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    Passo indietro…ma chi?

    Posted on sabato 31 maggio 2008

    Il segretario regionale di Rifondazione Comunista, Marco Gelmini, si è chiesto, in un suo pubblico intervento, se di fronte a vicende giudiziarie come quelle legate all’ “affaire Montesilvano, ai casi Fira e sanità vicenda concorsi e finanziamenti elettorali, acqua avvelenata e discariche abusive” aperte in Abruzzo in cui sono coinvolti esponenti importanti dei maggiori partiti, “è possibile minimizzare affrontando queste vicende come un caso a se”, Oppure se “sono segnali di una cattiva politica che continua a tenere banco nonostante gli annunci di grandi cambiamenti, di svolte epocali ed in barba all’azione della magistratura”. Cosa dire? Finalmente c’è un rappresentante politico che prende atto della necessità che la politica assuma le proprie responsabilità e non si limiti a recitare una consunta e poco veritiera attestazione di fiducia nell’azione della magistratura, confortata più dalla logica dell’ “io speriamo che me la cavo”, legata ai tempi lunghi e alle disfunsioni croniche della macchina giudiziaria, che ad una effettiva fede nella giustizia e nel suo ruolo. Lo consideriamo un primo passo, che dovrebbe essere seguito da altri possibilmente più consistenti, per portare il ceto politico a rendersi conto che il problema esiste e va affrontato. Certo, non scadendo nel giustizialismo, ma assodando una volta per tutte che ci sono comportamenti che, pur non rientrando nella sfera della giustizia penale, la politica dovrebbe impegnarsi a censurare e bandire, senza attendere il giudizio dei tribunali. Non possono essere solo le sentenze dei giudici a determinare lo svolgimento della vita politica di questa regione. Il “passo indietro” che chiede il segretario di Rifondazione a coloro che sono coinvolti nelle inchieste, andrebbe imposto proprio dai partiti a chi si macchia di azioni tese non a tutelare gli interessi collettivi, ma solo quelli personali. Per intenderci meglio, anche il clientelismo, il nepotismo, il mancato rispetto dei doveri di rappresentanza pubblica, l’arroganza che porta a prevaricare chi non rema nella stessa direzione di chi gestisce il potere, o che comunque è succube, non possono essere accettati come metodo di azione politica. Per dire no a tutte queste cose non bisogna certo attendere che si riuniscano i tribunali. Comincino, i signori dei partiti, a dare serio e concreto valore agli annunci di cambiamento di cui un po’ tutti si sono empiti la bocca, prima che a cambiare siano costretti, purtroppo anche dal tintinnare delle manette.

    Gino Di Tizio

    MpL Comunicazione @ 10:46
    Filed under: News MpL

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