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    Punto nascita Sulmona e urgenze Sanità

    Posted on lunedì 18 febbraio 2019

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    Chiusura punto nascita di Sulmona, scadenze non rispettate dalla Regione e dossier Sanità. Le prime spine per il neo presidente Marsilio

    Si riapre con forza la questione del punto nascita (PN)  di Sulmona. E’ arrivato il parere negativo da parte del “Comitato Percorso Nascite” del Ministero della Salute che opera, è bene ricordarlo, nella cornice giuridica del decreto Lorenzin (Ministro della Salute in ben tre governi, tutti a trazione PD: Letta, Renzi e Gentiloni). La Regione in ritardo su tutto, complice il lungo periodo di limbo pre-elettorale. 

    “In relazione al percorso nascita – scrive il Comitato – rimangono in attesa della comunicazione al Comitato percorso nascite dell’avvenuta chiusura del PN di Sulmona. In considerazione tra l’altro del ritardo con cui la Regione sta procedendo nella attuazione della rete ospedaliera si chiede di definire un piano di attivazione della rete corredato da un cronoprogramma di: riduzione degli eccessi di discipline, attivazione delle reti di tempo-dipendenza, attivazione della rete per l’emergenza territoriale con particolare riferimento alla riorganizzazione delle centrali operative ed alla riconversione dei punti di primo intervento, attivazione degli ospedali di comunità, chiusura del punto nascita di Sulmona”.

    Insomma la Regione, da mesi senza una guida autorevole, è in ritardo su tutto: dalla riconversione dei punti di primo intervento alla riorganizzazione delle centrali operative, dall’attivazione della rete di protezione in caso di chiusura del punto nascita alla realizzazione del servizio di trasporto in emergenza neonatale (Sten) e il servizio di trasporto assistito materno (Stam).  La Regione non ha rispettato neppure la scadenza del 15 gennaio, termine fissato dal Governo per rivedere la programmazione sanitaria.  Paghiamo la fuga di D’Alfonso a Roma e, di conseguenza, il lunghissimo periodo di limbo pre-elettorale in cui abbiamo patito l’assenza di un governo regionale legittimamente in carica con piene funzioni.

    Tornando a quanto scrive il Comitato, per nulla condivisibili appaiono le ulteriori dichiarazioni che, nell’escludere l’Ospedale di Sulmona dalle così dette zone disagiate, afferma che “il suo bacino di utenza non dista più di un’ora dai punti nascita alternativi” e nel contempo “il disagio orografico, anche nel periodo invernale, sembra contenuto”. Con queste affermazioni si nega la peculiarità geografica e sociale delle aree interne, aree disagiate ed a ritardo di sviluppo di cui Sulmona e la Valle Peligna fanno pienamente parte.

    Mentre manca ancora la proclamazione degli eletti e la politica regionale è impegnata con il manuale Cencelli nella ripartizione di poltrone e seggiole, l’emergenza del “dossier Sanità” – che non è solo relativa alla questione del punto nascita ma ben più ampia come portata –  bussa alla porta del neopresidente Marsilio.

    Limitandoci al PN, la questione del punto nascita di Sulmona va inquadrata nella questione più generale delle aree interne, vasti territori regionali emarginati se non abbandonati nei cinque anni di governo D’Alfonso. La carenza quali/quantitativa dei servizi sanitari è in effetti punto dolente comune a tutti i territori marginali. Il Programma del presidente Marsilio è chiarissimo: “Occorre elaborare un modello di servizio sanitario che tenga conto delle peculiarità morfologiche del territorio: da un lato vanno dunque concentrati gli investimenti su strutture grandi e polifunzionali, dall’altro va assicurata una rete più diffusa e capillare di pronto soccorso, di medicina del territorio e di assistenza domiciliare che contribuisca a contenere la necessità dei ricoveri e consideri le difficoltà di spostamento nelle zone montuose”. In questa ottica è assolutamente “da scongiurare la chiusura del punto nascita presso l’ospedale civile di Sulmona”.

    Ma questo sempre nel quadro di rigorose analisi costi/benefici: “L’Abruzzo abbisogna, se si vuole evitare anche per tale via l’impoverimento ed il depauperamento, di una sistema sanitario e sociale di qualità, sostenibile e partecipato dalle realtà locali, con articolazione decisionale-organizzativa che garantisca condizioni di prossimità ed equa accessibilità ai servizi. Bisogna tuttavia partire dalla consapevolezza che una nuova riforma, seppure necessaria, non rappresenta in sé e per sé la soluzione, e che qualsiasi intervento deve essere conseguenza di una precisa definizione ex ante delle risorse economiche da destinare al Sistema Sanitario Regionale”.

    La coperta è corta, la sanità regionale resta in uno stato di profonda crisi al di là del maquillage fatto sui numeri.  Se si vogliono destinare maggiori risorse alla sanità, in primis nelle aree interne, sarà necessario ottenere risorse dal Governo centrale, e poi tagliare sprechi, fare efficienza, cambiare i manager e riorganizzare i servizi, insieme a tutto questo rimodulare le risorse d’intesa con i Sindaci e con il Ministero.

    “Burro o cannoni”, è l’eterno dilemma del governare. Le risorse pubbliche sono sempre più scarse e disponibili per usi alternativi.  Il resto sono chiacchiere.

    Piero Carducci, economista

    MpL Comunicazione @ 13:54
    Filed under: News MpL

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