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    Ma la Zona Franca?

    Posted on venerdì 30 settembre 2011

    Sulla Zona Franca Urbana per l’area aquilana siamo nella condizione scomoda di dover rimediare.  Non si doveva arrivare a questo punto, a trenta mesi dal sisma, ma a questo punto siamo arrivati. Disattenzione e qualche superficialità hanno portato alla nota lettera del 12 settembre della Commissione Europea che suona di fatto come una  bocciatura dell’istruttoria sin qui condotta.  “I dati presentati nello studio del 14 luglio 2011 –  riporta la lettera – non appaiono comprovare sufficientemente l’effettiva gravità e criticità della situazione economica nell’area proposta quale Zona Franca Urbana (ZFU), ossia il comune dell’Aquila, tali da rendere necessaria la misura in oggetto”. Quindi, per la Commissione, “la metodologia seguita per l’identificazione della ZFU sembra mancare di elementi statistici oggettivi che … giustifichino la scelta del comune dell’Aquila”.   Chi ha preparato le carte non sarebbe riuscito a convincere le autorità di Bruxelles sul fatto che L’Aquila versa in una situazione di profonda crisi. Una cosa difficilmente comprensibile per l’uomo della strada, considerato che L’Aquila è una città diruta ed in palese difficoltà economica, oltre che disgregata dal punto di vista sociale.

    All’Aquila operano una importante Università e talenti straordinari – molto apprezzati fuori Regione –  che, ove fossero stati coinvolti per tempo, avrebbero evitato questo stallo e l’ennesimo, ingiustificabile ritardo nel dare una risposta concreta alla rinascita sociale ed economica del comprensorio.

    I segnali che arrivano dal Governo e dai commissari alla ricostruzione, seppure tardivi, sono peraltro incoraggianti: il Presidente del Consiglio si è fatto promotore di una decisa azione politica presso la Commissione Europea per sbloccare la ZFU aquilana che dovrebbe dare, speriamo, i suoi frutti. E che non si perda altro tempo, perché l’avviamento operativo della ZFU è cosa importante per L’Aquila.  Ove la Zona Franca sia rapidamente approvata, i benefici saranno consistenti: per i prossimi cinque anni, l’area aquilana potrà beneficiare di una fiscalità di vantaggio per le piccole imprese che si insedieranno nel territorio (solo comunale?)  e di altre importanti misure di sostegno dello sviluppo economico e di creazione di nuova occupazione. L’obiettivo finale è quello di costruire un tessuto produttivo endogeno, destinato ad essere duraturo rispetto al mordi e fuggi di aziende, troppe volte avvenuto nel passato. Ciò rappresenta un’opportunità soprattutto per le giovani generazioni, consentendo nuova occupazione e la creazione di una classe produttiva locale.

    La ZFU non è peraltro la soluzione finale. E’ un ottimo strumento per le piccole aziende nuove, mentre appare penalizzante per le aziende già operanti nell’area interessata dal provvedimento (per le quali varrebbe il de minimis).  Molti imprenditori hanno abbandonato il campo dopo il sisma, e molte attività stentano a ripartire, soprattutto per la mancanza di infrastrutture, liquidità, idee chiare sulle prospettive future, di leggi e ordinanze comprensibili, rapide ed efficaci.   Tornando alla ZFU segnaliamo le enormi difficoltà nel reperire, nell’ambito delle attuali aree industriali, sia terreni che strutture coperte dove insediare i nuovi opifici. Molte aziende rinunciano già oggi ad insediarsi nell’aquilano sia per l’ottusità della burocrazia locale sia per la grave carenza e la saturazione di terreni a destinazione industriale.  La ZFU non potrà in alcun modo esplicare le proprie potenzialità senza un ampliamento, da realizzare con logiche d’urgenza, delle aree industriali (valorizzando pure quelle dei comuni limitrofi, come Scoppito, Tornimparte, ecc.) e senza una vera accelerazione e semplificazione di tutte le procedure amministrative.

    Non vogliamo sottovalutare il grande significato della ZFU, ma neppure trascurare le difficili condizioni che potrebbero depotenziare l’importante strumento, oppure ingiustamente danneggiare le imprese già attive. Speriamo che anche su questi aspetti non si proceda con la sconcertante approssimazione alla quale   la “magamacchina” alla ricostruzione ci ha purtroppo abituati.

    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 08:07
    Filed under: News MpL

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