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    Sanit al centro

    Posted on sabato 3 gennaio 2009

    La prima grana per Chiodi è quella del deficit sanitario. Enorme, incontrollabile, incontenibile. Alla cattiva gestione dell’ultimo decennio si è aggiunta la recente voragine nei conti . Il commissario Redigolo ha lanciato ieri l’allarme: o si taglia veramente o nuove tasse. Tasse evidentemente insostenibili per un Abruzzo allo stremo.

    Tra le questioni della sanità, emerge quella dei piccoli ospedali. Un problema che va  affrontato, anche in Abruzzo. Non basterà tagliare le (scandalose) prestazioni alle cliniche private per coprire il buco della Sanità. Non basterà fare una corretta gestione, ovvero fare il contrario di quello che si è fatto finora. Probabilmente sarà necessario affrontare pure il capitolo del numero degli ospedali: ventuno in Abruzzo, sembrano davvero troppi.

    La questione  è sempre la stessa, in tutta Italia. La Sanità costa troppo per l’eccessivo ricorso alla sanità privata e per l’eccessivo numero di ospedali. Il celebre professor  Aiuti invita da anni ad eliminare i piccoli presidi ospedalieri dislocati nei comuni con pochi abitanti. E non solo lui chiede la chiusura dei piccoli ospedali, ma senza esito. Non solo resistono i ventuno ospedali abruzzesi, ma pure i sette ospedali situati nella pianura di Gioia Tauro.  Proprio contro il rifiuto campanilista di chiudere i piccoli presidi ospedalieri dislocati nei comuni con pochi abitanti si stanno infatti scontrando da tempo  tutte le giunte regionali, senza successo alcuno.  Presidenti di destra e sinistra non sono mai riusciti a portare a termine, ad esempio, una riorganizzazione dell’ospdale di Palmi che detiene un record duro da battere: 270 dipendenti per 28 letti: 9 addetti e mezzo a ricoverato. Eppure proprio i dati ministeriali dicono che una svolta è obbligatoria.

    In tutta Italia esistono 1.295 ospedali pubblici o convenzionati, pari a uno ogni 45 mila abitanti. Ma la sproporzione tra le diverse aree del Paese è abissale. Basti dire che ce n’è uno ogni 83mila cittadini nel Veneto e uno ogni 29 mila nel Molise. Più ancora, però, sconcerta lo squilibrio della tabella delle strutture pubbliche in senso stretto. Come è possibile che ce ne siano una ogni 146mila in Emilia Romagna o addirittura ogni 165mila in Lombardia, con servizi nettamente sopra la media, e una ogni 40mila nel Molise? Una ogni 651 chilometri quadri in Piemonte e ogni 202 in Campania? Insomma, sempre lì torniamo. Alla necessità di mettere ordine uscendo dalle logiche dell’elettorato da accontentare, del bacino di influenza, della clientela. Ma soprattutto, come ha osservato Gian Antonio Stella,  da quella logica del «n.i.m.b.y» («not in my backyard», non nel mio cortile) che rischia di paralizzare l’Italia sul fronte della sanità ma anche dei porti, degli aeroporti, dell’energia, della scuola… Una logica perversa che, davanti alle obiezioni di chi sostiene che non c’è senso ad avere a Roma sei ospedali generalisti nel centro storico contro i due di Parigi e i due di Londra, fa spallucce: non si possono fare paragoni. E invece val la pena di guardarli, i numeri. Valgono per la destra e per la sinistra. E dicono che a Roma ci sono oggi 21 presidi ospedalieri pubblici più 59 privati per un totale di 80 strutture più altre 34 in provincia. Somma finale: 114. Quanti teorizzano nei giorni pari la necessità di tagliare e nei giorni dispari erigono barricate contro i tagli che li toccano, dovrebbero pensarci su. Lo spirito tatcheriano e l’ospedale sotto casa non sono tanto conciliabili. Anche in Abruzzo.

    MpL Comunicazione @ 13:35
    Filed under: News MpL

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