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    Manovre su Procura

    Posted on giovedì 31 luglio 2008

    Antonio Di Pietro scrive una lettera inquietante sull’inchiesta di Pescara. La pubblichiamo integralmente:

    "C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria, anzi d’antico", diceva Tito Livio, poi ripreso da Pascoli. Valeva allora e vale ora, con riferimento a quel che può accadere e che temo possa accadere anche ai magistrati della Procura di Pescara che si stanno occupando dello scandalo Sanità nella Regione Abruzzo.
    La storia giudiziaria, anzi, le "storie giudiziarie" – perché sono almeno due – che i magistrati pescaresi stanno cercando di ricostruire sono oramai note.
    La prima ipotesi accusatoria, ancora nella fase embrionale, riguarderebbe una storia di possibili "tangenti" che sarebbero girate sotto l’ombrello protettore della maggioranza di centrodestra della passata legislatura in occasione della "cartolarizzazione del debito pubblico regionale". Si parla in parole povere di un prestito bancario a lungo termine con tassi di interesse tali da permettere poi il "ritorno" di parte degli interessi alla politica locale o, meglio, ai "maneggioni" che gravitavano intorno ad essa.
    La seconda ipotesi accusatoria, più attuale, riguarda una girandola di "mazzette" che sarebbero state pagate a seguito della distribuzione delle risorse sanitarie ad alcuni imprenditori della sanità abruzzese, primo fra tutti tale Angelini che ora è diventato la "gola profonda" della Procura e sta raccontando fatti e misfatti che si sono verificati sotto la direzione della Giunta regionale abruzzese, ora a maggioranza di centrosinistra, e che ha portato in carcere anche l’attuale Presidente Ottaviano Del Turco.
    Fin qui la "storia", di cui i "mezzi di informazione" dovrebbero appunto "informare" l’opinione pubblica man mano che i magistrati ricostruiscono il mosaico ed il segreto istruttorio cessa di essere tale.
    Senonché ho il sentore che – anche questa volta – fra un po’ si comincerà più a parlare delle "pulci" da fare a questo o quel magistrato che sta svolgendo le indagini che delle "porcherie penali" commesse da chi ha abusato del suo ruolo per arricchirsi personalmente alle spalle del contribuente.
    Appunto, come dicevamo all’inizio: nulla di nuovo sotto il sole. Una storia già vista e rivista mille volte. Una tecnica collaudata. Accadde anche a me ai tempi di Mani Pulite e, più recentemente, ne sono rimaste vittime De Magistris e Forleo. Anche loro "colpiti" proprio nel mentre stavano sviluppando importanti inchieste relative a collusioni fra affari e politica.
    Come avviene – e come potrà avvenire anche per i P.M. di Pescara – la delegittimazione è semplice ma terribilmente efficace: si cominciano a riferire fatti privati di qualcuno dei magistrati inquirenti, si amplificano grazie ad una stampa amica, si comincia a mischiare il "vero" con il "verosimile", si ipotizzano "collegamenti" inesistenti ma "possibili", si sposta l’attenzione dal filone principale a quello secondario, si va a "ravanare" nei ruoli e nelle attività di parenti ed amici degli inquirenti, qualche "anonimo" qua e là e, soprattutto, qualche interrogazione parlamentare ben pilotata e ben pubblicizzata chiuderanno il cerchio, tanto, in Parlamento si può anche diffamare ma non si risponde mai del reato.
    Alla fine i ritagli di giornali – magari contenenti anche qualche intervista ben confezionata a qualche personaggio locale in cerca d’autore – saranno mandati da qualche manina ad altra Procura e agli organi disciplina del CSM che giustamente devono aprire un fascicolo, anche per non far vedere che si vuole proteggere i propri simili.
    Parte insomma la "fabbrica dei dossier" e per il malcapitato di turno non c’è niente più da fare: da cacciatore diventa preda. Dovrà fermarsi con le indagini che stava svolgendo per trovare il tempo e il modo di difendersi dagli attacchi.
    Certo, alla fine, se gli va bene potrà pure riuscire a dimostrare l’infondatezza dei dossier ma intanto la "causa principale", quella che il PM "testardo" stava svolgendo, si è fermata. D’altronde ciò è proprio il risultato che i "mandanti" del dossieraggio volevano e vogliono.
    Già, ma chi erano e chi sono costoro? Sempre quelli. Ancora tutti da decifrare e mettere a fuoco, muovendosi essi nell’ombra e come "ombre", ma certamente uniti da un unico comun denominatore: il dossieraggio e la delegittimazione scatta ed ha la forza di raggiungere il risultato ogni qualvolta il lavoro dei magistrati è "trasversale", a 360 gradi, e tocca entrambi gli schieramenti politici di destra e di sinistra. Appunto come il "caso Abruzzo" o come lo sono state le varie inchieste portate avanti da Clementina Forleo, da De Magistris e tanti anni addietro pure da me con l’inchiesta Mani Pulite.
    Allora, e solo allora, si registra uno strano connubio di "convergenze politiche di autotutela", del riconoscimento reciproco sbandierato ai quattro venti, di "pizzini" di solidarietà ai carcerati di turno, descritti sempre più come vittime e non come indiziati di gravi reati da mezzi di informazione accondiscendenti. A queste prime manifestazioni seguono poi le maldicenze su questo o quel magistrato, gli allarmismi esagerati ed esasperati, i dubbi che vengono "cacofonati" nell’opinione pubblica. Infine, l’attacco frontale, scontato anch’esso nel suo monotono cliché: è tutta una montatura politica voluta dal "partito dei giudici", è un attentato alla democrazia, bisogna fermare la magistratura militante, si devono allontanare i responsabili. Tutto all’insegna di un motto antico ma sempre valido, ribadito in questa legislatura da un noto esponente di Governo: bisogna colpirne uno per educarne cento.
    "E le stelle stanno a guardare", ammoniva Cronin.

    Antonio Di Pietro

    MpL Comunicazione @ 15:26
    Filed under: News MpL

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