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    Monti chiude la trattativa sul lavoro. CGIL: sciopero

    Posted on mercoledì 21 marzo 2012

    Il Governo chiude sull’art.18, anche se la CGIL è contraria alla riforma. «L’articolo 18 nella nuova formulazione si applicherà a tutti lavoratori» – dice Monti. E poi aggiunge che nonostante il no della Cgil l’art.18 «non è più sottoposto ad analisi nella prossima riunione (finale, ndr) di giovedì» alle 16 con le parti sociali, ha spiegato il premier, per stilare la versione finale. «Nessuno oggi ha potere di veto».  E’ tosto Monti, stanco della melina della CGIL  dopo il vertice sulla riforma del lavoro che si è concluso in serata tra parti sociali e Governo.  La riforma del mercato del lavoro, ha detto SuperMario, «farà parte delle nostre spiegazioni all’economia internazionale. Ho tenuto a chiudere e ci siamo riusciti prima della mia partenza del viaggio in Corea, Giappone e Cina». A questo punto bisognerà decidere un aspetto non di poco conto, ovvero con quale strumento legislativo si andrà avanti. Quindi delega per la riforma o decreto legge, si vedrà. Per questo ci sarà un ulteriore incontro con Napolitano mercoledì mattina. Monti ha comunque riferito in conferenza stampa di avere già informato il capo dello Stato del buon esito della trattativa». Monti ha aggiunto che ora nessuna impresa potrà addurre l’alibi dell’art.18 per non investire in Italia.   Non ci sarà, ha detto Monti, un accordo firmato tra governo e parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro, è il momento di mettere da parte la «cultura consociativa» che nel passato ha privilegiato le intese, scaricandone il costo sulla collettività.

    Nel nuovo testo licenziato da Governo e sindacati (meno CGIL) il licenziamento discriminatorio «è nullo, è come non fosse mai avvenuto» per qualunque tipo di impresa, anche quella con meno di 15 dipendenti fin qui esclusa dalle tutele per l’articolo 18. Per i licenziamenti economici, per esempio nel caso di crisi dell’azienda ossia per «una ragione oggettiva», è previsto solo un indennizzo da 15 a 27 mensilità. Per i licenziamenti disciplinari è il giudice che decide: o il reintegro, nei casi gravi, o una indennità al massimo di 27 mensilità, tenendo conto dell’anzianità del dipendente allontanato. È stata inserita anche una tassa sul licenziamento pari a un mese e mezzo di retribuzione. Il contratto a tempo indeterminato sarà «dominante» con il rafforzamento dell’apprendistato per l’ingresso nel mercato del lavoro. Saranno penalizzati i contratti a termine (ad esclusione di quelli stagionali o sostitutivi) con un contributo aggiuntivo dell’1,4% da versare per il finanziamento del nuovo sussidio di disoccupazione (oltre all’1,3% attuale). Per i contratti a termine non saranno possibili proroghe oltre i 36 mesi.

    Dura reazione della CGIL –   Quella illustrata dal Governo alle parti sociali sull’articolo 18 «è una proposta totalmente squilibrata». Lo ha detto il leader della Cgil, Susanna Camusso, spiegando che dalla sua organizzazione è arrivato un “no” perché con l’introduzione dei licenziamenti facili, soprattutto quelli per motivi disciplinari, «viene meno l’effetto deterrente». Il segretario della Cgil ha aggiunto: «Ci pare che sia venuta meno l’universalità degli ammortizzatori», sottolineando che ad ora «non abbiamo ancora in mano un testo uno». L’accusa: «Tutte le volte che questo Governo – più attento al mercato che alla coesione sociale – ha preso provvedimenti gli unici che subiscono le dirette conseguenze sono i lavoratori». Quindi, «è evidente che noi faremo tutto ciò che serve per contrastare» la modifica dell’articolo 18 e «tutte le mobilitazioni che riterremo necessarie». Scioperi quindi.

    MpL Comunicazione @ 11:12
    Filed under: News MpL

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