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    MpL Manifesto

    Posted on domenica 12 marzo 2006

    Movimento per L’Aquila

    Manifesto Politico


    1.Premessa
    L’Abruzzo è tornato ad essere gli Abruzzi. Da un lato le effervescenti aree costiere, dall’altro il comprensorio aquilano sempre più isolato e nascosto tra le pieghe delle sue montagne. Le zone costiere crescono sensibilmente, addirittura più delle altre regioni italiane, e convergono verso un livello elevato ed omogeneo di sviluppo. La provincia dell’Aquila non riesce a recuperare rispetto alle altre, anzi aumenta le distanze, e vive una crisi irreversibile delle sue tradizionali attività: basti riflettere sulla fine del polo elettronico aquilano
    L’Aquila è rimasta seduta troppo a lungo sui successi del passato ed ora si è avviata sulla strada di un veloce declino. La politica non ha saputo dare risposte alla crisi industriale e non sa dare prospettive per il futuro. I partiti non riescono ad esprimere adeguatamente le esigenze della comunità civile aquilana, e troppi professionisti dei partiti vivono della politica e non per la politica. La Regione è più che mai distante dai problemi reali dell’Aquila e delle aree interne. L’Aquila vive come mai una crisi di rappresentanza dei suoi interessi, ed e’ semplicemente drammatica la crisi di idee sul futuro della città e sugli strumenti per realizzarlo.
    Che fare ?
    I tasselli per inaugurare un nuovo illuminismo aquilano ci sono tutti, ma è come se il quadro fosse incompiuto. Pure le potenzialità per lo sviluppo economico ci sono tutte, eppure il puzzle è incompiuto, frenato dalla difficoltà per il comprensorio aquilano a “fare sistema”, ad organizzare un progetto che valorizzi le risorse del territorio. I politici aquilani devono recuperare il concetto di municipalità, di difesa e promozione degli interessi della città. Non basta criticare politici distratti o “asso pigliatutto” della costa. Non basta lagnarsi sugli scippi ai danni del capoluogo. Non basta invocare un nuovo illuminismo.
    Occorre impegnarsi per L’Aquila. Occorre anzitutto sconfiggere il diffuso minimalismo ed i germi della decadenza che si sono appropriati di tanti, troppi aquilani, che hanno mentalmente abbandonato la loro municipalità per dedicarsi ad altro.
    Per fare l’illuminismo occorrono gli illuministi. I nuovi illuministi aquilani devono avere la voglia di guardare più in profondità e di scavare nel recente passato della città, per capire il deludente presente e preparare un migliore futuro. Futuro che si annuncia attraverso segnali preoccupanti dal mondo della politica, indizi poco promettenti da quello dell’economia, ma che non svela ancora una trama compiuta. Futuro che si può e si deve cambiare.
    Quel che manca è la politica. E’ la politica che traccia la rotta, combina le isole, valorizza le reti, promuove idee ed utopie. I grandi politici colgono le grandi opportunità e realizzano grandi progetti. Il che vuol dire riunire i tasselli sparsi delle eccellenze cittadine ed infondere loro, dalla Università alla ricerca, dall’industria al turismo, dalla pubblica amministrazione al commercio, quell’impulso creativo che solo può trasformare tante isole in un corpo unico, in cui pulsano le migliori energie della città. Dobbiamo riuscire a costruire una buona orchestra partendo da tanti solisti, sovente ottimi, ma troppo gelosi ed attenti più al successo personale che allo sviluppo armonico della comunità.
    La scelta di fare rete, di fertilizzare l’ambiente, di stimolare creatività ed innovazione, di attrarre nuovi investimenti, di puntare alla valorizzazione congiunta di risorse storiche e ambientali, scientifiche e formative, terziarie e produttive, non costituisce, per L’Aquila, una naturale evoluzione di trend spontanei di sviluppo. Occorre dunque un progetto.
    Occorre un innesco, un incubatore, un metodo, un processo democratico per elaborare una specifica iniziativa sul capoluogo, coinvolgendo nel confronto politico l’ampio articolato sociale, produttivo e culturale del comprensorio aquilano. Il malessere aquilano non deve restare una febbre sporadica ma essere organizzato, sfociare in proposta politica, affinché non resti solo analisi accademica o peggio campanilistico piagnisteo.
    Il Movimento per L’Aquila vuole valorizzare le migliori energie della città ed elaborare una nuova idea dello sviluppo locale. Vuole far tornare all’impegno tanti aquilani di vero talento, capaci di scaldare i cuori e di svegliare le menti, di mobilitare ampi settori della comunità, di convogliare nelle istituzioni energie e consensi per la realizzazione di obiettivi di particolare lungimiranza e significato.
