

    Allora, la regola del tetto alle commesse e della preferenza per le aziende del territorio raggiungono i seguenti obiettivi:

    – ridistribuiscono il lavoro su tutti, grandi e piccoli, con un principio inclusivo

    – non condannano la collettività alla tragedia di uno: il fallimento di un’azienda con mille addetti è una tragedia, se gli addetti sono 100 la situazione cambia

    – ci proteggono dalle imprese in crisi perché sia i committenti (condomini) che le banche conoscono la situazione di ciascuna impresa

    – nascita di consorzi tra piccoli, piccolissimi e medi che generano e rigenerano valore presente e futuro per L’Aquila

    Insomma parametri/requisiti come territorialità, consolidamento e posizione finanziaria proteggono il territorio e Noi le esigiamo. Subito.

     

    FRATTALE: ”NO AL TETTO, SFIDA SU PARAMETRI DI LEGALITA” –  Che ci si debba difendere dalle imprese mordi e fuggi, che non lasciano valore aggiunto sul territorio, e da quelle che mirano ai contributi della ricostruzione per risanare bilanci disastrati e poi lasciare i lavori a metà con tutte le conseguenze per i cittadini, Ance L’Aquila lo dice da tempo.

    Ma non solo lo dice, lo persegue direttamente come uno degli obiettivi prioritari in tutti i tavoli istituzionali, governativi, tecnici a cui partecipa da quattro anni e mezzo.

    Ci fa piacere che anche Confindustria sia dello stesso parere ma forse la ricetta proposta, quella di impedire alle imprese di andare oltre un tetto di commesse è una soluzione ingenua e illusoria.

    Il tema, e gli edili lo sanno, è stato sviscerato in tutte le sue sfumature nei tavoli con il ministero per la Coesione territoriale, competente per la ricostruzione tramite il capo dipartimento Aldo Mancurti.

    C’è grande sensibilità su questo obiettivo, ma pochi strumenti legittimi. Ogni tentativo legislativo di limitazione dei lavori per un’impresa si scontra con le regole del libero mercato e della libertà d’impresa.

    Una simile imposizione quindi aprirebbe contenziosi immediati e sicuramente perdenti per l’amministrazione e per gli imprenditori locali. Non si può impedire a un’impresa sana che ha sempre rispettato i patti contrattuali e riconsegnato lavori di qualità e per tempo di acquisire commesse, di crescere e di creare lavoro e sviluppo nel Paese. E sorprende che sia proprio Confindustria a proporlo.

    Quello che possiamo fare invece è far leva sulle nostre credenziali d’imprenditori che hanno la loro storia lavorativa e personale ben radicata nel territorio. Nel nostro territorio regionale, storicamente lontano da contaminazioni della criminalità, la credibilità d’impresa e la reputazione possono fare la differenza.

    Per questo Ance L’Aquila da sempre insiste sulle politiche di legalità e trasparenza come il rating, una specie di pagella pubblica di qualità sulle capacità reali di un’azienda; l’elenco degli operatori, liste di imprese sane e controllate, depositate nelle prefetture; le polizze assicurative e fidejussorie sui cantieri per coprire i rischi di ritardi e lavori non eseguiti o eseguiti male ed altri validi strumenti contrattuali su cui il cittadino e le amministrazioni possono far leva.

    Sul rispetto di queste regole sfidiamo le imprese di fuori. Perché sul rispetto di queste regole la competizione non è fra imprese grandi o piccole, locali o forestiere, ma fra imprese oneste o meno.

    Se ostacoli si vogliono mettere, possono essere solo ostacoli all’illegalità. Per il resto è il cittadino committente, che sceglie a chi affidare i lavori, a dover fare scelte oculate.

    Le imprese iscritte ad Ance sono in grado di fornire certezze ai committenti proprio per le politiche cui abbiamo improntato il nostro contributo alla ricostruzione, lavorando in continua sinergia con le istituzioni agli strumenti di garanzia e controllo.

    MpL Comunicazione @ 20:00
    Filed under: News MpL

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