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    Meno tasse e spese

    Posted on giovedì 26 giugno 2008

    Secondo gli ultimi dati statistici, la spesa pubblica improduttiva continua a crescere in Italia. C’è un pericolo insidioso che ora il nuovo Governo dovrà attentamente evitare: il tassa e spendi. A parole tutti dicono di voler evitare un ulteriore incremento di spesa pubblica, sostenuto da maggiore pressione fiscale, ma nel Paese della concertazione e del consociativismo risulta poi difficile mantenere gli impegni.  Basti vedere il Governo Prodi: dopo il forte miglioramento conseguito nel 2006,  i progressi nella riduzione degli squilibri di bilancio sono stati praticamente nulli. Le forti entrate inattese – il dibattuto tesoretto –  sono state utilizzate per finanziare aumenti di spesa invece che per abbattere il debito pubblico; la spesa corrente in rapporto al Pil ha raggiunto in questi mesi il massimo degli ultimi decenni; la pressione fiscale è aumentata di due punti in due anni ed è altissima nel confronto internazionale (siamo al 43,2% del Pil); il risanamento della finanza pubblica si è bloccato; le previsioni di crescita sono modeste e l’Italia resta il fanalino di coda europeo. Anche gli ultimi dati segnalano il contemporaneo aumento del debito e delle entrate fiscali: siamo in pieno "tassa e spendi" (tax push).

    Insomma, non prendiamoci in giro: è la spesa pubblica improduttiva la vera piaga italiana. La questione delle tasse non esiste in quanto tale, la questione vera si chiama "spesa pubblica". E’ troppa la spesa, i governi non riescono o non vogliono metterla sotto controllo ed è l’entità della spesa a  determinare l’insopportabile livello di pressione fiscale conseguente. L’eccessiva pressione tributaria e la cattiva qualità dei servizi pubblici stimolano inoltre  l’evasione, facendo pesare tutto il macigno della spesa sulle imprese oneste e su famiglie che non ce la fanno più a tirare fino alla fine del mese. 

    La spesa andrebbe tagliata, e su questo sono tutti d’accordo. Ma non è cosa semplice affrontare con strumenti efficaci il trasversale ed agguerrito "partito della spesa".  Il banco di prova di Berlusconi-Tremonti sarà il DPEF di giugno. Il Governo deve percorrere una strada di riforme: i tagli agli enormi sprechi possono essere portati avanti, con i numeri di cui dispone la maggioranza, purché non venga meno il coraggio.  E non sarà possibile tagliare drasticamente le imposte, se non sarà possibile affrontare di petto il problema della spesa improduttiva. La situazione della finanza pubblica italiana, ancora troppo compromessa, impone la destinazione dell’extragettito fiscale alla riduzione del debito ed al sostegno ai consumi delle famiglie.

    Acquisiti i dati oggettivi del problema, occorre passare a discutere quali grandi capitoli di spesa dimagrire.  Sapendo che  non si tratta più di lavorare di lima ma di ascia e coltello. Gli italiani stanno maturando la convinzione che sarebbe meglio vedersi ridurre il peso del fisco, e poi pagarsi direttamente taluni servizi, piuttosto che continuare a pagare per sprechi diffusi e servizi scadenti (come nella Sanità e nella Scuola). E lo stesso discrso vale per le imposte locali: il federalismo all’italiana è fonte di moltiplicazione di spesa e di paralizzante contenzioso tra centro e periferia (basti pensare al sostanziale blocco delle grandi opere). Dal 1995 al 2007 le tasse nazionali sono aumentate del 13%, quelle locali del 113%. E quel che più conta, prima rappresentavano l’11% del totale, ora esattamente il doppio.

    Solo tagliando decisamente la spesa si potranno ridurre le tasse ed il debito,  e rilanciare davvero l’economia. Sogni? Può darsi, anzi quasi certamente visto che l’obiettivo di tagliare la spesa è stato miseramente fallito da tutti i governi di ogni colore… Speriamo sia la volta buona.

    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 08:09
    Filed under: News MpL

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