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    Perché l’Abruzzo deve crescere, e subito

    Posted on giovedì 7 febbraio 2019

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    Il Programma di Marco Marsilio per l’Abruzzo spinge l’acceleratore su maggiore crescita e più lavoro. Una scelta condivisibile.

     

    Mi convince il Programma di governo proposto da Marco Marsilio, candidato Presidente della coalizione di centro-destra. L’Abruzzo degli ultimi anni si è avviato sul percorso di sicuro declino, lo dicono i principali indicatori economici. Occorre voltare pagina. Occorre che la politica assuma come priorità assoluta lo sviluppo del reddito regionale e la creazione di occupazione soprattutto per i giovani. Su queste priorità, il Programma di Marco Marsilio è convincente. Lo stimolo keynesiano sul quale è fondato il Programma può essere l’unico mezzo per evitare una pericolosa recessione e risollevare l’Abruzzo. Tanto più in uno scenario europeo di rallentamento dell’economia che, se non interveniamo decisamente, peggiorerebbe ancora la recessione regionale. In un contesto così pericoloso, se non pratichiamo una politica espansiva, l’Abruzzo potrebbe precipitare in una recessione disastrosa. Vi spiego il mio punto di vista.


    Esplicita priorità del Programma di Marco Marsilio è rigenerare la fiducia nelle potenzialità dell’Abruzzo,  nello stimolare gli operatori economici ad investire, nell’attrarre imprese e creare nuove attività, con l’obiettivo perseguito e dichiarato della crescita del Prodotto Interno Lordo regionale. Che poi vuol dire tanti nuovi posti di lavoro, nel quadro attuale di forte disoccupazione soprattutto giovanile. Ma gli investimenti arrivano solo se la Regione è amica dell’impresa, se la burocrazia funziona, se c’è predisposizione ad accoglierli, se il sistema-Abruzzo offre garanzie di sicurezza e stabilità.

    Il Programma è centrato sulla crescita. L’Abruzzo è depresso e necessita di uno stimolo fiscale immediato, necessario a rimettere in moto l’economia e l’occupazione. 

    Durante gli ultimi anni di crisi, una minoranza delle nostre imprese industriali ha rafforzato la propria competitività mentre la maggior parte del nostro apparato produttivo è stata incapace di attuare le innovazioni organizzative, imposte dai nuovi paradigmi tecnologici, e si è limitata a difendere posizioni di rendita. Sedici famiglie abruzzesi su cento, quasi 200mila persone, sono in una condizione di povertà. La situazione è peggiorata drasticamente rispetto al 2015,  in cui il dato si fermava a nove su cento.

    L’Abruzzo continua a disporre di punti di eccellenza e di forza, ma fallisce come sistema. Molto più che nelle altre regioni, la politica economica regionale non ha saputo spingere gli attori sociali a seguire l’esempio di chi vince sfide difficili o sfrutta opportunità aperte per successi duraturi. L’Abruzzo si è seduto, dopato da clientelismo e spesa pubblica improduttiva. Ciò spiega la pessima dinamica del Prodotto interno lordo che ha risentito della caduta della produttività (prodotto per occupato) e su un uso distorto delle risorse pubbliche, che ha indebolito un sistema già asfittico, privo di mobilità sociale e chiuso al cambiamento, e sempre più vulnerabile, ossia con rischi crescenti di disgregazione sociale ed il rifiorire di atavici campanilismi.

    In una parola, le posizioni di rendita hanno prevalso e si stanno trasformando in un abbraccio mortale per il futuro dell’Abruzzo. Negli ultimi anni si è concluso un processo ciclico di sviluppo e declino della nostra regione, in cui la funzione innovativa ed industriale dell’Abruzzo ha generato sviluppo ed una disponibilità di liquidità, che ha portato ad investimenti immobiliari e finanziari ed alla successiva crescita della rendita. Negli ultimi cinque anni si è accentuata la dinamica decrescente del flusso di reddito annuo,   a causa della crisi e dell’incapacità della classe dirigente locale a provi seppur parziale rimedio, mentre anche la rendita decresce a motivo della caduta del rendimento immobiliare e finanziario.

    Ora il Programma di Marco Marsilio parte da questa solida premessa teorica: la teoria economica insegna che quando per un certo periodo di tempo il flusso di reddito decresce mentre la rendita cresce, si generano due effetti perversi:

    (a)la crescita della rendita e della classe dei rentiers deprime il saggio di profitto e la tensione all’intrapresa. Si appanna il vantaggio comparato dei territori come luogo elettivo della produzione e si riduce la “tensione creativa” delle classi dirigenti, inducendo mollezza soddisfatta e aureo declino;

    (b)la regione, intesa come luogo di relazioni funzionali, produttive, gerarchiche e distributive, diviene “tradizionale”. E’ tradizionale quella regione o città che, dopo un lungo periodo di sviluppo, diventa per lo più un luogo di residenza, di consumo della rendita, di esercizio di funzioni istituzionali, politiche ed amministrative di base.

