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    Oro nero

    Posted on lunedì 16 febbraio 2009

    L’Abruzzo, regione nera d’Europa. Potrebbe essere questo lo slogan dei prossimi anni, se andranno in porto le oltre 700 perforazioni previste in Abruzzo. La nostra regione sta profondamente mutando la sua immagine e da regione verde d’Europa, da regione dei parchi potrebbe avviarsi ad essere la regione degli idrocarburi. Gli ambientalisti presentano un dossier con dati ufficiali del ministero.

    L’Abruzzo ha oggi quasi la metà (49,11%) del proprio territorio interessato da attività legate alla ricerca, l’estrazione e lo stoccaggio di idrocarburi e circa i tre quarti dei Comuni abruzzesi (221), per un totale di quasi l’80% della popolazione regionale interessata (1.045.488 abitanti), ne sono ormai coinvolti.
    Tutte le province sono colpite: si va dal 77,7% del territorio della provincia di Chieti, al 71% di quello della provincia di Pescara, al 67,5% di quello della provincia di Teramo fino al 21,9% di quello della provincia di L’Aquila.
    Nelle tre province costiere (Teramo, Pescara e Chieti) la percentuale di abitanti che vivono nel territorio interessato da attività legate agli idrocarburi supera sempre il 90%.
    E se sulla terraferma la situazione è allarmante, a mare la situazione non migliora: 5.639,60 chilometri quadrati del mare antistante la costa abruzzese sono interessati da permessi di ricerca, concessioni ed estrazione di idrocarburi.
    Il dossier presenta anche lo studio storico dei pozzi scavati in Abruzzo: al 31 dicembre 2007 sono state effettuate in Abruzzo 722 perforazioni, concentrate essenzialmente nella fascia pedemontana e collinare costiera.
    Legambiente e WWF esprimono «forte preoccupazione per la situazione venutasi a creare in Abruzzo ad oggi non gestita dalla Regione e dagli Enti locali e condizionata esclusivamente dagli interessi delle compagnie petrolifere nazionali ed internazionali».
    «Nel giro di pochi anni», è stato detto, «a partire soprattutto dal 2005 e dal 2006, il numero di istanze e concessioni è fortemente aumentato portando la regione Abruzzo ai primi posti tra le regioni italiane interessate da attività legate allo sfruttamento di idrocarburi. La vicenda, giunta all’attenzione dell’opinione pubblica e politica solo grazie alla mobilitazione dal basso di comitati locali ed associazioni ambientaliste che si sono opposti alla proposta ENI di realizzazione il Centro Oli di Ortona, pone l’accento, oltre che sulla legittima partecipazione delle popolazioni ai processi decisionali, sulla vocazione di un territorio».

    MpL Comunicazione @ 17:40
    Filed under: News MpL

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