    Ridefinire il ruolo dell’Aquila città Capoluogo, nel quadro di uno sviluppo solidale dell’Abruzzo, significa quindi chiedere che tanti aquilani, uomini e donne, tornino ad occuparsi della cosa pubblica, ad esercitare una funzione di guida culturale, a fare del comprensorio un ruolo privilegiato di circolazione delle idee e delle utopie, un modello di convivenza civile e di capacità di innovazione per tutta la Regione.
    2.L’Aquila, città in declino
    La comunità aquilana si è adagiata per troppi anni nell’aurea medianità, e l’errore storico della classe politica abruzzese, e delle sue propaggini nazionali, è stato quello di non compiere per troppi anni alcuna scelta, in riferimento a nessuno dei settori critici per lo sviluppo dell’industria aquilana.
    L’Aquila è una città tradizionale in declino, sempre più povera, debole, emarginata nello scenario regionale e nazionale. Dopo un lungo periodo di sviluppo, dovuto ad importanti insediamenti industriali esogeni, la città ha smarrito la strada della sua crescita ed è divenuta per lo più un luogo di residenza, di consumo della rendita, di esercizio di attività manifatturiere a basso valore aggiunto, di funzioni istituzionali, politiche ed amministrative di base. La contraddizione tra la situazione di declino della città (testimoniata dalle crisi aziendali e dal decadimento di indicatori classici di misura dello sviluppo) e l’andamento contrario di altri aggregati (l’incremento degli sportelli bancari e dei mutui fondiari, il boom dell’edilizia residenziale, l’incremento dei consumi finali anche in beni durevoli, ecc.) è spiegabile con il notevole peso assunto, nella composizione del reddito, dalle pensioni e dalla rendita immobiliare. In particolare, negli ultimi trenta anni si è consumato un processo ciclico di sviluppo-declino dell’Aquila, in cui la funzione innovativa ed industriale della città come località centrale ha generato sviluppo ed una notevole disponibilità di liquidità, che ha portato a massicci investimenti immobiliari ed alla successiva crescita della rendita urbana. La rendita non può crescere all’infinito se non viene sorretta da flussi di reddito sostitutivi rispetto a quelli che sono venuti a mancare a causa della de-industrializzazione del comprensorio. E’ già iniziata la de-cumulazione dei patrimoni, e quando inevitabilmente anche la rendita totale inizierà a ridursi, la città declinerà anche nel livello di reddito e di consumi, entrando in una fase di vera e propria recessione. In effetti, come dimostrano l’esperienza e le scienze economiche, la condizione di città tradizionale non è sostenibile nel lungo periodo.
    In queste settimane assistiamo alla conferma di una tragedia già vista: le aziende chiudono; il livello delle attività produttive declina; le politiche regionali sono sempre più squilibrate a favore delle aree costiere. L’Aquila, città Capoluogo di diritto ma non di fatto, risulta enormemente sottostimata nelle attribuzioni delle spese regionali e nei correlati aspetti, come le recenti nomine negli enti strumentali. La politica aquilana protesta, alle volte propone e prova a fare, ma nella sostanza è impotente di fronte ad una Regione che per prima non rispetta il ruolo de L’Aquila Capoluogo.
    L’Aquila ha scarso peso sulla bilancia della politica regionale, e l’Abruzzo stesso conta poco nel panorama politico nazionale. La conseguenza è che L’Aquila non conta nulla, perché la politica abruzzese ha sede a Pescara, e Pescara dipende da Roma. L’Aquila non riesce a determinare alcuna scelta nazionale di qualche impatto sulla città: solo con riferimento agli anni recenti tutte le decisioni sulle telecomunicazioni che tanta importanza hanno avuto per la decadenza della città, sono state assunte a Roma, senza alcuna possibilità per i parlamentari locali di incidere sulle scelte stesse.
    3.Il Movimento per L’Aquila, un contributo alla rinascita aquilana
    Capita spesso di imbattersi in cittadini sgomenti che assistono impotenti alla progressiva decadenza dell’Aquila. Auspicano, anzi reclamano, per L’Aquila una nuova stagione di crescita, il recupero del ruolo di Capoluogo, di città guida per un comprensorio vasto, di punto di riferimento culturale per la Regione intera. Essi danno voce ad uno stato d’animo, ad una voglia di fare, ad uno slancio che spesso si ferma alla protesta e non riesce a tradursi in proposta, ma che comunque è sempre un segno genuino di amore e di attaccamento verso la città.