    Il Programma di Marco Marsilio vuole voltare pagina e rimettere in moto l’Abruzzo. E questo serve ora, hic et nunc, senza se e senza ma. La situazione dell’Abruzzo è questa: una regione tradizionale in declino. Il declino può ancora peggiorare, perché mentre la regione sta ferma, l’economia invece si muove e si creano continuamente le condizioni per un ordine successivo che sempre più ci esclude dai circuiti virtuosi della crescita.

    L’Abruzzo si trova ad un bivio, “in mezzo al guado”,  si legge nel Programma. Possiamo rapidamente scivolare nell’accelerazione del declino, perché nel meccanismo descritto è insita una debolezza: la rendita non può crescere ancora se non viene sorretta da flussi di reddito alternativi o sostitutivi rispetto a quelli che sono venuti a mancare a causa della crisi industriale.  Res sic stantibus, quando inevitabilmente anche rendita totale si ridurrà sensibilmente, la regione declinerà velocemente anche nel livello aggregato di reddito e di consumo, peggiorando la fase di recessione. Oppure l’Abruzzo può re-inventarsi un ruolo moderno, luogo centrale ben collegato, terra di fertile produzione per imprese in nuove filiere, innovazione, ricerca, turismo, cultura, funzioni amministrative avanzate, regione dei sogni, ossia apportatrice di nuove idee, nuove tecnologie, nuovi modelli culturali, luogo di funzioni direzionali superiori.

    Del resto la storia insegna che le città ed i territori vivono incessantemente fasi di sviluppo e declino, e che la scelta tra recessione e sviluppo sempre si pone alle classi dirigenti. Max Weber soleva ripetere che le opportunità di sviluppo esistono sempre.  Ma per cogliere le opportunità occorrono grandi politici, dotati di visione e di leadership. “I grandi politici – diceva Weber –  sono quelli che sanno vedere e cogliere le grandi opportunità per realizzare grandi progetti”.

    Il Progetto di Marsilio è indubbiamente visionario,  originale, ambizioso.  Di grande impatto, se glielo fanno realizzare. Perché prova a superare il nostro principale problema: la crisi di idee sulle prospettive del suo futuro sviluppo e sugli strumenti per realizzarlo. C’è una strategia alla base del documento. E’ la politica che deve tracciare la rotta, combinare le isole, valorizzare le reti, promuovere idee ed utopie.  Il che vuol dire riunire i tasselli sparsi delle eccellenze abruzzesi ed infondere loro, dalla Università alla ricerca, dall’industria al turismo, dalla pubblica amministrazione al commercio, quell’impulso creativo che motivi i giovani a restare e solo può trasformare tante isole in un corpo unico, in cui pulsano le migliori energie della regione.

    Se facciamo finta di nulla, se continuiamo a subire le spontanee dinamiche dei mercati e di una politica passiva ed opaca, clientelare e inefficace, se continuiamo ad applicare le vecchie ricette riproposte dal PD in salsa “civica”, l’Abruzzo rotolerà nel veloce declino, i giovani continueranno a fuggire, le imprese pure, anche le migliori persone cederanno ed accetteranno un piccolo Abruzzo, regione anonima e sperduta del Sud Italia.

    Si può reagire, dobbiamo farlo. Lo stimolo keynesiano sul quale è fondato il Programma di Marsilio (infrastrutture, impresa, crescita, lavoro…) può essere l’unico mezzo per evitare una pericolosa recessione e risollevare l’Abruzzo. Tanto più in uno scenario europeo di rallentamento dell’economia che, se non interveniamo con adeguato stimolo fiscale, peggiorerebbe ancora la recessione abruzzese. In un contesto così pericoloso, l’impossibilità di praticare una politica economica espansiva potrebbe precipitare l’Abruzzo in un disastro economico e civile.

    D’altra parte, cambiare la narrativa e dare fiducia a Marsilio darebbe legittimità politica ad un originale stimolo abruzzese che rassicurerà gli investitori, darà nuova fiducia all’economia e farà guardare con interesse alla nostra regione come un modello da imitare.

    Sviluppo o declino, non ci sono vie di mezzo. Io scelgo Marsilio, e vi invito a leggere il Programma.

    Piero Carducci, economista

    Allegato:

    Programma integrale di Marco Marsilio Presidente

    https://marsiliopresidente.it/wp-content/uploads/2019/01/programma_marco_marsilio.pdf

     

     

     

    MpL Comunicazione @ 14:20
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