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    Omelia dell’Arcivescovo Molinari

    Posted on mercoledì 29 agosto 2012

    718^ PERDONANZA CELESTINIANA –  Omelia dell’Arcivescovo Metropolita nella S. Messa di chiusura della Porta Santa

    Basilica di Santa Maria di Collemaggio, 29 Agosto 2012

    Festa del martirio di S. Giovanni Battista

    1. Un caro saluto a tutti.

    A S. E. Mons. Giovanni D’Ercole, mio Vescovo Ausiliare.

    Al Capitolo Metropolitano dell’Aquila.

    A tutti i Sacerdoti, Religiosi e Religiose presenti.

    Al Signor Sindaco della città dell’Aquila, On. Massimo Cialente.

    A tutte le Autorità civili e militari, a tutto il popolo santo di Dio.

    Ricordiamo oggi il martirio di S. Giovanni Battista.

    Il Profeta Geremia (nella I Lettura) ricorda la sua chiamata. Il Signore gli ha rivelato la sua missione: «Tu, cingiti i fianchi, alzati, e dì loro tutto ciò che ti ordinerò; non spaventarti alla loro vista altrimenti ti farò temere davanti a loro. Ed ecco oggi io faccio di te come una fortezza, come un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti. Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti». (Ger. 1,17-19).

    1. Questa è stata sempre la vita dei Profeti.

    Questa è stata la vita di Geremia.

    Questa è stata la vita di Giovanni il Battista.

    E la vita di S. Pietro Celestino?

    Sarebbe interessante conoscere più profondamente i motivi per i quali Celestino amava tanto Giovanni Battista.

    Ma ci sono dei tratti comuni tra Geremia e Giovanni Battista.

    Tutti e due hanno avuto Dio come unico riferimento della propria vita.

    Hanno sperimentato una passione immensa per questo Dio.

    Hanno cercato e fatto la sua volontà.

    Hanno ripetuto a tutti le parole di Dio.

    1. C’è un’altra somiglianza tra Giovanni Battista e Celestino: hanno messo Dio al primo posto. E per essere fedeli a questo Dio hanno rischiato tutto. Com’è stata grande la loro fede!

    Se la fede in Dio non è tutto anche per noi a che cosa si riduce?

    Se la fede in Dio non diventa per ognuno di noi «passione» che ci divora totalmente e determina ogni aspetto e ogni scelta della nostra vita che fede è?

    San Giovanni Battista e San Celestino ci ottengano questa fede dal Signore.

    1. Ma un altro aspetto vale la pena di sottolineare. La fede in Dio ha portato sia Giovanni Battista e sia Celestino a non tradire mai la verità, a non piegare mai la verità alle proprie piccole visioni egoistiche. Per Giovanni Battista e per Celestino la verità non è qualcosa che noi ci costruiamo. Ma la verità è una luce che ci invade e si impone. E noi non abbiamo nessun diritto e nessun potere di oscurarla o manipolarla. La verità si impone da se stessa. Non è il risultato di una consultazione democratica. E tanto meno di una propria visione utilitaristica.

    1. Giovanni Battista per servirela Verità, che è Dio stesso, si è lasciato decapitare, nella tetra prigione di Erode, come ci ha raccontato il Vangelo (Mc. 6,17-29).

    Sempre per servire la Verità, S. Pietro Celestino ha lasciato tutto e si è ritirato nella solitudine dei monti. Dio lo aveva chiamato a lasciare questa solitudine e a mettersi a servizio della sua Chiesa, ad essere il Pastore Supremo di questa Chiesa. E Celestino ha obbedito.

    Egli che aveva minacciato gli undici Cardinali riuniti al Conclave di Perugia di tutti  i più dolorosi castighi divini se non avessero dato un Pastore alla Chiesa non ha arretrato di fronte alla volontà di Dio che gli indicava che doveva essere proprio Lui il Capo della sua Chiesa.

    Ha accettato sapendo tutta la sua povertà, la sua indegnità e la sua inadeguatezza.

    Ma contemporaneamente sperando unicamente in quel Dio che, quando ci affida una missione, qualunque essa sia, ci dona anche la forza necessaria per realizzarla.

    1. Ma un giorno Celestino,  sempre in ascolto della volontà di Dio, ha capito che la sua missione era finita. Era iniziata in quel 5 luglio 1294, con la decisione del Conclave di Perugia. E si concludeva con la rinuncia al Supremo Pontificato in quel 13 dicembre di quello stesso anno, 1294.

    Solo cinque mesi di Pontificato! Ma quanta luce si sprigiona da questo Pontificato così breve!

    Quante lezioni non solo di fede, di povertà, ma anche di sincera e sconvolgente umiltà!

    Se ogni cristiano sapesse seguire Celestino nel suo «folle» gesto di rinuncia e sapesse scegliere la via dell’umiltà quanta santità avvolgerebbe la Chiesa intera!

    E quanta armonia, concordia, reciproca carità, regnerebbero nella Chiesa!

