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    Produttivit ancora in declino

    Posted on giovedì 14 agosto 2008

    Gli istituti di ricerca internazionale hanno lanciato un allarme, non nuovo in verità, sul declino della produttività in Italia.  Il Belpaese risulta all’ultimo posto per la crescita della produttività del lavoro (Pil per ora lavorata) che è stata praticamente nulla nel periodo 2001-06 e restiamo ben al di sotto della media Ocse (+1,4%) e dell’Europa a 15 (+1,7%).  Prendendo in considerazione la cosiddetta ‘produttività multifattoriale’ (che include fattori quali l’innovazione tecnologica e organizzativa), l’Italia accusa addirittura una flessione media dello 0,5% nel 2001-06, confermandosi fanalino di coda. 

    In Abruzzo le cose non vanno meglio. Il Pil pro capite, nella media dell’ultimo quinquennio, si colloca al di sopra del Mezzogiorno ma pure al di sotto della media nazionale.  In Abruzzo è  più basso, rispetto ai valori medi nazionali, pure il Pil per persona attiva.  Se il Pil pro-capite è un indicatore sintetico di benessere, il Pil rapportato agli attivi è un importante indicatore della produttività del lavoro. La crescita della produttività è la fonte principale della crescita economica, e non c’è sviluppo di lungo periodo senza una crescita costante e sostenuta della produttività del lavoro.

    Quindi sia in Abruzzo che in Italia la disoccupazione scende, ma scendono pure la produttività ed il tasso di crescita del prodotto. Perché? La crescita della produttività del lavoro (e quindi del Pil pro-capite)  dipende da vari fattori: dalla qualità delle risorse umane e del capitale fisico impiegate nel ciclo produttivo, dalle innovazioni di prodotto e di processo, dalle nuove forme di organizzazione del lavoro, dall’efficienza dei servizi pubblici e dell’amministrazione.  Se in Abruzzo il Pil pro-capite è inferiore alla media nazionale, ciò dipende sostanzialmente da due fattori: dalla bassa produttività media degli occupati (-8% circa rispetto alla media nazionale)  e dal più basso tasso di partecipazione al mercato del lavoro (drammatica soprattutto la bassa partecipazione delle femmine).

    La bassa produttività del lavoro è il dato più preoccupante, poiché alla progressiva perdita di produttività dell’Abruzzo si accompagna un  pari indebolimento della sua competitività. Particolarmente bassi risultano i livelli di produttività in alcuni settori: i servizi pubblici, le costruzioni, il turismo, i servizi alla persona, il commercio e l’agricoltura. Più elevati sono invece i livelli di produttività nell’industria in senso stretto, nelle banche e nelle attività immobiliari.

    La minore produttività del lavoro deriva dal fatto che, in Abruzzo, una quota elevata di lavoratori risulta occupata in settori a basso valore aggiunto e quindi caratterizzati da una minore produttività del lavoro rispetto a settori ad elevata tecnologia (come ad es., la farmaceutica e chimica fine, la metalmeccanica di precisione, le manifatture ed i servizi di telecomunicazioni).

    La questione della scarsa crescita della produttività del lavoro è molto seria. Su questo aspetto cruciale la Giunta Del Turco non ha fatto nulla (era in altre faccende affaccendata) ed ora dovrà essere affrontata con misure urgenti dal prossimo Governo regionale, se si vuole evitare l’arretramento dell’Abruzzo dalle posizioni che attualmente occupa nella divisione internazionale del lavoro.  Se esaminiamo le migliori esperienze europee, vediamo come la crescita della produttività sia strettamente correlata all’introduzione di dosi massicce di innovazione nel settore privato e nella pubblica amministrazione.  Il contributo dell’innovazione (come le tecnologie dell’informazione)  alla crescita economica è quantitativo ma anche qualitativo, poiché le nuove tecnologie pervadono ogni attività sociale e produttiva, sono tali cioè da modificare le modalità della produzione e migliorare la produttività globale.  Mostrare debolezza  sull’innovazione equivale, per l’Abruzzo,  a porre serie ipoteche sulla stessa possibilità di un futuro sviluppo industriale ad elevato valore. Il miglioramento dell’istruzione di base, della ricerca scientifica, della formazione, del trasferimento dell’innovazione, sono tutte misure indispensabili per incrementare il tasso di innovazione del sistema produttivo regionale e spostare le produzioni regionali su livelli più elevati di valore aggiunto.

    Ma il miglioramento della qualità dell’intervento pubblico non è tanto una questione di maggiore spesa, quanto soprattutto di migliore e di più veloce spesa. In altri termini, la crescita di un territorio è fortemente determinata dalla crescita della produttività della pubblica amministrazione regionale e locale. Se si vuole competere ad armi pari sui difficili mercati internazionali, la Regione dovrà avere la capacità di  eliminare i “lacci e laccioli” derivanti dall’operare di importanti settori, vetusti ed autoreferenziali,  dell’apparato burocratico,  e definire un efficiente sistema pubblico attento al fatto più che all’atto, strettamente collegato con le realtà territoriali e produttive, responsabile ed efficace nell’azione amministrativa. 

    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 00:00
    Filed under: News MpL

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