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    MpL: linee guida per un distretto culturale aquilano

    Posted on mercoledì 12 aprile 2006


    1-La ‘decadenza’ della città

    Il declino aquilano è oggetto, da anni di diversi interventi analitici di politici ed osservatori. Anche l’MpL è intervenuto sull’argomento, con un’articolata analisi cui si rinvia (vedi Manifesto politico, www.mpl.it).
    Decadenza le cui cause sono attribuibili, tra l’altro, alla ‘scarsa aquilanità’ della nostra classe dirigente politica ed economica. Riteniamo che tale impostazione della discussione, che sicuramente ha dei fondamenti, è però fuorviante e utile esclusivamente alla conservazione di quella stessa classe dirigente che se ha una colpa è quella invece di non aver saputo e non aver voluto (per interesse e provincialismo) rispondere adeguatamente alle trasformazioni in atto nella società.
    Quali trasformazioni? Crediamo che L’Aquila, lungi dall’autorappresentarsi simbolicamente come città ai margini del mondo e delle sue dinamiche, è in realtà pienamente inserita nelle stesse: il carattere globale e post-fordista dell’economia, con la crescente de-industrializzazione che caratterizza i paesi di vecchia industrializzazione; il venir meno del tessuto sociale di riferimento dello scorso secolo; il ‘paradigma tecnologico’ che stravolge linguaggi e culture; la crescente selvaggia urbanizzazione che distrugge le culture rurali ma anche le culture urbane di un tempo; il dilagare del consumismo. Questi sono solo alcuni dei tratti che consideriamo distintivi della società moderna. Se vogliamo concederci un’immagine simbolica, la chiusura delle fabbriche e il dilagare degli ipermercati sta a dimostrare che L’Aquila è perfettamente nel gorgo di questa modernità. Da essa si fa trasportare passivamente, subendone le criticità e senza sfruttarne le occasioni.
    E questo è il problema principale della città.
    Per invertire la tendenza una vera classe dirigente dovrebbe dunque innanzitutto finirla di battibeccare strumentalmente su chi è più aquilano e comprendere le ragioni strutturali della crisi.
    Se non si coglie il carattere e la complessità delle trasformazione sarà difficile coglierne le opportunità, che sono tante, anche in relazione a quello che sono le potenzialità della città.
    La città ha bisogno di una serie di innovazioni strategiche. L’ipotesi che facciamo, la creazione di un distretto della cultura, va in questo senso, perché coglie alcuni mutamenti in atto nella società – immaterialità dell’economia, centralità degli aspetti culturali nella creazione del valore – prospettando una risposta che vede nella valorizzazione dei beni culturali e dell’industria culturale uno degli strumenti per rilanciare lo sviluppo del territorio.

    2-La non-valorizzazione di qualsiasi cosa
    Qui non si tratta di idee o di progetti errati ma semplicemente della totale mancanza degli uni come degli altri. Un problema di assoluta inadeguatezza della classe dirigente. Anzi, inadeguatezza è un concetto troppo generoso per la sua relatività. In realtà , infatti, qualsiasi fossero state le condizioni "esterne" la nostra classe dirigente sarebbe risultata comunque inadeguata, per pura incompetenza e mediocrità.

    3-La mancanza di una qualsiasi sistemicità
    In questa città nulla è sistemico, tanto meno le iniziative culturali o turistiche. Ogni soggetto campa della propria quotidianità (e del proprio amico in consiglio comunale o regionale, ecc…), sordo a qualsivoglia esigenza di sedersi a un tavolo e pensare a come creare quel valore aggiunto che da soli è difficile ottenere. Si spara in aria, a caso, sperando che per caso passi qualche beccaccia. Quel che conta è che a sinistra come a destra un mondo di parassiti continui a mangiare grazie al rapporto con la politica, in cambio di voti. In tal senso un distretto (connubio di regole formali e scambio informale di conoscenze che creano il famoso valore aggiunto) può dare il carattere di sistemicità che manca al mondo del turismo e della cultura.
    Oltretutto in un settore come quello culturale il distretto potrebbe offrire una valida opzione competitiva nei seguenti aspetti:
    – attrazione di capitali privati
    – marketing territoriale, promozione all’esterno del comprensorio aquilano
    – infrastrutture (materiali, tecnologiche, portali, ecc…) . Es. quale ente da solo può permettersi oggi di costruirsi una rete wireless? Forse l’ateneo. E gli altri?
    – sostegno alle piccole realtà territoriali. (Il comune di Barete avrà non poche difficoltà a dotarsi di un sito per la promozione turistica…)
    – sostegno all’imprenditoria giovanile nel settore culturale
    – fondi europei & finanziamenti in genere. Per la serie uniti si vince.

