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    Quale futuro…

    Posted on lunedì 19 novembre 2007

    A colloquio con il sindaco Cialente. Quale futuro per gli eterni studenti.

    Massimo Cialente non ha dubbi: quel che manca all’Aquila sono know-how e soft skills, vocazione imprenditoriale e professionalità, qualità intangibili eppure preziose quando si tratta di far risorgere la città dalle ceneri delle dismissioni industriali, anziché morirvi dentro. Lo ha detto il sindaco dell’Aquila a un gruppo di giovani tirocinanti, tutte donne, piccole risorse umane prestate alle aziende da “mamma Provincia” grazie ai P.O.R. Abruzzo Obiettivo 3 per il 2000-2006, giunte a colloquio da lui in veste informale nella Sala della Giunta comunale lignea ed intima a parlare di un futuro lavorativo coerente con il proprio corso di studio, con le proprie aspirazioni e le capacità. Il sindaco dell’Aquila le ha accolte tra impegni istituzionali, appuntamenti con magistrati e viaggi a Roma ad incontrare ministri ed attendere al ruolo di parlamentare; le ha accolte pur tra le grane di cittadelle universitarie giunte alla resa dei conti e conti che non tornano nelle casse comunali, fino a rendere necessario mantenere un solo operaio a tempo indeterminato ad occuparsi di 3000 km di territorio e verde pubblico, fino ad accontentarsi di poche decine di Vigili Urbani per mantenere l’ordine cittadino. O fino a restare senza contabili per fare gli stipendi a fine mese. Nonostante tutto, Massimo Cialente si siede tra loro e risponde alle domande, che rappresentano, poi, i dubbi di tutti i giovani aquilani prossimi al mondo del lavoro: di quali figure ha bisogno la città? A quali porte bussare per un posto di lavoro adeguato, per non volare via? Cialente ha la risposta pronta: il “tutor aziendale” è la prima figura di cui la nostra città deve dotarsi. “Ci sono alcuni settori del Comune – spiega – completamente sprovvisti di collaboratori preparati. Uno di questi è il turismo, la nostra perla, in cui il tutor è fondamentale”. Che fa, il tutor? Dovrebbe essere – condizionale d’obbligo, dato che è tutto da istituire – una sorta di Virgilio aziendale, profondo conoscitore della realtà locale e delle sue infrastrutture, degli asset territoriali, delle leggi e dei finanziamenti regionali, provinciali, comunitari di cui L’Aquila dispone, capace di mettere in rete Regione, Provincia, Comune, Consorzi per lo Sviluppo Industriale e porli a servizio delle aziende che vengono a conoscere L’Aquila: ebbene, “di questa figura siamo totalmente sprovvisti, la conseguenza è che pochissimi imprenditori – sottolinea il primo cittadino – sanno, ad esempio, che L’Aquila rientra nella cosiddetta ‘zonizzazione’ prevista dalla 87.3C, legge che prevede agevolazioni e aiuti comunitari molto vantaggiosi alle imprese, un indubbio strumento d’attrazione. È mancata un’operazione di vero e proprio marketing territoriale, per il quale il tutoraggio è indispensabile, ed oggi serve ripartire da un piano strategico serio da cui dovrà emergere anche il marchio cittadino”. “Ad esempio ‘L’Aquila capoluogo degli Appennini’ – suggerisce il sindaco – potrebbe funzionare, purché abbia la forza di veicolare la storia, il valore artistico, la dinamicità sociale, la creatività del nostro territorio e non solo la ventricina”. “Se pensiamo a Rimini – ha aggiunto – evochiamo la sua vitalità turistica e congressuale, se parliamo di Napoli pensiamo ad Ischia, se diciamo ‘Roma’ richiamiamo mille altri scenari. Perché non dovrebbe essere così anche per L’Aquila?”. C’è bisogno, poi, di nuove professionalità, capaci di risolvere i problemi che la città pone e, “parliamoci chiaro”, mancano menti fresche, giovani aggiornati e competenti, nemmeno il Comune può più permettersi gli “over 50”. E poi, signor sindaco? “E poi manca lo spirito imprenditoriale. Non ci sono, oppure emigrano al Nord – dice – giovani che abbiano idee da sviluppare e su cui investire e rischiare, anche accettando di adeguarsi alle esigenze del territorio, come quella di investire in una produzione monocliente. Una scelta rischiosa, si sa, ma rischiare non significa fallire, bensì reinventarsi”. L’Aquila è anche, nella mente del sindaco e in cima alle priorità del suo programma elettorale, la “Città dell’alta formazione” sulla scia di Lisbona, è una città che sa sfruttare il potenziale di una scuola di alta formazione come la Reiss Romoli, costretta ad alterne vicende in cui nemmeno la politica a potuto far niente.
    Il colloquio si conclude e queste donne prese in prestito alla disoccupazione e all’inedia per pochi mesi e pochi soldi, tornano ad attendere tempi migliori, o più semplicemente il rispetto di un programma elettorale, restando sospese in terra di nessuno, incredule e scoraggiate, crisalidi che non sanno se diventeranno farfalle. Intanto ringraziano, continuano a collezionare tirocinii come parti preziose di un puzzle infinito e restano quel che sono: laureate in Giurisprudenza a tagliare affettati, laureande in Biotecnologie dietro al bancone di un bar, aspiranti ballerine a vendere profumi, pseudogiornaliste a fare fotocopie. Per carità, chi non l’ha fatto mai almeno una volta nella vita. Ma a trent’anni è una magra consolazione…
    Marianna Gianforte

    MpL Comunicazione @ 11:20
    Filed under: News MpL

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