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    Partito Democratico in crisi/2

    Posted on domenica 22 giugno 2008

    "Non rispondo a Parisi" è il laconico commento di Veltroni alla dura intervista del "padre" dell’Ulivo, primo collaboratore di Prodi ed ex Ministro della Difesa.  Ma possiamo essere certi che i veltroniani risponderanno e si aprirà una polemica senza fine. Ormai l’unica strada rimasta a  Veltroni per salvare il salvabile è la convocazione di un Congresso anticipato, dove tentare di fare chiarezza tra le troppe correnti del "partito nuovo" che altro non è che un "nuovo partito", tale e quale se non peggiore degli altri.  Il PD non riesce a diventare adulto. Veltroni non ha voluto o non è risucito a liquidare il potere degli apparati e delle correnti,  che ancora oggi dominano il partito e stanno logorando il segretario in una sfiancante guerra di posizione. Il PD non è riuscito a mandare in pensione tutti quei riti, simboli e linguaggi che appartengono al passato e ad una politica elitaria che non parla al cuore della gente.

    Lo stesso possiamo dire del PD abruzzese. Il PD doveva essere il partito nuovo, che nasce dal basso, dove ogni testa conta un voto. Solenne la promessa di fare ammenda di tutti i vizi del partitismo che avevano portato al degrado della stessa politica, a faccenda di pochi, anzi pochissimi, capaci di fare il bello e cattivo tempo in ogni decisione, da quelle interne a quelle esterne al partito.  I pochissimi che  determinano  l’assegnazione di tutte le poltrone, come è avvenuto, senza rendere conto a nessuno, sono ancora là. Vivi e vegeti. Più vivi e più vegeti che mai.  Con una sola logica da rispettare, l’alchimia della provenienza,  che si traduce nella spartizione tra le oligarchie diessine e della margherita.  Gli attuali big, o almeno alcuni di loro che si sono arroccati a difesa estrema di personali interessi, devono capire che sta diventando una questione di sopravvivenza, non solo di una speranza di cambiamento, ma di tutto il partito. Le “fughe”, i distinguo, le tessere che qualcuno ha strappato e qualcuno annuncia di voler strappare – dopo il rimpasto ma non solo – sono un segnale che sarebbe pericolosissimo ignorare.

    I cittadini ed i livelli intermedi, come i Sindaci,  vanno coinvolti non soltanto nel momento del voto, ma anche nei momentiele scelte importanti. Potrebbe già essere un primo importante passo per evitare che il PD si traduca, come osserva Arturo Parisi,  nell’ennesima occasione persa.

    P.C.

    MpL Comunicazione @ 19:05
    Filed under: News MpL

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