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    Occorre cambiare passo

    Posted on venerdì 11 giugno 2010

    Pubblicato su Abruzzo Impresa-Il mensile del manager, maggio 2010. Direttore: Eleonora Lopes

    Terremoto.  Il Governo ha fatto fronte all’emergenza, con una mobilitazione straordinaria e da tutti riconosciuta, assistendo oltre 70.000 persone, evitando una diaspora che sarebbe stata letale per il futuro del Capoluogo e degli altri Comuni del cratere. In tempi rapidi sono stati ripristinati i servizi essenziali e realizzati alloggi per oltre 20mila persone, evitando il calvario dei “container” che ha segnato la storia di altri terremoti italiani. Gli uffici pubblici, l’importante Università dell’Aquila, la scuola di ogni ordine e grado hanno ripreso le attività, evitando anche per tale via l’emigrazione delle famiglie per motivi di studio o di lavoro.

    La primissima fase dell’emergenza è finita, ed ora occorre rilanciare l’economia ed avviare la ricostruzione vera. Nelle scorse settimane il Governo ha rovesciato lo schema: devono essere  i livelli locali (Regione, Provincia e Comune) a farsi carico delle decisioni da adottare, della definizione delle priorità, delle condizioni affinché i programmi e i progetti abbiano tempi ragionevoli e certi. Il Governo non si defila – si legge nei documenti ufficiali – ma partecipa mettendo a disposizione risorse finanziarie e logistiche per la ricostruzione ed attivando progetti di grande respiro (come la “zona franca”) per la ripartenza dell’economia aquilana.

    E qui iniziano i problemi.

    Sono in grado le istituzioni locali di farsi carico della ricostruzione? L’impressione degli aquilani è che il Comune e la Regione non siano nelle condizioni di gestire i mille impegni e le mille complessità connesse al processo della ricostruzione. In altri termini, da quando Guido Bertolaso si è defilato, lasciando quasi tutte le incombenze al livello locale di Governo, la macchina si è inceppata e quasi fermata. Restano 34.326 cittadini in attesa di rientrare nelle proprie abitazioni. Molte di queste abitazioni hanno patito danni leggeriche possono essere riparati in poche settimane di lavoro. Sarebbe bastata una perizia giurata da parte di un tecnico di fiducia, l’erogazione di un contributo diretto al cittadino beneficiario, uno scrupoloso controllo finale. Ed invece no: siamo caduti nelle paludi micidiali della burocrazia e dopo un anno dal terremoto la ricostruzione leggera è appena iniziata. Tra i giri di walzer di Fintecna, ReLuis, Cineas e Comune,  è stato complicato e rallentato tutto fino al grottesco ed all’esasperazione di cittadini che non sanno più dove sbattere la testa.

    Non basta purtroppo l’ottimismo  per accelerare i lavori. Per snellire le procedure, abbattere le rendite di posizione, eliminare circuiti burocratici tanto clientelari quanto inutili, non bastano le conferenze stampa. Ci vuole leadership, determinazione, forza di carattere, capacità di contrastare anche gli interessi di bottega della propria parte politica, nell’interesse superiore della ricostruzione. Questo andazzo di lungaggini e burocrazia non può continuare: se per l’approvazione di una richiesta di contributo per abitazioni B e C ci sono voluti mediamente 200 giorni, quali saranno i tempi per gli edifici classificati E e per il centro storico? E se per i lavori di una edificio B ci sono voluti mediamente 6 mesi – per quei pochi che sono stati completati -, quanto ci vorrà per i condomini "E" (gravi danni strutturali)  e per la zona rossa?

    Tempi biblici, quelli che dobbiamo attenderci, tempi che L’Aquila non può permettersi, pena l’irrecuperabile e definitiva decadenza. La colpa di queste lungaggini è nota. Le conseguenti ricette sono condivise, ed occorre operare subito una drastica semplificazione delle procedure e dell’architettura barocca di ordinanze e direttive. Le linee guida, inoltre, dovrebbero essere scritte in italiano, e non in quel linguaggio "burocratese", un mix di gergo ministeriale ed ermetismo urbanistico, fatto apposta per leggere tutto ed il contrario di tutto e lasciare campo libero ad una burocrazia "discrezionale".

    Molti aquilani iniziano a sussurrare "ridateci Bertolaso", che ha il carisma per imporre soluzioni nuove e la forza necessaria per penetrare il muro di gomma della burocrazia. Gli aquilani sarebbero più tranquilli con Bertolaso e Gabrielli (capace  ex Prefetto dell’Aquila) al timone della ricostruzione, nelle giuste postazioni (Bertolaso come Commissario governativo e Gabrielli come Capo Dipartimento Protezione Civile). Il tempo s’è fatto breve, e la ricostruzione vera deve partire subito. Con l’ottimismo dei desideri L’Aquila non riparte, né oggi né mai.

    Piero Carducci



    MpL Comunicazione @ 20:00
    Filed under: News MpL

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