    4-Università/cultura umanistica

    Il ritornello vuole che L’Aquila debba valorizzare la sua Università. Bene, speriamo si passi dalle parole ai fatti. Detto questo però il ritornello della valorizzazione contempla Medicina, Ingegneria, qualcosa di Scienze, la nuova Biotecnologie… e basta. Lo stesso rettore quando pensa agli spin-off nemmeno prende in considerazione l’ipotesi che anche dal settore umanistico possa uscir fuori qualche cosa. L’Aquila possiamo contare anche su: una Facoltà di Lettere&Filosofia che sforna laureati nelle più svariate materie (dai classici filosofi ai laureati in comunicazione a quelli in beni culturali (tu guarda le coincidenze…); una rinomata Accademia dell’Immagine (già dotata tra l’altro di una importante struttura quale l’Abruzzo film commission); un rinomato conservatorio; l’Accademia delle belle arti; enti culturali di prim’ordine; e via discorrendo…
    Insomma, se non è capitale umano questo…. Un capitale umano che può fare da volano non solo alla ‘classica’ valorizzazione delle risorse artistiche&co (in ogni caso assente e da rimettere in piedi) ma anche alla promozione del territorio aquilano quale polo di produzione culturale, polo dell’industria della cultura. Ora il termine culturale può essere talmente ampio da sembrare troppo fumoso. Cultura è anche la promozione dello zafferano… Ed in effetti lo è. Ma occorre puntare anche all’industria culturale in senso stretto e in tal senso le possibilità sono molte…

    Valorizzazione: si potrebbe pensare ad esempio a una filiera dell’archeologia
    Ma anche produzione: dalla filiera del cinema&dello spettacolo, dall’editoria, l’editoria digitale (si pensi solo alle possibili interazioni tra corso di laurea in informatica e il settore umanistico, le nuove tecnologie aprono al mondo della cultura una spazio sconfinato di sperimentazione… e di investimento.. ed in cui la nostra città avrebbe il capitale umano per giocarsi una partita importante.
    Facciamo un esempio molto concreto: l’UE impegnerà nei prossimi anni una parte delle sue risorse destinati alla cultura nello sforzo di "digitalizzazione del sapere". Tradotto in soldoni significa che spenderà centinaia di milioni di euro per progetti che vedano coniugata l’hi-tech e la cultura, il mondo dei libri e delle biblioteche. Siamo ragionevolmente certi che altre realtà (Università, comuni, ecc…) avranno già drizzati le orecchie per approfittare di questa opportunità non solo per valorizzare la loro di biblioteca, ma anche per usare i propri "cervelli", per fare impresa, per innovare, per produrre know-how, ecc… E siamo altrettanto ragionevolmente certi che L’Aquila (sia la facoltà di lettere, che l’assessorato alla cultura) sono totalmente all’oscuro di tutto ciò. E’ solo un esempio. Probabilmente se ne potrebbero fare a decine.

    Insomma, si potrebbe fare di cose…

    Puntare sulla cultura significa costruire un modello di città diverso con una diversa articolazione  del territorio, nuovi servizi. Non solo valorizzazione ma diventare uno snodo dei fenomeni culturali e di costume (fenomeni ormai di natura anche economica e commerciale) del Paese e non solo. E le due cose probabilmente si sosterrebbero a vicenda.
    Un distretto forse permetterebbe di coniugare e coordinare al meglio le diverse fasi: istruzione, formazione, ecc… Così non devo più vedere la provincia o la regione buttare soldi per corsi di fotografia… e di scarsissimo livello.

    Tra l’altro pensiamo che sarebbe utile per la città investire sull’industria della cultura anche per la particolare connotazione geopolitica della città. Insomma, l’aquila non è Manchester.. ha il parco, ha la natura e quindi forse l’industria della cultura meglio si addice al nostro territorio.

    Su queste linee guida, riteniamo, si possa costruire un’ipotesi di "distretto culturale" a L’Aquila, per L’Aquila

    danko @ 10:01
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