• Calendario/Archivio

  • aprile: 2021
    L M M G V S D
    « Mar    
     1234
    567891011
    12131415161718
    19202122232425
    2627282930  
    1703, un modello da seguire

    Posted on lunedì 20 giugno 2011

    In corso di pubblicazione su “Abruzzo Impresa – il mensile del manager”

    Ore 18.30 del 2 febbraio 1703, giorno della Candelora. Ottocento aquilani trovarono la morte nella Chiesa di San Domenico, con i ceri in mano. Tutto il contado fu raso al suolo dalla furia distruttiva di un devastante terremoto. Seimila morti nell’aquilano, quasi tremila nella sola citt dell’Aquila (un terzo della popolazione), distruzioni ben superiori a quelle del pur drammatico sisma del 6 aprile 2009, una societ ed uneconomia azzerate. Questo lo scenario di profonda desolazione che si present, dopo appena dieci giorni dal sisma, al Vicario Generale degli Abruzzi, il Marchese della Rocca Marco Garofalo, prontamente inviato da Napoli. Un commissario straordinario, diremmo oggi, con ampi poteri che seppe affrontare con grande capacit ed intelligenza lemergenza, senza mai separarla dalla ricostruzione. Gli aquilani superstiti furono convinti a non abbandonare la loro citt, furono subito sistemati ospedali, acquedotti e forni, si riaprirono le strade principali del commercio, si portarono via le muraglie dirute, ovvero le macerie, che ingombravano ogni dove. Insomma scrive lo storico Walter Capezzali si documenta una forte volont di rinascita e ricostruzione che in effetti doveva dare gradualmente i suoi frutti positivi. Il drammatico momento del terremoto ancora significativo punto dintersezione tra le due storie civile ed ecclesiale, quando la diocesi risulta affidata a un vicario capitolare, Francesco Antonelli, il cui nome si conta tra gli oltre 2400 abitanti periti sotto le macerie, lui rimasto sotto quelle del Duomo, crollato come quasi tutte le numerose chiese della citt. E la Chiesa aquilana scrive ancora Capezzali risorse anche materialmente, come il resto della struttura urbana e contro le insistenti e funeste previsioni di una fine senza scampo, con un grande protagonista di questo miracoloso recupero, il vescovo Domenico Taglialatela, che volle reagire con provvido decisionismo: promuovere un sinodo, restaurare la Cattedrale, istituire una nuova Accademia.
    Lazione del commissario Garofalo, personaggio di grande spessore, fu estremamente incisiva. Riusc sempre a farsi rispettare dal potere centrale, attraverso una dialettica serrata ed a volte polemica, si assunse enormi responsabilit, per la tutela della salute, dei beni dei cittadini e dellordine pubblico, nonch per limmediato avvio della ricostruzione.
    Fu lartefice di una geniale intuizione e riusc ad ottenere il provvedimento decisivo per la rinascita aquilana: lesenzione dai pagamenti ordinari e straordinari di tutte le tasse per almeno dieci anni.
    Il provvedimento diede un enorme impulso allopera di ricostruzione: LAquila zona franca attir gente di ogni risma e ceto sociale, e moltissimi possidenti, commercianti ed imprenditori, dal contado e dal Nord, soprattutto da Milano, attirati dalle esenzioni e dai privilegi fiscali. La stessa economia cittadina, cos ricostituita e rinvigorita da potenti iniezioni di capitali privati, gener le risorse per uno sviluppo autopropulsivo che port gradualmente seppur lentamente alla rinascita aquilana, determinando un assetto sociale pi avanzato ed uneconomia pi ricca e moderna.
    E dopo il sisma del 2009? Ottima la gestione dellemergenza, come nel 1703, ma per il dopo non si percepisce unidea strategica di fondo come quella del Garofalo sulla zona franca n una determinazione forte alla ricostruzione nellinnovazione. La magamacchina politica-amministrativa messa in piedi per gestire la ricostruzione appare, ogni giorno di pi, del tutto inadeguata a gestire la situazione. Ma la constatazione che pi addolora lo smarrimento dellobiettivo comune della rinascita della citt. Tra un sindaco ormai in campagna elettorale ed amministratori attenti solo al loro tornaconto elettorale, si smarrito il seme che fu la forza determinante nel 1703: lunanime forza di reagire, lo spirito di cooperazione nel comune e convergente interesse.
    Sarebbe bene cominciare a far saltare qualche testa, se si incapaci di cambiare le regole del gioco. La ricostruzione ferma. O sono sbagliate le regole o sono incapaci le persone, o tutte e due le cose. Se difettano le regole, il commissario Chiodi avrebbe gi dovuto modificarle, se difettano le persone, si trovi la maniera di sostituirle o scavalcarle. Gli aquilani sono stufi di questa palude e di questi miasmi. E intollerabile il fatto che si fece addirittura meglio nel 1703, se si considerano i limitati mezzi ed il contesto arretrato dellepoca.
    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 15:22
    Filed under: News MpL

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

    Questo sito web utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione, gestire l'autenticazione e altre funzioni. Privacy policy

    WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com