• Calendario/Archivio

  • ottobre: 2019
    L M M G V S D
    « Set    
     123456
    78910111213
    14151617181920
    21222324252627
    28293031  
    Previsioni difficili/4

    Posted on domenica 24 agosto 2008

    Dopo oltre un anno vissuto nella crisi finanziaria più impegnativa dei nostri tempi, ci troviamo ora a fronteggiare una complessa e intrecciata combinazione di aumento di inflazione, calo della crescita, restrizioni delle condizioni del credito e diffusione delle tensioni di liquidità all’interno dell’industria dei servizi finanziari mondiale. Le autorità hanno utilizzato, e ancora lo fanno, una gamma di strumenti a loro disposizione per affrontare tali sfide. Ma la crisi ha mostrato, insieme alle numerose debolezze nella regolamentazione pubblica e del settore privato, alcune nuove interrelazioni che richiedono un’azione simultanea ad ampio raggio, il che complica ulteriormente i nostri compiti….

    Secondo il FSF, chiamato un anno fa dal G7 a stilare il primo rapporto in risposta alla crisi, grazie in parte a una serie di incentivi perversi, la leva finanziaria ha raggiunto un livello rivelatosi eccessivo per la capacità di gestione del rischio di molte istituzioni, oltre che mal interpretato nella sua reale entità.

    Pertanto quelli che seguono sono divenuti i capisaldi del nostro programma di lavoro: 1) la valorizzazione degli incentivi nel sistema, in modo da gestire adeguatamente i rischi e rendere le strutture del controllo di rischio al passo con l’innovazione finanziaria; 2) il miglioramento della capacità di recupero del sistema dagli shock, qualunque sia la loro provenienza; 3) l’introduzione di strutture per limitare la ciclicità dell’assunzione di rischio.

    I progressi finora realizzati sono testimoni dell’importanza che, in qualità di autorità finanziarie, attribuiamo a una struttura regolamentare più forte. Oltre ad essersi formato un consenso, a livello internazionale e intersettoriale, sulle azioni da seguire, il processo di sviluppo e attuazione delle politiche si sta muovendo in modo coordinato e coerente – e più velocemente di quanto si sia già sperimentato in passato.

    Anche se riusciamo a rettificare i problemi relativi agli incentivi che hanno teso a generare eccessi, il nostro sistema finanziario non sarà risparmiato da futuri rischi di fallimento nella gestione, da shock e da dissesti. Ciò richiede un rafforzamento della capacità di recupero, sia nel senso di una migliore infrastruttura finanziaria, sia in quello di maggiori capacità di assorbire gli shock da parte delle istituzioni finanziarie.

    Riserve di capitale e di liquidità più solide e migliori incentivi per valutare e gestire il rischio dovrebbero tutti aiutare a ridurre la prociclicità del sistema finanziario, e, ancor più nella nuova configurazione dell’industria dei servizi finanziari, dovrebbero aiutare la politica monetaria ad ottenere i suoi tradizionali obiettivi. Non dovrebbe tuttavia essere la stessa politica monetaria ad includere tra i suoi obiettivi la salute del sistema finanziario?

    Per una banca centrale il cui mandato principale è quello di preservare la sola stabilità dei prezzi, adottare la stabilità finanziaria quale obiettivo ulteriore potrebbe introdurre un trade – off laddove oggi non esiste. Effettivamente può essere vero anche il contrario. In tempi di straordinaria volatilità e di notevole rivalutazione del rischio, il mantenimento della stabilità dei prezzi potrebbe essere il miglior contributo che la politica monetaria può fornire al ritorno della stabilità finanziaria.

    I prossimi anni saranno probabilmente caratterizzati da una bassa propensione al rischio e da un progressivo abbassamento della leva finanziaria, mentre le istituzioni finanziarie e le famiglie risaneranno i loro bilanci e gli squilibri macroeconomici interni ed esterni verranno risolti. Non saranno aggiustamenti indolori ed assicurare che essi avvengano in maniera ordinata porrà importanti sfide ai policymakers: supporto alla crescita e una continua iniezione di liquidità come necessita un’industria che è ancora lontana dal risolvere i suoi problemi, in tempi di forti pressioni inflazionistiche e di stretta creditizia.

    In queste circostanze, la politica monetaria non può essere il solo strumento, e neanche lo strumento principale per stimolare l’economia e il sistema finanziario. Dobbiamo creare invece un ambiente nel quale le banche possano e vogliano ricorrere alle loro riserve e concedere prestiti ed i mercati finanziari possano e vogliano rischiare. Ciò richiede capitali adeguati al rischio, sia nei bilanci delle banche che nelle mani di appropriati operatori non bancari. Ma può anche significare un contesto in cui le incertezze – sulle esposizioni di rischio e sulle valutazioni dei profitti, sugli sviluppi nell’economia reale, sulla forza dei bilanci finanziari, societari e familiari – sono state gestite in modo adeguato. Ciò implica assegnare un ruolo centrale all’aumento della trasparenza così come l’iniziativa da parte del settore privato per risanare i bilanci e rafforzare il funzionamento dei mercati.

    Mario Draghi

    (estratto del discorso del governatore della Banca d’Italia al vertice dei banchieri centrali a Jackson Hole)

    MpL Comunicazione @ 19:01
    Filed under: News MpL

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *