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    Meno male che c’ Rino

    Posted on martedì 2 giugno 2009

    Continuando così, la città rischia di non farcela. Nelle case non si rientra, sicuramente per disagio psicologico, ma anche per i macroscopici errori nell’elaborazione delle schede, che ufficializzano una C per una A, o una E (responso diffusissimo?) per una B; alla Reiss Romoli, d’altra parte, quartier generale della Protezione civile, si respira un’aria da film di fantascienza, un formicaio di giovani intenti ad inserire dati su dati, mentre squadre corpose di tecnici si aggirano nell’attesa del prossimo sopralluogo, ma fatti concreti e dati veloci, molto pochi.

    Il tutto passa poi all’amministrazione comunale, che "ufficializza" gli elenchi, non prima di piccole rielaborazioni da parte del Sed, la società d’informatici, partecipata al 51% dal comune dell’Aquila, che spesse volte continua a sorprendere nuovamente il cittadino che, convinto di poter rientrare a casa, a distanza di settimane ancora non ci riesce, pur avendo una certa, ed invidiabile A! Non va meglio, a chi decide di spendere in città, pur stando sulla costa, magari a casa propria o pure in affitto. In quei pochi supermercati aperti, la merce scarseggia, i dipendenti a turno cercano di tenersi stretto il posto, ma già temono il peggio, visto che la spesa non la fa praticamente nessuno; ed il cerchio si sta stringendo intorno ad una crisi senza eguali, dove al di là dei proclami, non si vede la via per recuperare uno straccio di normalità. Chi ha chiesto la cassa integrazione, si preoccupa a ragione perché tra qualche mese già sa, di perdere il lavoro, succede nella più importante libreria cittadina, che fino ad oggi ha lavorato con le scuole e l’università, ma è sicura che oltre alla parentela stretta, possibilità di stipendio per tutti non ci saranno. Anche le calzature, gestite dal più noto esercente aquilano, rischiano una caduta libera nelle vendite, perché il titolare ha già reso tutta la merce estiva, potendo offrire ad oggi, nell’unico negozio agibile, solo qualche rimanenza, e addio a tutte le buone intenzioni di chi vuole "comprare aquilano". Sintomi pericolosi, soprattutto se arrivano da esercizi cittadini storici e solidi, e campanelli d’allarme che non si possono ignorare, pena, la possibilità di guardare con un po’ di ottimismo alla ripresa.

    Chi vuole muoversi da solo, lo fa tra mille difficoltà, e non trova certo la strada spianata da questa amministrazione comunale, che invece di semplificare le pratiche, le sta ignobilmente complicando. Accade infatti anche ai costruttori, che pur avendo a disposizione degli appartamenti, pur volendo metterli a disposizione, pur non volendo fare gli sciacalli, (che in giro rifrollano, senza che nessuno ponga un freno), e pur volendo iniziare i lavori di rifacimento delle strutture, per di più a spese proprie, trovano la strada sbarrata dalla burocrazia, mai così incarognita come in questo tremendo frangente; per cui la A o la E che sia, purché ufficializzata sopra un pezzo di carta se la sognano e basta, e non si illudono con i vari proclami, che vedono lo Stato, come un grande padre magnanimo e dalle spalle grosse, accollarsi tutte le spese, ma chi ci crede? C’è chi ha scelto la strada più corta, si è trasferito proprio o sulla costa o altrove, e lì sta ricominciando da zero. Per chi vuole restare, il futuro si addensa maligno al di là delle più rosee aspettative, che vedono la città tappezzata di slogan incoraggianti, calati però, in una realtà che di reale non ha nemmeno i contorni. Chi può deve tornare all’Aquila, e subito, chi non può, ha diritto ad un tetto sopra la testa, e chi di dovere, non può non garantirlo in tempi stretti. Le chiacchiere se le porta il vento. La sensazione è di essere stati colonizzati e poi militarizzati, e sbirciando tra i Corpi che hanno messo le tende, vedendo le colate di cemento, s’intuisce che non se ne andranno certo tra qualche mese. Bisogna riprendersi la propria città, ricominciare a viverla, e se mai si comincia, mai si capirà l’aria che tira, per poi far sentire le proprie ragioni a cominciare dalla necessità di istituire una zona franca, all’Aquila, senza la quale è inutile pensare al futuro. E’ ovvio che se la città continuerà ad essere spettrale, in particolar modo la notte, e ci si ritrova sempre tra i soliti quattro fessi a dire sempre le stesse cose, non si andrà da nessuna parte, meno male che c’è Rino, gestore della famosa trattoria a San Marciano, che si aggira indaffarato e che è pronto a riaprire nei pressi di Piazza d’Armi: "Farò gli strozzapreti più lunghi di prima" promette allegro. Ce ne fossero di Rino in giro, soprattutto tra chi ha la pretesa di amministrare la città.

    Alessandra Cococcetta (L’Editoriale)

    MpL Comunicazione @ 08:57
    Filed under: News MpL

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