    E se anche uomini e donne che non credono sapessero seguire l’esempio di Celestino, quanti conflitti cesserebbero, quanta pace riempirebbe tanti cuori.

    1. Noi, però, siamo qui oggi, anche per concludere il Giubileo della Perdonanza.

    Siamo qui per accogliere ancora una volta il dono del Perdono e della Riconciliazione.

    Nel versetto del Salmo 50 abbiamo ripetuto:

    «Rinnovami, Signore, con il tuo perdono.

    Crea in me, o Dio, un cuore puro».

    E nella Lettera ai cristiani di Corinto S. Paolo ripete anche a noi: «Fratelli, se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove. Tutto questo viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. È stato Dio, infatti, ha riconciliare a sé il mondo in Cristo non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione».

    1. Con il grande dono della Perdonanza S. Celestino ci spalanca, a nome della Chiesa, le porte di questo oceano di misericordia che viene da Dio, da quel Dio che già ci ha riconciliati in Cristo.

    Il perdono, la riconciliazione non sono frutti dei nostri sforzi. Ma un dono di Dio.

    Tutto questo ci autorizza forse a starcene in modo passivo, semplicemente pronti ad accogliere questo dono, senza nessuno sforzo da parte nostra?

    1. Ricordiamo oggi il martirio di S. Giovanni Battista ma anche oggi ci sono i martiri.

    È stata pubblicata, nel maggio scorso, anche nella traduzione italiana, una biografia di un grande martire tedesco contemporaneo, ucciso dai nazisti. (Del libro sono state vendute più di trecentomila copie in America): si tratta della vita di Dietrich Bonhoeffer (1906-1945).

    Nella prefazione del libro Timothy J. Keller, ispirandosi alla vita e al pensiero del teologo Bonhoeffer, scrive: «Al tempo dell’ascesa di Hitler buona parte della Chiesa tedesca intendevala Graziasolo come un’astratta accettazione: “Dio perdona; questo è il suo compito”. Ma noi sappiamo che la vera Grazia deriva da un sacrificio costoso. E se Dio è stato pronto a salire sulla croce e ha sopportare tutto quel dolore pagando un prezzo tanto alto per salvarci, allora noi dobbiamo vivere nel sacrificio di servire gli altri. Chiunque comprende davvero, comela Graziadi Dio giunge a noi ne avrà la vita trasformata. Il Vangelo è questo: non è salvezza tramite la legge o nella grazia a buon mercato, ma attraverso una grazia a caro prezzo.La Graziaa caro prezzo ci cambia dal di dentro. Né la legge néla Graziaa buon mercato possono farlo (…) Molti cristiani preferiscono parlare solo dell’amore e dell’accettazione di Dio. A loro non piace parlare di come Gesù morì sulla croce (…)  ma se non stanno attenti corrono il rischio di cadere nell’illusione di una “Grazia a buon mercato”. Un amore a poco prezzo da parte di un Dio non sacro, che si limita ad amarci e ad accettarci così come siamo. Questo non cambierà mai la vita di nessuno».

    1. Dopo questa lunga citazione mi piace ribadire: Dio ci ama immensamente.

    Ci sono stati dati gratuitamente il suo amore e il suo perdono. Ma – come direbbe appunto  Bohoeffer – non è quella di Dio una «Grazia a buon mercato». Esige la nostra collaborazione, la nostra risposta, la nostra conversione.

    San Paolo, sempre nella lettera ai cristiani di Corinto, dopo aver ricordato che è Cristo che con il suo sacrificio realizza la nostra riconciliazione, aggiunge: «Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio».

    1. Carissimi fratelli e sorelle, a conclusione di questa 718^ Perdonanza Celestiniana, S. Celestino ci ricorda ancora una volta che Gesù Cristo, con il suo sangue, ci ha riconciliati con Dio, con noi stessi, con i fratelli e con la creazione intera.

    Ma noi dobbiamo saper accogliere questo dono. E lasciarci trasformare da questo dono.

    Il martire Bonhoeffer ha scritto: «Il silenzio di fronte al male è esso stesso un male. Non parlare è parlare. Non agire è agire». Egli parlò e agì. E pagò con la morte il suo coraggio.

    Anche S. Giovanni Battista volle parlare ed agire. E pagò con la vita il suo coraggio, il suo servizio alla Verità.

    Anche S. Celestino ha parlato ed ha agito con tutta la sua vita. Sempre a servizio della Verità.

    San Celestino ci ottenga la grazia della riconciliazione e la grazia di saper perdonare i nostri fratelli.

    Ma San Celestino ci ottenga anche la grazia di coinvolgere tanti fratelli e sorelle per parlare contro il male,  per agire contro il male e per costruire insieme un mondo riconciliato e fraterno, la vera civiltà dell’amore.

    + Giuseppe Molinari –  Arcivescovo Metropolita de l’Aquila

     

    MpL Comunicazione @ 18:39
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