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    Muro di incomprensione

    Posted on venerdì 11 settembre 2009

    Più che da contrasti politici, Sil­vio Berlusconi e Gianfranco Fi­ni appaiono divisi da un muro di incomprensione: lessicale, culturale, istituzionale. E personale. Per questo è un ostacolo che non si ri­muove con semplici compromessi di potere. Lo sfogo che ieri il presidente della Camera ha fatto davanti alla pla­tea della scuola di formazione del Pdl, a Gubbio, è stato impietoso, viscerale, esasperato: quasi volesse azzerare la tesi minimalista del «malinteso», ac­creditata il giorno prima dal premier. Eppure, probabilmente ad irritare gli alleati non sono state le critiche sul­l’immigrazione, i rapporti con la Lega, il biotestamento. A bruciare è stato il tono generale.

    La denuncia dell’«indegno stillici­dio » al quale Fini si sente sottoposto dall’interno del Pdl, evoca un’incomu­nicabilità con Palazzo Chigi che sfiora la patologia. E la reazione dei berlu­sconiani la riflette. Non si avverte sol­tanto irritazione: si indovina uno stu­pore risentito nei confronti del presi­dente della Camera. Riaffiora, irrisol­to, il contrasto su quello che dovreb­be essere il Popolo della libertà. Per il Cavaliere, una forza libera e insieme caotica, modellata sulla sua leader­ship ; per Fini, «un partito e non un or­ganigramma ». Ma proprio per que­sto, il suo appello ad un «cambio di marcia» del Pdl suona irricevibile.

    E non perché Berlusconi non sia pronto a tacitare l’ex leader di An con qualche concessione. Il problema è che fra i due si è cementato un impa­sto di malintesi e diffidenza. La sensa­zione è che Fini si senta sempre più subalterno e quasi estraneo ad un pro­getto e ad una logica non suoi; e inve­stito di un ruolo istituzionale che lui interpreta agli antipodi rispetto agli al­leati. Per questo i suoi scarti ostentati e rivendicati quasi come un dovere vengono registrati con sconcerto; e av­vertiti come bordate che alla lunga po­trebbero destabilizzare la maggioran­za, per quanto solida come quella di centrodestra.

    Il Pdl è plasmato per assecondare Berlusconi, non per criticarlo. Può ac­cettare verità complementari a quelle del capo del governo. Ma le tesi soste­nute da Fini rappresentano una sorta di controverità. Di fatto, finiscono per delegittimare l’ottimismo che Berlu­sconi dispensa con un’abbondanza perfino esagerata. Smontano le accu­se di disfattismo che il premier rivol­ge a chi martella sulla crisi economi­ca. Insomma, rifiutano non solo l’ana­lisi ma la filosofia con le quali il Cava­liere ha combattuto gli avversari in questi mesi. E finiscono per essere percepite, a torto o a ragione, come un distillato di antiberlusconismo. Agli occhi degli alleati, si tratta di una provocazione incomprensibile, prima che inaccettabile.

    Ad aggravare il sospetto di un’ostilità profonda rischia di contribuire l’omaggio di Fini al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, presentato come «una delle poche garan­zie che ci sono in questo momento»: precisazione letta nel Pdl come ennesima stoccata a Berlusconi. Ma soprattutto, promet­te di lasciare qualche livido l’accenno di Fini alle stragi di ma­fia e all’esigenza di «non dare neanche il lontano sospetto di non volere accertare la verità»: sebbene il passaggio sia stato preceduto e bilanciato dalla solidarietà al Cavaliere per l’«acca­nimento giudiziario» di alcune Procure.

    Ma il Pdl non è lo stesso di sei mesi fa. Si sono cristallizzati nuovi rapporti di forza interni, e la disponibilità a sopportare gli attacchi è calata. Oltre tutto, la controverità di Fini arriva proprio mentre Berlusconi non esita a definirsi il miglior capo del governo «degli ultimi 150 anni»; e viene bersagliato dai giornalisti stranieri sulla sua vita privata al vertice Italia-Spa­gna. Probabilmente, il premier si aspettava applausi e solida­rietà da tutto il Pdl. Il presidente della Camera, però, non pote­va concederglieli senza contraddire una traiettoria dagli appro­di ormai imprevedibili.

    Massimo Franco per il Corriere della Sera

    MpL Comunicazione @ 13:50
    Filed under: News MpL

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