    Occorre in primo luogo che L’Aquila sappia farsi rispettare dalla Regione e dal Governo centrale, occorre che L’Aquila ricordi la sua storia ed abbia fiducia nelle proprie virtù e nella qualità dei propri intelletti, e altresì non abbia paura a riconoscere l’attuale condizione di crisi certamente non semplice da superare.
    Per riuscirci, occorre che L’Aquila recuperi un peso politico specifico in sé, in quanto comunità, città, comprensorio, municipalità. Gli esponenti di partito non possono lavorare oltre una certa misura per il rilancio dell’Aquila, perché sono sovente ingabbiati in logiche partitocratriche, subiscono il diktat delle segreterie, gli accordi sindacali nazionali, la pressione delle lobbies economiche della costa. Se la politica cittadina resta sinonimo di subordinazione e divisione, se tutto si etichetta destra e sinistra, non si soddisfa la domanda di partecipazione della società civile e non si incoraggia la rinascita aquilana.
    Il sentimento municipale che vogliamo suscitare, per recuperare peso e consenso in ambito regionale, vuole valorizzare il senso di appartenenza alla patria locale, oggi umiliata ed offesa da una Regione estranea e da una politica sfacciatamente pescaro-centrica. E’ il trend spontaneo dell’economia, l’inerzia e la complicità della politica che fanno diventare le aree ricche sempre più ricche e le aree marginali sempre più povere. Riconoscere la specificità dell’interno e risolvere gli squilibri non è questione di campanile, ma interesse generale della Regione. Il dualismo territoriale danneggia tutto l’Abruzzo. Danneggia L’Aquila, come dimostrano tutti gli indicatori economici, ma anche le fasce costiere, in termini di saturazione del territorio, costi impossibili delle aree industriali ed edificabili, inquinamento e diseconomie varie.
    Lo sviluppo di un comprensorio vasto, qual è quello aquilano, richiede dunque la creazione di un movimento municipalista, caratterizzato dalla preminenza degli interessi e dei valori espressi dalle comunità locali sui vincoli di adesione ad un’entità amministrativa (la Regione) che oggi non rappresenta adeguatamente L’Aquila.
    E’ bene chiarire subito che il Movimento per L’Aquila non è contro i partiti, né ricettacolo di un generico e qualunquistico sentimento antipolitico. Il Movimento per sua natura è trasversale alla politica, e vuole fondare un meccanismo di rappresentanza e di difesa di una comunità che sente di meritare di più, nel mentre rischia invece la definitiva decadenza.
    Il Movimento per L’Aquila è l’iniziativa spontanea assunta da cittadini di ogni colore politico e di ogni estrazione sociale, desiderosi di un nuovo illuminismo aquilano. Vuole rappresentare una impetuosa domanda di cambiamento insoddisfatta della società civile aquilana. E’ un nuovo soggetto politico, costituito da liberi cittadini, rivolto a perseguire un fine deliberato ed oggettivo: una nuova stagione di crescita economica e civile dell’Aquila e del suo comprensorio. E’ un’organizzazione della società civile che sorge nel momento in cui gli aquilani vogliono tornare a contare, vogliono partecipare con il giusto ruolo che compete al comprensorio alla gestione del potere politico, ed a questo scopo si associano, si dotano di strumenti organizzativi ed agiscono democraticamente.
    Il Movimento contribuirà alla formazione delle decisioni politiche di rilevante impatto per il futuro della città, sarà stimolo e pungolo per la politica, svolgerà una funzione di controllo del potere e di tutela degli interessi aquilani a tutti i livelli.
    Attraverso il Movimento gli aquilani potranno trasmettere la loro domanda politica e partecipare direttamente al processo di formazione delle decisioni politiche. Si tratta di due momenti, anche organizzativi, ben distinti tra loro. Nella prima fase, corrispondente allo stato organizzativo attuale, risulta essere preminente la funzione di trasmissione della domanda politica, comprendente tutte quelle attività che hanno lo scopo di far sì che a livello delle istituzioni vengano presi in considerazione bisogni e necessità espressi dai cittadini. Nella prima fase sono preminenti le funzioni di controllo del potere politico e di moral suasion, di tutela della comunità aquilana a tutti i livelli, di individuazione delle priorità programmatiche, di proposta e di comunicazione pubblica.
