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    Montezemolo, Luca Cordero di

    Posted on mercoledì 30 maggio 2007

    Dopo la tornata amministrativa il discorso del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, assume un diverso significato. Era stato accolto con fastidio da tutta la classe politica, o quasi, come un’anticipazione della sua personale discesa in campo analoga a quella di Berlusconi nel 1993-94. Qualcuno più malizioso lo aveva interpretato come una congiura del mondo economico nella prospettiva di un governo tecnocratico e neo-centrista che facesse giustizia di un sistema politico inefficiente.

    Che la Confindustria abbia molto da ridire sul Governo Prodi, non è certo una novità. Ma ciò che ha lasciato sorpresi delle reazioni di molti politici al discorso del Presidente di Confindustria è la totale assenza di argomentazioni. Montezemolo ha presentato un’analisi, condivisibile o meno, ma certamente più documentata di tante altre. Un’analisi spietata che fa risalire al cattivo funzionamento della politica e del collegato sistema pubblico buona parte dei mali italiani, un’analisi che meritava una risposta articolata, da parte del Governo, invece che battute da Bar dello Sport.  Nessuno ha contestato nel merito Montezemolo, ma molti politici di primo piano lo hanno invece insultato, ad iniziare da Prodi.

    Eppure Montezemolo ha detto cose avvertite dalla grande maggioranza degli italiani, come osservato da Rutelli e Fassino. E’ evidente che la “crisi della politica” è il grande ed irrisolto male italiano.  C’è una crisi da febbre, sintomatica, che tutti colgono che è una crisi del tutto contingente connaturata alla natura policroma della coalizione al governo. Il risultato delle elezioni è sintomatico: il centro-sinistra vince solo all’Aquila!  Una parte della paralisi decisionale che attanaglia oggi l’Italia dipende dalla mancanza dei numeri al Senato, certamente, ma soprattutto dall’incapacità della maggioranza di “costituzionalizzare le estreme” (per dirla alla Montezemolo maniera). Nessuna democrazia può funzionare se i partitini alle ali estreme della maggioranza governante non rispondono ad una qualche disciplina della maggioranza relativa e finiscono per avere un ruolo determinante nella costituzione dell’indirizzo politico del Governo.  È dalla nascita del governo che Prodi combatte con le ali estreme, per niente addomesticate, con effetti devastanti per i consensi ad un esecutivo che non riesce a decidere su nulla di rilevante. Montezemolo ha parlato di mancata costituzionalizzazione, altri possono vederla in modo diverso, ma i cittadini possono rendersi conto da soli dell’attuale situazione: politica delle infrastrutture e dell’energia, politiche fiscali, politica estera, e così via dicendo, sono tutte materie rilevantissime che risentono della mancanza di omogeneità nella coalizione di Governo. Cosicché, fra pochi giorni, una parte del Governo Prodi riceverà il presidente degli Stati Uniti, partecipando contemporaneamente ad una manifestazione di piazza contro di lui.

    Ma a parte la crisi congiunturale, ed i suoi aspetti di colore, c’è una crisi più profonda e strutturale del sistema politico italiano. La politica italiana vive una crisi strutturale. Il bipolarismo non è mai decollato, la Seconda Repubblica è stata uccisa nella culla, per noi è stato un miraggio degli anni Novanta. Adesso che la speranza di cambiare la politica è svanita,  ci ritroviamo ancora a vagare fra i sugheri e vecchi arnesi della Prima Repubblica, senza che siano in vista vere soluzioni.
    Gran parte dei mali attuali della politica sono segni di una crisi di sistema a cui non sappiamo indicare alcuna via d’uscita. Le democrazie non cambiano da sole e non cambiano perché sono in crisi: possono restare in quella condizione di “abulia democratica”  per decenni, mentre trascinano alla rovina il Paese. Le democrazie possono però cambiare se un grande leader coglie importanti opportunità di cambiamento proponendo e realizzando grandi progetti. All’Italia stanca di Prodi e Berlusconi mancano un De Gasperi ed un De Gaulle,  leader davvero all’altezza della nuova situazione. Che sia una rivoluzione neo-liberale o neo-socialista, l’Italia abbisogna di una rivoluzione, di un radicale cambiamento delle regole del gioco.

    In fondo il bistrattato Montezemolo questo ha detto: politici, battete un colpo. Decidete e fate qualcosa. Basta con la strategia dell’attendismo.  Gli imprenditori sono stati capaci in regime di Euro (senza le svalutazioni competitive) di riconquistare i mercati internazionali, con grande fatica. Ora si chiedono perché debbano essere finanziati enti inutili come le Province, auto blu e rapaci consiglieri, Comunità montane sul mare, funerali gratis ai politici veneti. Montezemolo ha chiesto, come chiedono i 2/3 degli italiani, se la politica serve solo a perpetuare sé stessa o piuttosto non debba dedicarsi a quello che si definiva il bene comune. Più libertà, più apertura, più merito, più concorrenza, sono le parole d’ordine delle grandi democrazie. L’Italia fa invece eccezione. La competenza, il merito, il successo internazionale, la capacità di analisi critica, son tutte virtù vissute dai politici quasi con fastidio. Il diritto di critica è lontano dall’abito mentale della politica italiana, che lo vive quasi come concorrenza sleale se viene da chi politico di professione non lo è. Per questo ora ci ritroviamo, dopo un lungo giro, di nuovo al punto di partenza della Prima Repubblica, alla crisi di sistema così come l’abbiamo vissuta alla fine degli anni Ottanta.

    E’ il popolo, e non la Confindustria, che deve scegliere i governanti, ma sono le élite che devono trovare le soluzioni tecniche e politiche valide per dare soddisfazione alle aspirazioni del popolo. Da almeno dieci anni mancano soluzioni tecnicamente adeguate per realizzare, con la politica, una qualche idea dell’Italia.

    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 10:53
    Filed under: News MpL

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