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    Pescara, tensione

    Posted on domenica 18 maggio 2008

    Raccontano, quelli che frequentano il palazzo di città di Pescara, che la tensione in queste difficili ore è ai massimi livelli, in attesa che venga interrogato dai magistrati il dirigente, ora sospeso, Guido Dezio e soprattutto in attesa del Consiglio comunale di domani, il primo del secondo mandato del sindaco D’Alfonso. Si capisce bene che l’inchiesta, anzi le inchieste in pieno corso sulle attività del Comune pescarese abbiano creato una atmosfera dove diventa difficile persino respirare. Il problema da risolvere ora, per il sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso e per la sua nuovissima giunta diventa come garantire i cittadini che non ci saranno riflessi sul governo della città.

    E perché questo avvenga, insistiamo nel dirlo, occorre che la politica non si limiti a pronunciare atti di fede verso l’azione della magistratura e verso coloro che sono stati inquisiti, ma si assuma le sue responsabilità fino in fondo. Farlo significa impegnarsi immediatamente a fugare tutte le ombre, decisamente troppe, che sono apparse sull’andazzo esistente al comune di Pescara. E ciò che andrà fatto nell’aula consiliare al primo appuntamento del D’Alfonso bis. Qualcuno ha contestato il titolo che abbiamo dedicato venerdì alla vicenda Dezio, dove abbiamo evocato “il clima di mafia”, anche se l’abbiamo fatto con tanto di punto interrogativo. Ma quel clima purtroppo non è una nostra forzatura, meno che meno una invenzione giornalistica: esiste perché è alimentato dai tanti dubbi originati da quello che è finora emerso sulla vicenda dell’arresto del dirigente del comune di Pescara, da tutti presentato come “il braccio destro di Luciano D’Alfonso. Parliamo dei cinquecento certificati anagrafici ordinati dal dirigente senza pagare i diritti spettati al comune che l’ufficio ha concesso senza fare la minima resistenza, ma soprattutto delle ripetute ispezioni ordinate ai vigili urbani nei confronti del titolare del bar che non voleva stare al gioco e le multe impartite a quest’ultimo. Certo, si è parlato di routine, si è precisato che anche altri esercizi pubblici sono stati ispezionati in quel periodo, ma i sospetti suscitati da tutta la vicenda sono pesanti e gravi. Nel frattempo che la giustizia sta facendo il suo corso, invece di questionare su “questioni morali”, entrando in campi dove diventerebbe rischioso per qualsiasi politico lanciare pietre, senza tema di essere poi lapidato, non sarebbe bene che qualcuno si pigliasse la briga di dare chiarimenti su queste situazioni, per migliore tranquillità di tutti? L’occasione di domani non andrebbe perduta. Anche per non far si che i tempi notoriamente lunghi della giustizia, i suoi formalismi e distinguo, non continuo indirettamente ad essere fonte di speculazioni e di micidiali veleni che fanno solo male, non solo a Pescara ma a tutto il mondo politico abruzzese. Almeno questo andrebbe evitato.

    Gino Di Tizio

    MpL Comunicazione @ 10:35
    Filed under: News MpL

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