    Nella seconda fase, corrispondente alle elezioni amministrative, alla funzione di trasmissione della domanda politica si aggiunge quello della partecipazione al processo politico che si estrinseca in atti come l’organizzazione di una lista civica, l’individuazione di un candidato Sindaco, la competizione e la definizione delle strategie elettorali. In questa fase il Movimento per L’Aquila si costituisce come soggetto attivo della competizione politica, viene cioè delegato dagli associati ad agire nel sistema dei partiti allo scopo di conquistare una rappresentanza municipale, e partecipare a determinate condizioni al governo della città.
    4.Alcune priorità programmatiche
    L’Aquila così non può andare avanti, ma il declino non è irreversibile. La città dispone di risorse umane pregevoli e di risorse finanziarie importanti, spesso svilite e dilapidate da gestioni clientelari se non da vere e proprie malversazioni della cosa pubblica.
    Occorre un salto di qualità ed allo stesso tempo di discontinuità nel modello di governo della città. Occorrono riforme forti, per invertire il declino. Occorre ri-definire un organico progetto di crescita per il comprensorio. Un modello che superi il passato ed individui nuovi territori industriali, come quelli fecondissimi dell’economia della conoscenza e del distretto bio-tecnologico, favorendo una crescita autopropulsiva e ricomponendo un mosaico delle molte eccellenze esistenti, ad oggi isole sparse e tra loro non collegate.
    Tutto ciò richiede il perseguimento di alcune priorità:
    1. Riaffermare il ruolo de L’Aquila Capoluogo di Regione. Le politiche regionali sono centrate sulla fascia costiera e nessun Capoluogo ha patito, come L’Aquila negli ultimi venti anni, la sistematica spoliazione di funzioni amministrative e direzionali. E’ ora di dire basta. Essere Capoluogo significa che per L’Aquila esercitare il ruolo che le compete di località centrale, ovvero di prima città abruzzese dell’amministrazione e dei servizi pubblici, attività che la Regione deve decentrare nelle aree più deboli (come pure debole è Sulmona) nella finalità esplicita di perseguire finalità di riequilibrio territoriale non più rinviabili. Le nuove tecnologie dell’informazione permettono a L’Aquila di ampliare la funzione direzionale, oggi svolta in misura limitata, ma che potrebbe essere potenziata grazie alla presenza di strutture avanzate di ricerca, di formazione, di finanza, di pubblica amministrazione, di produzione. Riaffermare il ruolo de L’Aquila quale capitale amministrativa dell’Abruzzo, significa sviluppare una domanda pubblica aggiuntiva per risorse umane e finanziarie, innescare nel comprensorio processi di offerta di terziario avanzato, creare un humus favorevole alla diffusione dell’innovazione digitale, stimolare la realizzazione di infrastrutture di servizio alle funzioni pubbliche;
    2. Ridurre le imposte e rifondare l’Amministrazione comunale. A voler essere benevoli, il Comune dell’Aquila è una macchina che macina male. La pressione fiscale è inaccettabile e deve essere decisamente ridotta per le imposte comunali (ICI, TARSU, ecc.), così come è inaccettabile il costo dei servizi in confronto ad una qualità decisamente scadente. L’Amministrazione deve essere profondamente riformata seguendo le fondamentali coordinate dell’efficienza e dell’efficacia di gestione, del miglior tiraggio finanziario sulle fonti finanziarie Ue, della responsabilizzazione per obiettivi dei dirigenti, del coinvolgimento di banche ed imprese sui progetti di pubblica utilità, dell’attenzione alle fasce più deboli della comunità. Occorre pure eliminare i mille sprechi connessi alla radicata gestione partitica e clientelare della cosa pubblica, e realizzare una profonda riforma degli enti strumentali comunali, i cui costi sono enormi ma cui la cui utilità sfugge sovente ai cittadini. Tra i nodi irrisolti ed urgenti è certamente quello della discarica dei rifiuti solidi urbani;
