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    Prodi e prodismo

    Posted on martedì 29 gennaio 2008

    La Cronaca d’Abruzzo

    Mercoledì, 23 gennaio. Dopo aver incassato lo scontato voto favorevole alla Camera, Prodi ha riunito i suoi ministri ed ha detto: "Questo governo ha fatto un ottimo lavoro, vado avanti". Avanti tutta, avanti contro la logica e l’evidenza dei numeri, avanti contro mezzo Partito Democratico e contro il Quirinale, avanti tappando le falle della barca con le dita. Avanti contro il Paese che, in ogni caso, non poteva essere governato, a colpi di senatori a vita, dalla "non-maggioranza" politica del centro—sinistra (con molti trattini). Eppure Prodi non ha voluto mollare, in primo luogo per non mollare se stesso e per salvare il prodismo, confermando la dimensione assolutamente egocentrica ed irriducibilmente personalistica della sua cifra politica.
    Il Prodi di oggi è molto diverso dal Prodi dell’Ulivo del ’96. Ieri era un innovatore con un serio progetto politico che affondava le sue radici nel cattolicesimo democratico, dotato di grande senso dello Stato e del bene comune. Il Prodi di oggi, arrivato fortunosamente al governo e poi com’era ovvio nelle condizioni date precipitato nel gorgo della crisi, si è trovato privo di un progetto e di una missione condivisa, a capo dell’esecutivo più spostato a sinistra dell’intera storia repubblicana; inoltre, si è comportato come un "normale" politico politicante che bada solo alle convenienze sue e dei suoi sodali, e per di più convinto di essere il migliore, l’insostituibile, il profeta, colui il quale deve portare il verbo agli italiani. Il Cristo Pantocratore, in atteggiamento maestoso e severo, seduto su un trono, nell’atto di benedire con le tre dita della mano destra. E se il Governo è caduto è per colpa dei "traditori" e degli italiani che non lo hanno capito, ma alla fine capiranno, e quindi Egli è andato avanti, verso lo sfracello del muro del Senato, nonostante tutto, malgrado tutti, contro tutti. E chi conosce il Professore sa che certamente non si ritirerà a fare il nonno. Ora attenderà paziente la sicura sconfitta elettorale e poi punterà Veltroni – i prodiani lo ritengono il vero responsabile della caduta del governo – che sarà fatto oggetto dopo le elezioni di quel devastante rancore che pure in passato colpì D’Alema. Ora Prodi rivivrà come nel ’98 la paura del Macbeth: quando ti sembra che la foresta di Birnam si muova e accerchi Dunsinane, vuol dire che il tuo regno è in pericolo. Confondi la tua fantasia con la realtà, vedi anime belle e nemici dappertutto…

    I più responsabili tra i suoi alleati non erano e non sono d’accordo con questa strategia della guerra continua e del tagliarsi i ponti alle spalle, che porta dritti dritti alle elezioni anticipate con una pessima legge elettorale ed alla sicura sconfitta contro Berlusconi. Il "Prodi-contro-tutti" ha personalizzato fino alle estreme conseguenze questa crisi: "muoia Sansone con tutti i Filistei" è stato il suo slogan, e dopo di lui lascia solo le macerie del centro-sinistra ed il dissolvimento dell’Unione e dell’Ulivo. Ha fatto in modo che non esistesse alcuna alternativa a se stesso: dopo Prodi c’è solo Prodi, e se non c’è Prodi c’è solo il diluvio universale. Ha portato al disastro il centro-sinistra e contaminare della sua narcisistica esuberanza pure la drammatica crisi del "suo" governo, indubbiamente quella definitiva.

    Nessuno, neanche Napolitano, è riuscito a farlo ragionare, a convincerlo a non tentare la prova di forza, a evitare il secondo voto di fiducia una volta preso atto che l’Udeur ed i Liberaldemocratici non facevano più parte della "sua" (ormai) ex-maggioranza. Niente da fare. Qui non si è trattato di singole defezioni, di incomprensioni, di incidenti di percorso, di differenti visioni di politica economica. Qui siamo di fronte alla fine di un progetto, alla morte di una coalizione, all’uscita dalla scena del centro-sinistra di interi partiti, per piccoli che siano. Già c’era nel miracoloso nel tenere insieme Dini e Bertinotti, Mastella e Pecoraro, la Bindi e la Binetti. Ma il miracolo era finito da tempo, ed il vaso stracolmo. E non solo nel Palazzo ma soprattutto nell’opinione pubblica, tra gli italiani: bastava guardare i sondaggi, chiacchierare nei bar, girare per il mercato, per rendersi conto che questo governo era irrimediabilmente logorato, perdeva ogni giorno consenso e simpatie.

    Dispiace il fatto che Prodi abbia fatto la figura di un narcisista che non molla anzitutto se stesso. Sarebbe stato meglio prendere atto per tempo della fine della sua avventura personale. Sarebbe stato meglio rinunciare allo stupido ed avvilente voto del Senato. Quanto poteva durare un governo senza la maggioranza? Un giorno, qualche settimana o qualche mese? E che governare sarebbe stato, in tali condizioni?

    E se guardiamo lungo, è sbagliato sperare che Prodi la smetta con l’accanimento terapeutico, anzitutto su se stesso, ma pure sugli "alleati". Qualcuno potrebbe forse riuscire nell’impresa, dovrebbe far ragionare il Prodi furioso e semplicemente dire: "Caro Romano, è meglio perdere piuttosto che perdersi. Ed è meglio perdere te, piuttosto che perderci tutti". Ma non illudiamoci. Nonostante Prodi si mostri ora accondiscendente nei confronti di Veltroni è illusorio credere che, dopo la rovinosa caduta, l’estremismo prodiano (o prodismo) sia destinato all’uscita di scena. E’ vero che l’affermazione di Veltroni come leader ha reso superfluil prodismo e quindi Prodi. Nel progetto politico di Veltroni non c’è il principio base del prodismo: la ricerca del continuo ed estenuante compromesso tra centro moderato e comunisti. Con Veltroni non c’è posto per i mediatori con la sinistra estrema, ed il Partito democratico deve crescere camminando sulle proprie gambe, anche al costo di perdere un giro elettorale.

    Al di là delle buone maniere odierne la partita tra Prodi e Veltroni è appena iniziata, e colui il quale si ritiene il Cristo Pantrocratore non è uno che si fa mettere da parte. Dopo le elezioni, con Berlusconi al governo, assisteremo alla resa dei conti in quel che resterà del centro-sinistra italiano.

    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 11:07
    Filed under: News MpL

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