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    PD&IdV, cannibali

    Posted on martedì 27 gennaio 2009

    La lite tra PD e IdV di oggi in Consiglio regionale non è un caso, né sarà un episodio isolato. Da oggi, il centrodestra avrà due opposizioni: una morbida ed accomodante al limite dell’inciucio, il PD, ed una dura e pronta a sfruttare ogni occasione per  crescere elettoralmente, l’IdV.  Il PD si preoccuperà più di non dare spazio ai dipietristi, come vergognosamente fatto oggi negando una vicepresidenza al gruppo dell’IdV forte di bn sei consiglieri, piuttosto che di contrastare il PDL.  Ed alle prossime elezioni Di Pietro gioirà  se il suo partito aumenterà i voti, anche se le elezioni si perdono.

    Oggi, il Consiglio regionale ha dato mostra del processo di cannibalismo in atto nel centrosinistra.  L’Italia del Valori vuole la leadership del centrosinistra, e come primo passo vuole crescere alle provinciali ed alle europee.  Nelle elezioni regionali in Abruzzo la scommessa non era tanto su chi avrebbe vinto fra i due schieramenti (il successo del centrodestra era previsto), ma l’incognita riguarda i contraccolpi nel campo dei perdenti. Ora iniziamo a vederli: PD e IdV quasi non si parlano. Il Partito Democratico a 7 consiglieri e  l’Idv a 6 consiglieri cambiano profondamente la geografia del Consiglio: l’esercito di Marini-Veltroni si sta rapidamente logorando, e quello di Di Pietro ingrassando. 

    La traduzione elettorale del dipietrismo (una variante di «guardie e ladri») ha rivelato i suoi limiti. Ridimensiona il centrosinistra; non gli evita un tracollo; drena una parte consistente del consenso del Pd, ma radicalizzandolo e dunque rendendolo meno spendibile.

    Di Pietro in Abruzzo canta vittoria su un panorama di macerie; e da oggi i suoi rapporti con gli alleati diventeranno, lo abbiamo visto oggi, ancora più avvelenati. Il PD da oggi non cederà un millimetro, e l’obiettivo di Marini è di ridimensionare l’IdV in Abruzzo. Anche a costo di inciuciare con il PDL.

    Di Pietro considera la «sindrome abruzzese» come una tendenza non locale ma nazionale; ed ha una spietata determinazione ad approfittarne. Si candida come leader non solo dell’Idv ma anche degli spezzoni dell’estrema sinistra esclusi dal Parlamento, che hanno in odio il Pd; e come campione di un antiberlusconismo irriducibile.

    Il sogno sempre meno nascosto è quello di trasformarsi in una sorta di  Bossi del centrosinistra: il capo di una «Lega nazionale», pronta a succhiare voti alleati. Ma non sarebbe giusto additare l’ex pm di Mani pulite come la causa dei problemi del Pd. Semmai ne è il sintomo. Sottolinea ed esaspera l’identità indefinita della creatura veltroniana. E ripropone la domanda sui motivi veri che hanno indotto il Pd a sceglierlo come alleato.

    Sono più comprensibili le ragioni per le quali Berlusconi lo ama come avversario: l’antiberlusconismo di Di Pietro infiamma i cuori di una parte dell’opposizione; e in parallelo la fa perdere.

    MpL Comunicazione @ 21:28
    Filed under: News MpL

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