    3. Affermare il ruolo de L’Aquila quale città della conoscenza e della ricerca. I vantaggi comparati dell’Aquila sono nella valorizzazione della ricca dotazione di capitale umano, delle produzioni ad alta tecnologia, della cultura, dell’ambiente, dei prodotti tipici, dell’artigianato di qualità. A partire da questi punti di forza, il Comune deve assumere il ruolo, finora disatteso, di direttore d’orchestra per “fare sistema”, per mettere a fattor comune le energie degli enti pubblici e dei soggetti privati nell’intento di realizzare iniziative condivise e rilevanti di crescita del comprensorio. Il Comune deve in tal senso sostenere l’iniziativa delle Università abruzzesi per una legge regionale per la Ricerca&sviluppo. L’Università deve svolgere un ruolo centrale per la creazione di un sistema di relazioni tra pubblico e privato che rappresenta uno dei fattori chiave di successo per lo sviluppo del territorio. La conoscenza deve essere trasformata in attività produttive per via dell’innovazione (spin off) e la presenza di risorse umane di qualità potrà permettere l’attrazione di investimenti diretti esteri (IDE) che, sull’esempio della Micron, potranno generare effetti di trasferimento geografico dell’innovazione tecnologica (spillover). Azioni specifiche devono riguardare la promozione delle risorse tipiche del territorio. Praticamente inespresse risultano essere, ad oggi, le potenzialità del turismo, dell’enorme patrimonio del Gran Sasso e del patrimonio storico, artistico e culturale, in un’ottica di integrazione con la filiera dell’agro-alimentare e dell’artigianato;
    4. Far rispettare l’impegno regionale per il riequilibrio territoriale. Sul dualismo territoriale, la Regione ha finora eluso il punto fondamentale della coerenza tra dichiarazioni di principio e risorse, tra programmi e strumenti per realizzarli. La politica non perde occasione per sottolineare la necessità del riequilibrio tra le aree costiere e quelle interne, ma finora poco o nulla è stato fatto. Le politiche regionali sono tali da penalizzare le aree interne e da favorire le più forti; un trend non certamente irreversibile e che deve essere arrestato con una legge speciale per L’Aquila. Riconoscere la specificità della provincia interna significa destinare risorse aggiuntive alla soluzione della questione del dualismo territoriale. Il riequilibrio non è questione di campanile, ma costituisce un interesse generale dell’Abruzzo. I fondi strutturali europei hanno fallito l’obiettivo del riequilibrio, e lo sforzo della Regione non è sufficiente a contrastare dinamiche economiche che operano automaticamente per l’allargamento dei divari tra territori. Iniziative specifiche devono riguardare la promozione del distretto farmaceutico e le infrastrutture materiali (strade, ferrovia per Roma, aeroporto) ed immateriali (banda larga, servizi alle imprese) per rompere il grave isolamento dell’Aquila sia dalle direttrici dorsali appenniniche (Nord-sud) che da quelle mediterranee di futuro sviluppo (Est-ovest).
    Per combattere lo spopolamento, per bloccare la fuga di cervelli, per attrarre nuove imprese hi-tech e nuovi talenti, per inventare nuove attività produttive, per promuovere veramente il turismo, occorre puntare alla valorizzazione congiunta di risorse ambientali e culturali, di ricerca e innovazione, di pubblica amministrazione e servizi alle attività produttive, di infrastrutture materiali ed immateriali, di strutture assistenziali. Tutto ciò non costituisce una naturale evoluzione di trend spontanei di sviluppo, ma può essere l’esito possibile di politiche coraggiose. La comunità aquilana lo reclama ed occorre farlo nell’interesse di tutti gli abruzzesi.
    Per costruire un programma realistico e rilevante, per realizzare le priorità elencate, non vediamo alternative alla costruzione di un Movimento per L’Aquila che abbia la finalità di fare sistema e contribuire al recupero del ruolo politico della città nell’ambito regionale.
    Il Movimento per L’Aquila vuole coinvolgere i migliori aquilani e promuoverne l’impegno politico finalizzato ad un progetto di rilancio della città.
    Questo sforzo razionale equivale ad illuminare (anche nel senso letterale del termine) e sprigionare le energie del comprensorio proiettandole verso una dimensione meno rassegnata ed una dimensione del vivere come comunità moderna, che sappia ritrovare la voglia di fare e dunque la via dello sviluppo economico e civile.
    E’ tempo di organizzarsi, di decidere del proprio futuro. Il futuro dell’Aquila non è di destra e non è di sinistra. Il futuro dell’Aquila deve essere dei nostri figli. Per riappropriarci del nostro futuro, dobbiamo tutti insieme mettere a punto progetti possibili e di grande impatto per lo sviluppo de L’Aquila.
    Se facciamo finta di nulla, se continuiamo a distrarci, la città subirà un veloce declino, anche le migliori persone cederanno ed accetteranno la piccola Aquila, così come diverrà, non come tutti noi vorremmo che fosse.
    Altre volte, nel corso della storia, la città ha conosciuto periodi di grande difficoltà, ai quali sempre la comunità aquilana ha saputo reagire.
    Si può fare, dobbiamo farlo.

    Amministratore @ 17:18
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