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    Morte sul lavoro

    Posted on venerdì 30 novembre 2007

    CHIETI – Morire di lavoro a 57 anni, dopo aver vinto, solo pochi giorni prima, una causa per poter essere reintegrato sul posto di lavoro dopo dieci anni di disoccupazione, passati ad arrangiarsi con lavoretti saltuari. Come quello di ieri mattina, nella palazzina in via Nicola Da Guardiagrele al numero 13, dove era stato chiamato per risistemare un’antenna.
    Bruno D’Intino, 57 anni di Chieti, divorziato, padre di tre figli (due donne e un maschio) è morto poco dopo le 10 di ieri mattina: ha messo i piedi sopra una botola ricoperta di cartongesso che ha ceduto facendolo precipitare nella tromba delle scale. Un volo di sette, otto metri, che gli è stato immediatamente fatale. Aveva due passioni, Bruno D’Intino, il sociale e la politica. Era un volontario Avis, uno dei più presenti nella sezione teatina, ed era un attivista di Alleanza nazionale, partito con il quale si era presentato anche alla carica di consigliere comunale. Era felice per aver vinto la causa che lo reintegrava sul posto di lavoro, nella clinica privata Villa Pini d’Abruzzo, che avrebbe dovuto pagargli anche un indennizzo. Una felicità di cui ha potuto godere solo per sette giorni. Pensava di aver risolto finalmente i suoi problemi economici, quelli che lo costringevano ad accettare lavoretti di ogni tipo, anche senza regolare contratto. Come quello di ieri: una centralina di un’antenna che funzionava male, un incarico da niente per lui che era esperto nel settore, che invece si è rivelato fatale. Chi lo conosceva lo ricorda con grande affetto. Come il presidente della sezione dell’Avis di Chieti, Tullio Parlante, che lo aveva tra i suoi più stretti collaboratori, nel direttivo dell’associazione. “Era una persona di grande disponibilità e propensione ad aiutare chi ha bisogno – dice Parlante – le sue sfortunate vicende occupazionali, anziché costringer lo a pensare più a se stesso, lo avevano spinto a dedicarsi maggiormente alla nostra associazione, visto che di tempo libero ne aveva. Di lui, all’Avis, non possiamo che avere un ottimo ricordo”. Lo ricorda anche il vicepresidente del Consiglio comunale, Umberto Di Primio, che, in una nota, parla di “destino beffardo, ingiusto e crudele” quando ha scritto la parola fine sulla storia di un “uomo buono di indescrivibile dignità e lealtà, come raramente se ne incontrano”. Di Primio pone l’accento sulla difficile storia occupazionale dell’amico di partito. “Era un uomo che non doveva morire. Soprattutto adesso – scrive -. Non adesso, dopo anni passati a penare per il suo ingiusto licenziamento, a sopportare umiliazioni e difficoltà, sempre affrontate a testa alta. Non adesso, proprio adesso, che, finalmente, aveva ottenuto giustizia, aveva vinto la sua guerra, aveva finalmente visto risorgere il sole sulla buia storia che, suo malgrado, lo vedeva protagonista”. Il consiglio comunale, riunito ieri a palazzo d’Achille, ha deciso di sospendere la seduta in segno di lutto, non appena la notizia della morte ha iniziato a circolare tra i banchi dell’aula consiliare.

    Arianna Iannotti

    MpL Comunicazione @ 11:47
    Filed under: News MpL

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