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    Questionario, carta straccia

    Posted on giovedì 3 settembre 2009

    Bisognerebbe invitare l’Istat, a far tesoro delle tecniche di censimento adottate nell’aquilano, dopo il terremoto, tanti e tali sono stati i questionari compilati dai cittadini. La popolazione ha fornito i propri dati in continuazione, negli alberghi o dalle case, per finire con le tendopoli, lo ha fatto con l’Esercito, con la Protezione civile, con le Forze dell’Ordine, e indirettamente con i sopralluoghi per le agibilità, che avrebbero dovuto fornire un quadro demografico immediato, seppur in itinere. E invece, no. Oggi a distanza di cinque mesi, viene fuori che le casette antisismiche non basteranno, e non sono fatte su misura, per le esigenze abitative dei nuclei familiari.
    Il Comune, di suo, avrebbe dovuto avere già da aprile, il quadro della situazione, visto che ogni anno invia dati demografici all’Istat, che li elabora, sfornando periodicamente fotografie attendibili, aggiornate sul sito, sul tessuto sociale di ogni amministrazione locale del Paese. Gli ultimi dati ufficiali della Protezione civile, sul fabbisogno abitativo dovuto al sisma, parlano un linguaggio chiarissimo: il 60% di chi vuole un tetto, è composto da una o due persone, il 19% da tre; e via via percentuali più basse per i nuclei familiari più numerosi, mentre gli stranieri che hanno bisogno di una casa, rappresentano solo il 6%, di cui il tre, costituito da extracomunitari. Quanto tempo ha assorbito, il "dibattito" sui criteri che il Comune ha dovuto stabilire, per l’assegnazione delle casette? Troppo, considerato che lo ha solo perso, dietro al diritto sì o diritto no per gli stranieri, imponendo priorità per le famiglie con "i" figli, che rappresentano solo un piccolo spicchio della popolazione, con il risultato che ha probabilmente stilato criteri inutili, discussioni sterili, per arrivare alla determinazione che il 60% degli aquilani, vive da solo o con un’altra persona. Come mai, l’amministrazione comunale non ha fornito a Bertolaso, i dati demografici della propria città, specchio sicuro dell’attuale fabbisogno? E se mai lo avesse fatto, perché il capo della Protezione civile, si è affrettato a bandire gare per fare case dai tagli enormi, e assolutamente inutili per gli aquilani?
    Non è detto che ogni calamità naturale, assomigli alle altre, non è detto dunque, che moduli abitativi per famiglie numerose, rispondano alle esigenze di ogni territorio colpito da disastri, eppure nell’aquilano, fin dall’inizio, le "cose" hanno preso la piega che evidentemente dovevano prendere.
    Si arriva così agli sgoccioli estivi, per scoprire che questi mastodontici cantieri, che lavorano a rotta di collo anche di notte, non riusciranno a soddisfare il fabbisogno demografico dell’Aquila.
    Che fine ha fatto il lavoro del Sed spa, che avrebbe dovuto elaborare dati anagrafici e demografici per il Comune, e pagati per questo, profumatamente dalla Protezione civile?
    Massimo Cialente, non ha avuto mai le idee chiare, e continua a non averle, trascura le superficialità del servizio demografico locale, preferendo cavalcare il "piccio" per cui le casette non basteranno, quindi meglio puntare anche a quelle mobili.
    Per il cittadino il bilancio è invece un altro: il Sindaco, e la sua squadra non conoscono il tessuto demografico della propria città, hanno dato il via libera al "Piano Case" di Berlusconi, sostenendolo nell’individuazione delle aree, senza neanche imporsi, e lo avrebbero potuto e dovuto fare, sui tagli da dare agli appalti. La Protezione civile, d’altra parte, questi dati non li avrà neanche chiesti, sapendo fin dall’inizio cosa avrebbe dovuto (o voluto?) fare, e quale via intraprendere. Non ritenendo neanche di dover affiancare, agli squadroni di giovani, assoldati e incanalati nella Reiss Romoli per inserire dati sulle agibilità, tecnici e statistici in grado di dare, per tempo, senso ed utilità, alle migliaia di numeri inseriti in centinaia di pc. Sperpero ed ancora sperpero, questo è il magro bilancio che il cittadino può fare, di milioni di euro spesi in costruzioni fatte a misura di nuclei inesistenti, e tolti alla ricostruzione vera, in nome di un’organizzazione militarista che si muove sempre allo stesso modo. O almeno questa, è l’ipotesi più sana da ventilare. Non resta quindi, per l’ennesima volta, rilevare l’inefficienza e l’incapacità di questa amministrazione che ha ignorato il proprio tessuto sociale, lasciato da solo ad affrontare l’inverno. Senza soluzioni oggettivamente utili da parte dello Stato, e senza un’amministrazione locale, capace di imporre le ragioni e le esigenze di un territorio, neanche con un disastro come un terremoto.
    Alssandra Cococcetta, per L’Editoriale

    MpL Comunicazione @ 14:19
    Filed under: News MpL

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