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    Prodi non parla

    Posted on sabato 29 marzo 2008

    Ancora una mossa a sorpresa di Romano Prodi: ha deciso di rinunciare alla tradizionale conferenza stampa in TV di fine mandato. La motivazione ufficiale? E’ per non turbare le elezioni, recita un comunicato di Palazzo Chigi. Ma come, la conferenza stampa è fatta proprio per informare i cittadini  – dal punto di vista del premier – su quello che il Governo ha fatto nel corso del suo mandato!  In tutti i paesi del mondo, in effetti, il capo del governo in carica, essendo ovviamente espressione di una maggioranza  politica,  si impegna per aiutare  il suo partito e la sua maggioranza a vincere le elezioni. Anche il Italia è stato sempre così, ed anche il Governo Prodi, ormai alle ultime battute, lo sta facendo. Basti citare due esempi per l’Abruzzo: la firma del protocollo di intesa sulla Via dei Vestini a governo morto (vedi nostro pezzo "Vestini elettorali") e la presenza ieri a Pescara del Ministro Turco, catapultata candidata in Abruzzo, che ha annunciato 70mln di euro per la sanità abruzzese (atto dovuto e per niente speciale, ed infatti i cittadini possono constatare lo stato pietoso degli ospedali). Insomma, vicino alle elezioni i governi fanno campagna elettorale, è sempre stato così ed anche il Governo Prodi sta facendo così.
    Il Governo, ma non Prodi. Prodi si è sfilato. Non parla più, non farà la conferenza stampa di fine mandato, viene tenuto nascosto dal Partito Democratico: è così tanta l’impopolarità del premier  che meno parla e meglio è. Appena parla, Prodi potrebbe far perdere al Partito Democratico qualche decina di migliaia di voti…


    Negli ultimi giorni il premier ha parlato solo due volte.  Prodi ha parlato su Alitalia, e si è visto l’effetto. Davvero strana la scelta de timing:  provare  a chiudere la trattativa con Air France a pochi giorni dal voto rivela o il dilettantismo del governo o la precisa volontà di creare problemi a Veltroni.   Una gestione politica così incredibilmente ruspante che sembra fatta apposta per danneggiare il leader del PD.  In un solo colpo, con Alitalia,  Prodi si è trovato contro Confindustria, tutti i sindacati e buona parte della politica.   In un solo colpo Prodi ha danneggiato (involontariamente?) i sogni di rimonta di  Veltroni.  L’idea di giocare la partita Alitalia mentre è in corso la campagna elettorale, e senza costruire il consenso con Sindacati e Confindustria, è roba da masochisti.  Il governo ha cercato di trattare la vendita della compagnia di bandiera come fosse la cessione di  un centro commerciale.  Che in aprile si sarebbe votato lo sapevano benissimo tanto Prodi che Padoa Schioppa, ma nessuno dei due è candidato e, probabilmente, nessuno dei due è minimamente interessato al successo elettorale di Veltroni.  E ieri Berlusconi ha assestato il colpo di grazia: "dopo il 13 aprile – ha detto il leader del PDL – quando sarò premier, voglio vedere quale imprenditore italiano si sottrarrà dal partecipare alla cordata per il salvataggio di Alitalia". A buon intenditor, poche parole….

    La vicenda Alitalia può essere letta come atto ulteriore della guerra strisciante tra Prodi e Veltroni, ritenuto dai prodiani come il vero responsabile della caduta del governo. L’affermazione forte di Veltroni come leader renderebbe superfluo il prodismo e quindi Prodi.  Nel progetto politico di Veltroni non c’è il principio base del prodismo: la ricerca della mediazione  continua tra centro moderato e sinistra comunista. Con Veltroni non c’è posto per i mediatori con la sinistra estrema, ed il Partito democratico deve essere autonomo, anche al costo di perdere al prossimo giro.  Al di là delle buone maniere ostentate la partita tra Prodi e Veltroni è appena iniziata, e Prodi non è uno che si fa mettere da parte.  Dopo le elezioni, con Berlusconi al governo, assisteremo certamente alla resa dei conti nel Partito Democratico.

    L’ultima uscita di Prodi è di ieri, e non è una novità: ha ribadito di voler abbandonare la politica per dedicarsi ad altro.   Ora che Prodi abbandoni la politica non interessa molto, ma c’è un ma. Un ma grande come una casa. Prodi è il Presidente nazionale del Partito Democratico e, nel momento in cui annuncia il suo ritiro dalla politica, avrebbe dovuto quantomeno dimettersi da una carica di tale importanza. Sono due volte che Prodi annuncia il ritiro, e sono due volte che non si dimette. Anzi, appena annuncia il ritiro, la sua corte si affretta a "rassicurare" che Prodi resterà Presidente del PD.  E come  farà mai Prodi a "lasciare la politica" restando presidente nazionale del PD? 

    Anche questa mossa di Prodi, come quella su Alitalia, non è probabilmente casuale. Prodi, a nostro modo di vedere, sta  mandando messaggi cifrati, ma neanche tanto, a Velroni, che troppo presto ha voluto liberarsi del Governo e quindi del premier in carica. L’annuncio sul ritiro dalla politica va letto insieme a quello sulla rinuncia a fare la conferenza stampa di fine mandato: sono annunci che marcano una incolmabile distanza tra Prodi e l’attuale leadership del PD.  Il Presidente nazionale di un partito non annuncia e ribadisce il suo ritiro dalla politica a due settimane dal voto.  Quale che sia il suo recondito scopo, non si trattava di un atto dovuto né politicamente opportuno. Non è serio. Come non è serio l’imbarazzato silenzio del Partito Democratico sull’argomento. Forse la nave già affonda, ed è meglio iniziare a pensare ai salvagente ed alle cordicelle di salvataggio …

    E.T.

    MpL Comunicazione @ 13:38
    Filed under: News MpL

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